VERME

Porta il nome tuo
il verme
nel mio ventre cigola
e saltuario mormora
muove, ride e mi ricorda
il dono d’amore (ingrato…).
Riporta quel colore,
quel profumo ormai appassito
di passioni e sere assolate
dalle calde mani e labbra, seni
sorpresi nei sorrisi, soli ed assoluti…
Ora tutto è trama e riprensione
sguardi dolci e preghierine
per lasciarmi dentro a pianti
rari morsi e ritorsioni…
Ti concedo un urlo, bianco vomito,
nere strade scalza, incatenata
dalla spina dorsale, l’anello
scalina da una vertebra all’altra
concatena un tintinnio castrato
ed ogni grido sommesso è gioia
braccia alzate e gioia: soffri!
Forza il tempo del dolore a fondo
duralo meno il più possibile
vivilo profondo, esso ci sarà
che per breve e intenso
oppure lungo e lieve,
godi il dolore della noia!
Non temere il solitario:
avrai il sorriso di un idiota
mio
sotto agli occhi di un demonio!