Notte

Il porpora e bianco è buttato, gualcito,
sul verde gettavano ducati a cataste,
e ai neri palmi di accorse finestre
ardenti carte gialle distribuirono.
Ai viali e alle piazze non pareva strano
vedere edifici togati d’azzurro.
A chi primo correva, come gialle ferite,
i fuochi si fidanzavano con bracciali alle gambe.
La folla – gatta svelta screziata di pelo –
nuotava, chinandosi, attratta da porte;
ognuno voleva trascinare per un po’
la mole del ridere fuso in un grumo.
Sentendo le zampe di un vestito chiamarmi,
ficcai loro negli occhi un sorriso; spavento
facevano i mori battendo lamiere e ridendo,
la fronte fiorita d’un’ala di pappagallo.