Oltre le catene del vento

Lì, dove il cielo si apre sconfinato,
vorrei librarmi come una farfalla
leggera e fiera, rapita dal vento;
o come un’ape che sfiora la corolla
di un fiore selvatico,
in un battito d’ali che sa di eternità.
È così che vorrebbe volare il mio spirito,
raggiungere luoghi lontani,
dove nessuna mano possa più stringermi,
dove nessuno sappia cosa significhi
portare il corpo stretto in una morsa,
simile a una camicia di forza invisibile
che mozza il respiro e ferisce le membra.
Ci riuscirò? Riuscirò a spezzare
queste catene pesanti come il piombo?
Non lo so. Il cammino è incerto,
e i pregiudizi della gente pesano come macigni,
sempre pronti a puntare il dito,
a giudicare senza appello,
senza mai guardarsi dentro,
senza scandagliare quel buio
dove si nasconde il loro stesso marcio.
Ed io rimango lì,
ad ascoltare in silenzio
parole che sono lame taglienti,
commenti meschini che scavano dentro.
Ma anche nel silenzio più profondo,
mentre il mondo pontifica e condanna,
sento che l'anima non si è ancora arresa:
brucia ancora, silenziosa e ribelle,
in attesa del vento giusto per volare via.