Ultima riviera

Non vedremo più i tamerici
issati a foggia d'imbuti bruni,nembo o
vortice assonna i lidi dal mare
irrompe in spume,fulminate ghiande
s'incurvano a una fiammata di luce.
Torneremo alla tempesta che
sparpaglia un'acqua a un sole che
barbaglia, ricorderemo ch'era
l'ambra il presagio, il cane
impazzito che abbaia.

Il tonfo che odi non é il frutto
stramazzato sulla terra, ma boato
di una vita che nel ventre scosso
attende e trema, quando voragine
e scirocco t'incolla il ciuffo
sudato sulle tempia,nel moto dispari,
allo scoccare di bonacce t'innalzi
e sei piu' bella.

Ecco nella raffica che suona a
stento sulla lastra del cielo,
briaca d'apparenze senti lo strepito,
anima ode in un velo la ciurma
di sciamani sussurrare dal vespro.
Chi siamo noi, un riaffluire di voci,
appena udite,brulichio tra foci estenua
e poi vanisce, incanto che sbatte appena
in un sorriso magro che resiste.

Qui dove mare e luce tempra la pietra
brezza risana l'affanno che in noi scava,
la tua mano forgia castelli di sabbia,
promette festa al domani che schiara,
s'alza nascosta da rocce saline
e scompare una sirena, immersa
in un cobalto d'acqua, guardiamo
con dubbiezza la visione
stamparsi sulla faccia.

Divampa in noi la fanciullezza, stride
il felice ricordo, di quando esplodeva
sul fondo del giardino il fiordaliso del mondo.
É lesto mattino. Volano gli anni come ore
scivolati sulle sabbie malferme, piu in la'
battendo sciabordano sull'ascosa pelle
che a un brivido rimette.
La cinciallegra da un fuscello tenera
al cuore c'invita ,scorre vita che
viviamo come arriva,esula e confina,
ll tuo sguardo in un bacio oltre azzurro
trapassa e s'infinita.
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