Sonno di rugiada

Stanotte ho imparato il tuo silenzio
appoggiando il cuore
dove il tuo respiro dimenticava il proprio nome.

Eravamo due creature cucite
con il filo invisibile delle assenze,
e la pelle non bastava più
a contenere tutta la luce che sanguinava dentro.

La rugiada ci trovò così:
inermi,
come semi rimasti svegli sotto la lingua della terra,
mentre il tempo beveva lentamente
l'ultima paura rimasta tra le nostre mani.

Ho dormito nel tuo corpo
come dorme una costellazione
dentro la pupilla di un animale ferito:
con l'istinto di chi conosce il buio
e lo chiama casa senza inginocchiarsi.

Le tue braccia
non erano un rifugio,
ma il luogo esatto dove il mio sangue
ha cambiato alfabeti,
imparando a pronunciare il tuo nome
con la voce segreta delle ossa.

Ogni carezza era un incendio d'acqua,
un frutto che maturava
nel ventre insonne del vento;
ogni bacio apriva una finestra
perfino sulle cicatrici,
e vi entravano stormi di carne
con le ali ancora bagnate di eternità.

Così ci siamo amati:
inermi e invincibili,
come due respiri che si strappano al cielo
per diventare radice l'uno nell'altro.

E quando l'alba sfiorò le nostre palpebre,
la rugiada non era più sul mondo.

Era diventata il sonno del nostro amore:
l'unica pioggia capace di cadere verso l'alto,
lasciando nell'anima
l'impronta luminosa dell'infinito.