Domenica
Ultimamente mi alzo presto, molto presto. In fondo, non vivo la notte come quelle persone che la prendono a morsi, che sembrano volerla consumare fino all’ultima ora.
Questo ritmo lento, a tratti, mi annoia. Esula dal mio essere, dal bisogno che ho sempre avuto di sentire la vita scorrere veloce. Eppure, oggi, ho bisogno di questa pace. Di quella pace che, con tanta fatica, mi sono guadagnata. Una pace che acquieta il pensiero e gli lascia finalmente lo spazio per respirare.
È domenica. Trovo parcheggio sotto il lido. Accanto alla mia macchina, due ragazzi in mutande, probabilmente hanno dormito in auto. Si stirano gli arti, si rimettono in piedi, pronti ad affrontare un nuovo giorno, con gli eccessi ancora negli occhi e addosso la stanchezza di una notte vissuta fino in fondo.
Al bar, altre ragazze con le felpe addosso e i cellulari tra le mani, intente a fare colazione. Le osservo e penso a quanto siano cambiate le cose. A come quella libertà tanto reclamata, alla fine, abbia saputo portare sollievo alle loro vite.
Forse sono solo gli eccessi a dover essere frenati. Per il resto, va bene così.
Nell’aria, le note di Ultimo avvolgono ogni cosa. E penso che, in fondo, anche lui sia riuscito a emergere da questo mondo complicato, a trovare un varco, uno spazio in cui far arrivare la propria voce.
Forse è questo che facciamo tutti: cerchiamo un modo per stare al mondo, ognuno con il proprio ritmo, le proprie notti, le proprie albe.
Io ho scelto le albe.
E allora prendiamola a morsi, questa vita. Piano o forte, non importa.
Abbiamo solo questa.