Inverno e Estate

M'ero accorto già da piccolo
di quella finestra le cui ante
sbattevano forti in me
al vento impetuoso della frenesia;
e quando mi c'affacciavo,
in lontananza vedevo
gli abissi della mia interiorità
dentro i quali si dimenava
l'aspra volontà di sprangarla.
Poi, quando d'un tratto
quel vento cessava,
da quelle voragini saliva
un forte odore di vita,
solido, acuto, concreto, perpetuo.
.
Cesare Moceo poeta di Cefalù
@ t.d.r.

Questa poesia di Cesare Moceo è un passaggio molto intenso che esplora il dualismo tra il caos interiore e la pace che ne deriva una volta accettato. La metafora della finestra non è solo un’apertura verso l’esterno, ma un portale verso l’abisso personale.

L'Inverno (La Frenesia), rappresentato dal "vento impetuoso" e dalle ante che sbattono. È il simbolo dell’inquietudine giovanile, di una forza che scuote l'animo e che inizialmente fa paura, tanto da voler "sprangare" tutto per proteggersi.
L'Estate (La Vita), a donarsi quando il vento cessa; là non c'è il vuoto, ma una rivelazione. L’odore di vita che sale dagli abissi è descritto con aggettivi pesanti e rassicuranti: solido, acuto, concreto, perpetuo. È la consapevolezza di sé che arriva dopo la tempesta.

Nel suo messaggio la poesia suggerisce che la vera vitalità non si trova fuggendo dai propri "abissi", ma avendo il coraggio di affacciarsi a quella finestra. Solo quando la "frenesia" si placa, ciò che prima faceva paura (la voragine) diventa la fonte di una forza eterna e concreta.

È interessante notare come Moceo, profondamente legato alla sua Cefalù, riesca a trasporre il paesaggio dell'anima in immagini che ricordano quasi il rapporto tra il mare e il vento della sua terra.