L’oro del calamaio

C’era freddo nelle tasche vuote,
e un silenzio di pane e nudità,
mentre fuori, veloce,
il mondo correva verso l'altrove;
io soffrivo i solchi delle mie mani
e cercavo tra le dita una voce.
Poi venne il tempo dello scrivere,
quell’arsura che consuma e consola:
ogni verso un raggio di sole,
ogni parola un mattone
per una casa che non ha mura,
ma soltanto stanze del sapere.
Ora la vecchiaia mi siede accanto,
mite ospite che non fa rumore;
non sono più il bimbo che non contava:
oggi le mie mani sanno d'inchiostro
e il cuore è un forziere colmo d’universo.
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Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.