Un pezzo di cielo per cinquanta centesimi

Era un mercato del sabato
in un mese senza il cappotto
e il vento non aveva i denti:
semplicemente bussava con le nocche storte
sulla punta del naso
e poi scappava via
come fanno i bambini ai citofoni

E dato che non piove più
se non per effetto
non riuscendo ormai più a respirare
ho comprato un pezzo di cielo
per cinquanta centesimi

Era su una bancarella
di quelle della roba usata
tra uno scialle piedipull
ed un jeans all’ultimo grido
e chiunque – dico chiunque –
poteva scambiarlo con
un semplice ‐ banalissimo
niente.

Ma non di certo io
che conoscevo quelle nuvole come le mie tasche
vuote.

Da allora
ho un cielo tutto per me.
Pensate, quattro stagioni su quattro
ad un palmo dalla mia testa
io che non ho mai avuto
neanche la naftalina
per sedare i vizi
dell’aria.

E quando la luna cade
in quelle notti che è inverno
e l’ossigeno non regge neanche
un candela

ci dormo sopra.