Non i muri, ma il cuore
La mia vita è come abitare
in una casa che non mi appartiene davvero.
Mi muovo tra le stanze
come se le conoscessi da sempre,
apro finestre per far entrare luce,
chiudo porte quando ho bisogno di silenzio.
Mi siedo dove capita,
imparo gli angoli, i rumori,
le piccole abitudini del tempo
che scorre senza chiedere permesso.
E per un po’
mi sembra tutto stabile, mio.
Poi arriva il giorno in cui devo andare.
E non posso portare con me i muri,
né le sedie, né ciò che ho toccato.
Non c’è spazio per il materiale della vita.
Porto solo ciò che sono diventata:
l’amore che ho saputo dare,
la gentilezza che ho lasciato senza pensarci,
il calore delle mani quando hanno confortato,
la presenza quando qualcuno ne aveva bisogno.
Il resto era solo passaggio, prestito del tempo.
Ma ciò che ho amato davvero,
quello non si perde alla soglia.
Allora cerco di non riempire i giorni di cose.
Cerco di riempirli di me.
Di ciò che resta negli altri
anche quando io non sarò più lì a vederlo.
Perché alla fine
non si viene ricordate per ciò che si è avuto,
ma per come si è riuscite
a far sentire qualcuno
mentre si è passate sulla terra. 🤍
Viola Corallo