E come racconta la storia
Spesso dagli altri la storia viene raccontata a partire dal momento in cui tutto si spezza.
Dal momento in cui le lacrime diventano visibili, dall’istante in cui la voce si alza o il passo si allontana.
Ma raramente si racconta da dove tutto sia cominciato.
Si mostra la reazione, eppure si cancellano le ferite accumulate nel tempo.
Si vedono le lacrime di oggi, ma non i mesi, gli anni in cui la fiducia è stata lentamente erosa.
Per chi osserva dall’esterno sembra un cambiamento improvviso:
un distacco, un’apparente freddezza, un’allontanamento inspiegabile.
Come se un giorno ci si fosse svegliati diversi.
Ma ciò che resta nascosto è il logoramento lento e continuo della pace interiore,
il silenzioso sgretolarsi della fiducia
il lento svanire della verità
Non si raccontano i silenzi che puniscono,
le parole che feriscono,
le bugie che confondono
le frasi che mettono in dubbio
il proprio vissuto e la propria memoria,
le manipolazioni che fanno vacillare il senso del proprio valore e della dignità
Se la storia fosse raccontata dall’inizio vero,
tutti capirebbero il perché di quell’allontanamento.
Non è cambiamento: è protezione.
Non è follia: è sopravvivenza.
Così spesso la narrazione salta capitoli,
arrivando di corsa al momento in cui finalmente ci si difende,
e lì viene giudicata la “vera natura”.
Ma la verità è un’altra:
la persona che si è allontanata
non è cambiata per capriccio.
Si è semplicemente protetta,
dopo essere stata consumata giorno dopo giorno.
E raccontare la storia così cambia tutto