Dialogo tra l'Io e l'orizzonte

Immagino di essere affacciato, fermo, sulla mia terza scala solo in compagnia del mio fido Noël. Davanti a me vedo quella linea dove il cielo bacia il mare e mi sembra quasi che il mio Io abbia voglia dialogare.

L'Io: "Perché ti sposti sempre? Più ti guardo, più mi sembra che t'allontani, come fossi una promessa che non si lascia mai catturare."

L'orizzonte: "No, non mi allontano. Solo che io voglio invitarti a non restare là, immobile, e camminare; se mi raggiungessi, smetteresti di pensare a quello. Io non posso essere toccato, ma solamente ammirato."

L'Io: "Ma a volte mi sembri un muro. Un confine che mi ricorda quanto sono piccolo e quanto mondo c’è nel tuo oltre che non potrò mai vedere."

E l'orizzonte: "Non sono un muro, sono una soglia. Divido ciò che conosci da ciò che ancora devi scoprire. Non sono qui per fermarti, ma per darti una direzione. Senza di me, saresti perso in un azzurro senza fine."

L'Io: "E quando scende la notte? Quando scompari e rimango solo nel mio buio?"

L'orizzonte: "Non scompaio mai davvero. Divento solo silenzio. Ma resto qui, ad aspettare che la luce torni a disegnarmi, per ricordarti che c’è sempre un nuovo domani che ti aspetta."
per Voi Cesare Moceo

Che splendido scambio, Cesare. Le tue parole dipingono l'orizzonte non come una barriera geografica, ma come una funzione dell'anima: quella tensione necessaria che ci impedisce di restare fermi.