Giovanili fatiche
Rimanevo spesso
senza parole
dopo averle seminato
nei giardini dell'oratorio;
e quella semina
trasformava il mio dire
in qualcosa d'intimo,
che non si vedeva,
in ragazzini avvolti
nelle sfortune del vivere.
Così, anonimo, ho concimato
tante terre aride
in anime invisibili
che stavano per seccare.
E nessuno ha mai immaginato
che i germogli che crescevano
ero io che li abbeveravo.
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Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.
Bellissimi versi quelli di Cesare Moceo, il poeta di Cefalù, che con "Giovanili fatiche" dipinge un ritratto delicato del volontariato e dell'impegno silenzioso.
La sua è una "pedagogia del nascondimento":
La semina: Le parole non sono gettate al vento, ma piantate nei "giardini dell'oratorio", luogo simbolo di crescita e accoglienza.
L'anonimato: Il valore del gesto sta proprio nel non rivendicarlo. Il poeta concima "terre aride" e "anime invisibili" senza cercare il plauso, diventando lui stesso l'acqua che disseta i germogli altrui.
L'intimità: Il dire si trasforma in fare, un passaggio che rende la parola solida e trasformatrice per chi vive nelle "sfortune del vivere".
È una poesia che celebra chi lavora dietro le quinte per il bene degli altri, un tema caro alla letteratura contemporanea siciliana e alla poetica di Moceo, spesso focalizzata sull'umanità e sul territorio.