I miei diciotto anni

I miei 18 anni non
li dimenticherò mai.
Ho conosciuto un dolore
così straziante
che mai avrei immaginato
potesse toccarmi,
un pezzo di vita che la morte
di mio padre
ha reso invivibile,
eppure, in mezzo a
quei giorni senza luce,
io continuavo a camminare,
con il cuore stanco e gli occhi
pieni di domande,
cercando ancora la tua voce
nelle stanze ormai troppo silenziose.

Avevo appena diciotto anni
e già conoscevo l’assenza,
quella che non fa rumore
ma ti cambia per sempre,
da allora ho imparato
che vi sono addii che
non finiscono mai,
perché restano a vivere
dentro ogni ricordo.
Avrei voluto averti accanto
nei giorni che venivano,
raccontarti le mie paure,
le mie piccole conquiste,
i sogni che ancora
non sapevo inseguire,
avrei voluto che fossi lì
a vedermi diventare grande,
a dirmi, come un tempo,
che sarebbe andato tutto bene.
Ma la vita, quel giorno,
mi ha tolto una parte di me
che nessun tempo
ha saputo restituirmi,
e così sono cresciuta
con la tua assenza accanto,
imparando lentamente
a portare il dolore senza
farmi spezzare,
a sorridere anche quando
dentro avrei voluto soltanto
tornare indietro.
Oggi guardo quei diciotto anni
con una tenerezza che allora
non conoscevo,
erano giovani, fragili, inconsapevoli,
non sapevano ancora
quanto può essere lunga una nostalgia,
e, se potessi tornare a quel tempo,
non chiederei alla vita
di cambiare il destino,
chiederei soltanto un ultimo
momento con te,
un ultimo abbraccio,
una parola,
un istante ancora
in cui sentirmi figlia.

Perché crescere senza di te
è stato imparare troppo presto
che alcune persone
se ne vanno dal mondo,
ma non dal cuore,
e tu, papà,
sei rimasto lì,
nel mio modo di guardare il cielo,
nei ricordi che custodisco in silenzio,
nelle parole che avrei ancora da dirti.

I miei diciotto anni non
li dimenticherò mai,
sono stati l’età in cui
ho perso mio padre,
ma anche quella in
cui ho imparato
che l’amore, quando è vero,
non muore con chi se ne va.

Resta,
resta nei giorni,
nelle lacrime,
nei ricordi,
e soprattutto
in quella parte di me
che, nonostante tutto,
continua a chiamarti
PAPÀ.

Aurora Sisi

2 settembre 2026