L'Estro sommerso

Resta il foglio, una spiaggia deserta,
dove il senso s'incaglia e ristagna,
tra le crepe di un’anima aperta
che del mare più non si bagna.
Sono sillabe nate di stento,
senza il soffio che accende la vela,
chiuse dentro silenzio d'argento
che la notte soltanto rivela.
Ma nel ventre di questo riposo,
sotto il guscio del legno che tace,
ivi fermenta un moto impetuoso
che non vuole, né cerca, la pace.
Basta un’onda, un richiamo lontano,
perché il secco diventi deriva,
e la penna, abbracciata alla mano,
scopra infine di essere viva.
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Cesare Moceo poeta di Cefalù
@ t.d.r.