Sentiero ignoto

In attesa di un richiamo
forse nemmeno cercato,
mi incammino lungo un sentiero
senza mappa,
senza una meta che sappia dire il mio nome.

Non so dove conduca,
ma so cosa non chiede:
non chiede spiegazioni,
non chiede certezze,
non chiede di voltarmi indietro.

Il passo stesso è una promessa silenziosa,
un patto stretto con il dubbio.
Ogni impronta lasciata
è una parola non detta
che il tempo impara a comprendere.

Cammino mentre il paesaggio cambia voce,
mentre ciò che ero
si assottiglia come nebbia al sole.
Non perdo me stesso:
mi alleggerisco.

Nell’orizzonte che avanzo
qualcosa lentamente si trasforma,
non fuori,
ma nel modo in cui guardo.

Se cedessi all’ombra,
alla tentazione gentile del ritorno,
se cercassi rifugio
nelle strade già conosciute,
tutto resterebbe immobile:
un presente fossilizzato,
una pietra dimenticata dal tempo.

Ma continuo.
Anche quando il sentiero si stringe,
anche quando il silenzio pesa più del passo.
Perché so che non è la meta a salvarmi,
ma il movimento.

E mentre avanzo,
capisco che il coraggio
non è sapere dove andare,
ma accettare di cambiare
lungo il cammino.