Per favore non piangere
Per favore non piangere.
Il tuo pianto è una campana rovesciata
che chiama a raccolta le mie colpe segrete
e le veste di sale.
Le lacrime non sono acqua:
sono chiodi di luce
che il cuore conficca nel buio
per ricordarsi di essere vivo.
E io, davanti a te,
ho imparato che l’amore
non consola: espone.
Ti guardo mentre trattieni il tremore
come si tiene a bada un cavallo ferito,
con mani gentili e una paura antica.
Dentro di me qualcosa si inginocchia:
non per fede,
ma per stanchezza di resistere.
Per favore non piangere.
Lascia che il dolore resti in piedi,
che impari a camminare scalzo
sui giorni che ci mancano.
Non addomesticarlo:
è un animale sacro,
morde solo chi lo tradisce.
Io ti amo dal punto cieco dell’anima,
dove la speranza non fa promesse
e la follia è soltanto
un’altra forma di lucidità.
Ti amo come si ama una ferita
che finalmente dice il suo nome.
Se piangi, fallo lontano dal tuo volto,
come fanno le stelle
quando si spengono senza rumore.
A me concedi il resto:
la veglia,
la colpa condivisa,
il silenzio che sa aspettare.
Per favore non piangere.
Resta.
Che il mondo può anche crollare
altrove.