Novantadue

Oggi scrivo di stenti: il verso è obitorio,
la parola abortita dal giovedì decontratto.
Tu non ci sei.
Allora scrivo di gusci senza più mosto, di venute
lacere, di labbra cariate e denti avvizziti.
Voglio solo tu sappia che mentre ti volti,
la penna non tocca  più il foglio.
Che smette la frase.
Che non avrò gigli.