L'Urlar sottovoce
È un pieno che trabocca, il silenzio,
non un vuoto da colmare;
è lingua di chi ha smesso il cenno
e siede sulla soglia dell'attesa.
Parla sottovoce a chi sa donare,
con l’alfabeto muto dei respiri;
è un mare che non smette di agitare
il segreto celato nei sospiri.
È ermetica la sua porta
e anche chiusa a chiave,
ma dentro ferve un coro di pensieri:
una fermento denso e soave
che svela all'indomani
ciò che tacque giusto ieri.
Là io non cerco le parole
che consolano il mio cuore,
lascio sol che il mio tacer
divenga robusto argine:
siamo tutti più veri
quando restiam da soli,
a riposar nel greto
di quell’ultimo margine.
.
Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.