Un giugno antico

 
Di presso ai rovi che abbracciavano i muri
di  vecchie case abbandonate su distorte
recinzioni di metalliche reti  rugginose
al ciel mandava con voluttuosa contorta
danza i suoi primi verdi teneri germogli
il luppolo selvatico, una mano stanca
ma con sapiente tocco, era la nonna,
quelli dalla materna pianta lì staccava,
daran più gusto mi diceva alla frittata
nostra di stasera, le lanceolate sottili
foglie del tarassico  la fioritura innanzi
sua punteggiavano dei campi di trifoglio
i bordi e le rive dei fossi s’offrivan pure
alla stessa mano che in un cestel con cura
delicatamente a far di  cara compagnia
a quei germogli lì poi poneva e la stessa
voce che diceva per l’insalata di contorno
alla frittata di stasera,  s’inizia un giugno
oggi  nuovo e  un tenero ricordo torna a quella sera