la maledizione dei falò

È che la gioia
quando lucciola di intenso
andrebbe catturata in una mano
atttenta da non stringere i velluti
così da far filtrare luce e aria

ma prima di lasciarla andare via
andrebbe coccolata in uno scrigno
giaciglio lieve di raso pregiato
e fatta addormentare con le fiabe
di ritmi dondolanti da inebriare
così che non si accorga della gabbia

Di platino la chiave
e respirare
talmente a fondo da non sopportarlo
lasciata in un cantuccio a riposare
per distillarla poi
quando quel buio
arriverà a distorcere la pelle
con i suoi ganci d’acido metallo
a scricchiolare dentro alle tue vene

Allora poi potresti liberare
quegli atomi di te che hai messo via
e respirare quella stessa aria
distesa al sole a prendere energia

Ma quando vivi non ci pensi mai
distratta dalla luce che ti abbaglia
la stringi troppo e vola di soppiatto
mentre ti perdi in vividi colori

E’ la maledizione dei falò
legno screziato in cerchi ipnotizzanti
a preparare il prossimo bersaglio
che brucia polverizza... e vola via