La strada tortuosa
La strada della mia vita è tortuosa,
un sentiero incerto di cui ignoro la fine,
so solo che è densa di sassi e d'inciampi.
E ogni volta che il passo vacilla,
ruzzolo giù, in fondo al crinale del monte,
costretto a ricominciare daccapo il cammino.
È una via fitta di rovi e di spine,
che graffiano avide le mie carni stanche;
sgorga un sangue amaro e silente,
che cade a bagnare questa terra arida,
una terra che beve il sudore dei miei giorni.
Ormai sento pesante l'affanno degli anni,
il respiro corto del tempo che fugge.
Alle volte mi spingo due passi in avanti,
per poi scivolarne quattro all'indietro,
trascinato dal vento freddo dell'inerzia.
Ormai stanco, con lo sguardo annebbiato,
scorgo da lontano l'ombra di un albero,
lì, solitario, sul ciglio scosceso del fossato.
«Ora ci arrivo», mi dico nel petto,
«arrivo e mi siedo, finalmente a riposare».
Giungo ai suoi piedi e mi sdraio di botto,
lasciando cadere il peso del mondo intero.
Forse ho chiuso gli occhi, forse mi sono addormentato,
abbandonandomi al fruscio delle foglie antiche.
Ed ecco che nel sonno il dolore svanisce:
ho sognato di posare il mio corpo ferito
su una candida e morbida coltre bianca.
Non c'erano più sassi, né spine, né dirupi,
ma solo il silenzio di un altrove infinito,
dove l'anima, scalza, ha smesso di lottare.