Altrove si liberano le vele
e le terre perseverano
ad apparire
spalancando lontananze
nell'eco di conchiglie.
Nel mio dire marino
si è disciolto il dolore
dischiuso dagli orizzonti
che disegnano le ombre,
ho allevato i silenzi come fratelli
mantenendo la notte negli occhi
per riconoscere disabitati i luoghi.
Ho per saluto un bacio
da liberare stanotte
sulle scie dense del buio
che sospinge le barche‐fantasma
che attendono nelle mie stanze.
2 aprile 2012
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