Là, non si parla di nostalgia

Giornate gelide
che finiscono ancor prima
di cominciare;
umide di quel freddo
che entra nelle ossa
e che fa desiderare soltanto
di rimanere sotto le coperte.
Là, il tormento interiore
diviene spinta d'apatia,
senza vitalità,
senza sentimento,
senza rispetto.
.
Cesare Moceo @ t.d.r.

Questi versi descrivono una condizione dell'anima che va oltre la semplice malinconia invernale. L'autore dipinge un freddo che non è solo climatico, ma esistenziale:
Le "giornate gelide" che terminano subito evocano un senso di soffocamento e di tempo negato.
Il "tormento interiore" non esplode in rabbia, ma si ripiega su se stesso, trasformandosi in un vuoto emotivo che annulla la vitalità e persino il rispetto (verso di sé o verso l'altro).
Specificando che "non si parla di nostalgia", Moceo chiarisce che questo stato non è il rimpianto di un passato felice, ma un presente di pura assenza e distacco.
È una poesia cruda sulla paralisi emotiva, dove il desiderio di restare sotto le coperte diventa l'unica difesa contro un mondo esterno percepito come ostile e privo di senso.