L'eterno addio

Ci siamo amati
nel punto esatto in cui la luce
ha smesso di fidarsi del cielo.

Le tue ali nere
mi cucivano la notte sulla pelle,
le mie bianche sanguinavano silenzi
che nessun dio ha avuto il coraggio di nominare.

Eravamo due eternità ferite,
inchiodate allo stesso respiro,
mentre la rugiada imparava
a ricordare i nostri nomi
sulle vene fredde dell'alba.

Ti stringevo
come si trattiene un incendio con le mani nude:
non per salvarmi,
ma per lasciare alle mie ossa
il privilegio della tua cenere.

Ogni bacio scavava una costellazione
nel sale nascosto della carne;
ogni carezza apriva finestre
dove il vento beveva il nostro sangue
come fosse l'ultima preghiera del tempo.

Eppure l'addio
non arrivò con un passo.

Fu una radice di ghiaccio
cresciuta lentamente nel cuore,
un fiore capovolto
che imparò a sbocciare verso l'abisso.

Ci dividemmo senza separarci.

Da allora vivo
con il tuo battito nascosto tra le costole,
come una campana sommersa
che continua a chiamare il mare
anche quando il mare ha dimenticato la sua voce.

Se un giorno la rugiada
tornerà a posarsi sulle ferite del mondo,
non cercarmi tra i vivi
né tra i morti.

Cercami nell'istante impossibile
in cui un angelo e la sua ombra
si abbracciano ancora,

e perfino l'eterno
abbassa gli occhi
per non interrompere il nostro ultimo amore.