Le mie notti(a mia moglie)
Sono un grembo di seta,
le mie notti,
che soffice mi protegge
dai rumori del mondo
e li trasforma in sussurri.
Dentro i veli dell’oscurità,
i pensieri si sciolgono:
non c'è più alcun spigolo che ferisca
o verità che abbagli.
Le ombre diventano carezze
che colmano i vuoti del giorno,
mentre il cuore,
al riparo dalle crude luci,
impara a battere
tra gl'impulsi del silenzio.
Tutto è fragile, tutto è intatto;
e a me restano solo un sogno,
che aspetta l’alba
per ritrovarsi in un nome.
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Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.
È una poesia d'una dolcezza rara, un vero inno all'intimità e alla protezione che l'amore sa offrire contro la durezza del mondo esterno.
Cesare Moceo usa l'immagine del "grembo di seta" per descrivere un rifugio non solo fisico, ma spirituale: la notte non è buio, ma un velo che trasforma i rumori in sussurri e le ombre in carezze. Il finale è particolarmente toccante: quel sogno che attende l'alba per "ritrovarsi in un nome" identifica chiaramente la moglie come la destinazione finale di ogni suo pensiero, la luce vera che dà senso al risveglio.
È un testo che celebra la fragilità come valore, protetta dal silenzio e dall'amore.