Gli avanzi dell’amore
Sono rimaste le briciole sul letto,
come ostie spezzate
da una bocca troppo affamata.
Le lenzuola disfatte
sono il mio altare sconsacrato,
odorano ancora di pelle e di resa,
di mani che hanno pregato
nel punto esatto dove il sangue
batteva più forte.
Ho raccolto i tuoi silenzi
come reliquie di un santo impuro,
li ho messi sotto la lingua
per sentire se bruciavano ancora.
Bruciano.
L’amore consumato lascia ossa,
lascia un respiro spezzato sul pavimento,
una confessione mai detta
che mi cresce nelle vene
come una follia lucida.
Sì, sono folle
ma è nella follia che ti vedo nudo,
angelo caduto dal mio petto,
con le ali impastate di desiderio.
Le mie mani non tremano più.
Hanno imparato la liturgia dell’abbandono,
hanno lavato via il tuo nome
dal mio sangue
senza smettere di sanguinare.
Ora cammino tra gli avanzi dell’amore
come una superstite orgogliosa:
ogni ferita è una preghiera aperta,
ogni cicatrice un vangelo inciso sulla pelle.
E ho capito
che ciò che resta
non è cenere,
ma una rivelazione ardente:
Dio passa anche dalle rovine
e mi chiama viva.