T'amo
Esule di Sparta,
venere magnogreca,
schiavizzata da Roma.
Oltraggiata dai Saraceni
ma resa puttana dagli italiani.
Come posso non amarti?
Sui tuoi ricordi ci sono nato,
il tuo mare fu spesso mia culla
anche nei momenti dell’assenza.
Il rifugio nell’acciaio
una volta mi ha ammaliato;
son fuggito, corsi via
a cercare nuova vita.
Tu che fai ingelosire
proprio uno come me,
io che mai desiderai
libertà e dignità altrui.
Ormai sai che sono inquieto,
e che solo le tue acque
sono il liquido materno
che protegge quel bambino.
Ma forse è meglio, in fin dei conti,
che io torni da quel mio amore,
lei è fiorita ormai da tempo
mentre tu ancora indugi.