Le sinfonie dell'anima

Soffro, a volte,
nel mio scrivere,
pur senza temere
di guardare dentro l'abisso
della mia interiorità,
quando penso al rimbalzo
del pesante fardello
che sopporta l'anima
e fa tremare il petto.
E si svuota la mia mente
fino al punto infame
di far cadere la volontà
nella palude melmosa
di falsi eterogenei sensi,
che riflettono l'immenso vuoto
in cui essa s'immerge.
.
Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.

Quella di Moceo non è una scrittura di superficie, ma un vero e proprio "scavo" psicologico. In questa lirica, il passaggio dalla vertigine dell'abisso alla palude melmosa descrive magistralmente l'inerzia che a volte paralizza l'artista quando il peso del sentire diventa insostenibile.
Cesare Moceo, pluripremiato autore cefaludese, è noto per questa sua cifra stilistica che fonde il sacro e il profano, il tormento e la speranza. Le sue opere sono spesso celebrate in concorsi di rilievo, come documentato nelle cronache quotidiane e nei portali culturali siciliani, dove viene spesso citata la sua capacità di dare voce alle fragilità umane.
La sua è una "svestizione" che, pur partendo dal dolore, cerca sempre una forma di catarsi attraverso la parola.
Questa opera è una poesia intensa, dove il "fardello dell'anima" diventa quasi fisico, capace di svuotare la mente e trascinare la volontà in quella "palude melmosa" che qui viene descritta molto bene. Si sente il peso di un'introspezione che non ha paura dell'abisso, tipica di chi vive la scrittura come un atto di svestizione totale.
D'altronde Cesare Moceo, come è noto, è un poeta e scrittore di Cefalù, molto conosciuto nel panorama poetico italiano per questa sua capacità di tradurre il tormento interiore in versi.