Tortuosità
Dovizie, tratti salienti
che accomunano le emozioni;
cullanti vaghezze
affidate alla coscienza,
a intridere il vivere
che attende nei giorni.
E sono gesti che riempiono
intimi abissi carnali
d'inquietudine e solitudine.
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Cesare Moceo @ t.d.r.
Con questa poesia di Cesare Moceo esplora la complessità dell'animo umano attraverso il concetto di tortuosità, intesa come il groviglio inestricabile di sentimenti che definisce l'esistenza.
Il termine "Dovizie" suggerisce un'abbondanza di sfumature emotive. Le "cullanti vaghezze" indicano pensieri non del tutto definiti, sospesi, che però permeano la coscienza e influenzano il modo in cui affrontiamo il quotidiano ("intridere il vivere").
E verifica il contrasto tra esterno e interno: C'è un passaggio dai "tratti" e dai "gesti" (l'esterno, l'azione) agli "intimi abissi carnali" (l'interno, la profondità del corpo e dell'anima).
Esprimendo così la condizione esistenziale nella chiusa densa e malinconica con cui l'autore identifica nell'inquietudine e nella solitudine le sostanze che riempiono i vuoti dell'essere. Nonostante i gesti cerchino di colmare questi abissi, il risultato sembra essere una consapevolezza della propria isolata fragilità.
In sintesi, l'opera descrive il "vivere che attende" non come un percorso lineare, ma come un cammino tortuoso dove la coscienza cerca faticosamente di dare un senso al peso delle emozioni.