La fronte fredda
Sul coperchio di zinco
Che scivola nell'urna.
Il graffio della spatola pareggia
La malta
A saldo delle fughe.
Il marmo
Rimbomba
Nel vuoto del buio
E come a casa
Bussa
Alla porta nel tumulo.
Ora corri
Corri e sorridi, sul viso più traccia
d'alcuna ferita.
E ti senti chiamare
Da lontano, dal cielo
Dall'erba che scintilla di sole
Dal rosso della terra d'ulivi
Dal vento di mare
Sulle canne piegate
Dai pampini già saturi
D'una promessa d'acini
Di negramaro.
È la mamma! È la mamma!
È la mamma che chiama!
20 marzo 2019
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