Giorni roventi

(Il mio gridar contro l'attrito del vivere)

Stai tu, Vita,
a arrovellarmi le ore.
Ne hai piacere
a mettermi innanzi
a mille difficoltà?
Non voglio per gli altri
pericoli e disgrazie,
non voglio per me
strade dissestate
dove, io intirizzito,
possa inciampare
in crepe scoperte
di puzzolenti odori
d'orribili intestini.
Gemo all'andar
per sguardi e sentieri
ancor vergini d'amore
e incontro al destin
che corrode le ore.
.
Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.

In questa lirica di Cesare Moceo, il simbolismo si muove su un binario di crudo realismo esistenziale. Analizzando i nuclei semantici principali del testo, si nota che il poeta vede "La Vita come Aguzzina": La personificazione della Vita non è quella di una madre benevola, ma di un'entità che "arrovella" e mette alla prova. Il termine "arrovellare" suggerisce un tormento interiore, simile all'azione del calore che consuma.
L’Inciampo e la Fragilità: L'immagine dell'uomo "intirizzito" (contrasto termico con i "giorni roventi") che cammina su "strade dissestate" simboleggia la precarietà del percorso umano. Le "crepe scoperte" rappresentano le vulnerabilità che la vita espone senza pietà.
L'Interiorità Esposta: Il riferimento agli "orribili intestini" e ai "puzzolenti odori" è una metafora viscerale della sofferenza. Moceo rifiuta l'estetizzazione del dolore: il male di vivere non è nobile, ma è qualcosa di organico, degradante e "sporco".
Solidarietà nel Malessere: L'autore specifica di non volere "per gli altri pericoli e disgrazie", elevando il suo lamento individuale a una riflessione etica universale sulla condizione umana.