Eaupulence

Entrare in casa sua è come entrare in un cassetto di legno.
Più precisamente, tra le pieghe della biancheria dove sono nascosti i gioielli.
Immaginatela, questa stanza dove mi accoglie.
Il pavimento è foderato da tappeti persiani che presi singolarmente porterebbero una certa alterità, ma sovrapposti ad altri rendono chiaro che questo aspetto non gli importi più.
A destra e a sinistra enormi ritratti dal volto sfinito, cornici talmente opulente da pesare sulle loro guance come un mascherone di gesso. Potessero stringersi, sarebbero cappi.
Alle finestre, chili e chili di tende bianche di finissima qualità a formare uno strato che scherma il sole come un muro di cemento armato.
L'unico punto di luce arriva di fronte a me, alle sue spalle.
Una finestra gigante che al posto del vetro ha varie bottigliette di profumo incastrate alla perfezione per non lasciar passare nemmeno uno spiffero, sistemate in modo che la combinazione di liquidi ambrati, rossastri, scuri come l'acqua di un pozzo, non sembri affatto casuale.
In un'intervista una volta disse che, se si aprissero contemporaneamente tutte quelle essenze, si formerebbe esattamente il profumo che c'era nella stessa stanza, l'anno, il giorno, l'ora esatta in cui lei è nata.
Statisticamente, facendolo, potrebbe nascere di nuovo.
Ipoteticamente, la sua formula scientifica per la reincarnazione.
Seduta in controluce alla scrivania, avvolta in un vestito di tulle argento talmente stretto da non riuscire a capire se sia lei a non volersi muovere o il tessuto a costringerla, sta dissezionando un petalo con un bisturi.

Nessun frammento di petalo ha un odore uguale ad un altro frammento di petalo.
Se sei bravo, dalla stessa lamina ricavi almeno tre estratti rari da milioni di euro.
I lunghi capelli cenere si frappongono a quello che sta facendo.
La verità è che sono questi piccolissimi quark di squame capillari che lei, inevitabilmente, si taglia, a rendere irripetibili essenze le frattaglie di fiore vivisezionato.
La conosco abbastanza a fondo da sapere quando non si può proferire parola.
Non certo quando separa i margini.
Non sia mai quando suddivide l'apice dal resto.
Dio non voglia quando scompone le nervature.
E' fondamentale stare attenti ai sospiri.
Da quando il ritmo di quelli lunghi e lineari viene interrotto da un sospiro che sembra spezzato in due, passano al massimo quattro secondi prima che inizi a parlare.
Primo secondo.
Si blocca di colpo. Come se d'improvviso fosse piombata nella stanza.
Secondo secondo.
Posa il bisturi nella sua latta porta bisturi e noti delle microespressioni involontarie di stupore concentrate sulla sua bocca.
Terzo secondo.
Aumenta la velocità delle mani. Apre un cassetto e ci trascina dentro tutto quello che c'è sul tavolo, come se, d'improvviso, i minuscoli ritagli di flora dovessero rifugiarsi in un bunker antiatomico.
Quarto secondo.
La bomba arriva.
Appoggiando i gomiti sul tavolo, sbattendoli forte, inventando sul momento un linguaggio telegrafico tra lei e i suoi piccoli profughi, dice:
In settimana ho sconfitto la povertà.
Appoggiandosi completamente allo schienale, aggiunge:
E' stato pittoresco.

Io vengo a trovarla una volta all'anno, per sentirmi raccontare questo genere di trionfi.
Sono davanti al nonno che racconta fiabe, sono totalmente privo di esperienze personali per un giorno, aspettando quelle di altri per farne giurisprudenza.
E lei, il mio giorno di festa, il mio Natale.
La mia Miss Mondo che saluta il pubblico e sogna di sconfiggere la guerra.

Mi racconta che quello che ha sempre voluto evitare diventando profumiera, il suo scongiuro, era quello di far odorare la gente di gelsomino e fava tonka.
Gli odori non hanno nulla a che fare con un cappotto elegante, con una scia da lasciare.
L'olfatto è il principale senso salvavita di molti animali, quello con più memoria.
Dice.
Per dieci minuti, fatti lupo.
La pioggia scrosciante può coprire i rumori di un leprotto.
Il buio, i grovigli di rovi, possono ingannare la vista di un agnello.
Ma non c'è odore che possa coprire l'odore della carne impaurita, se già l'hai sentito prima.
L'olfatto è l'unico senso che non si fa fregare.

Con un piccolo gemito che sembra venire da una lei supposta, chiede.

Hai mai trovato un topo in giardino?
Disgraziatamente, hai mai trovato una volpe con il collo spezzato ai bordi della tangenziale?
L'avessi presa tra le mani per spostarla di qualche metro, per esempio, nessun barboncino toy si sarebbe accostato per farti le feste.
Nessun gatto randagio con giorni di fame arretrata avrebbe accettato cibo da te.
E' l'effetto della putrescina, un composto chimico gassoso che nasce dalla ripartizione degli acidi grassi dei cadaveri e che agli animali fa scoppiare le sinapsi della minaccia imminente lontano un miglio.
Quattro atomi di idrogeno, dodici di carbonio.
Ai piccoli occhi gioiosi di un labrador retriever, non saresti stato nient'altro che un tristo mietitore.
Il fatto è che anche tu non ti saresti piaciuto.

Ci hai mai pensato?
Sappiamo che gli animali morti emanano questo odore di pericolo senza, per cause di forza maggiore, avere risvolti personali.
Ma che succederebbe se ad emanare odore di morte fosse qualcuno di vivo e vegeto?
Cosa succederebbe alla percezione individuale del vivo e vegeto?
Diventeresti la tua stessa cosa da evitare.
Nemmeno le ipnosi notturne, quelle dove hai un mostro sul petto e non riesci a gridare, possono essere peggiori dell'incubo in cui diventi tu stesso il mostro sul tuo petto.

Se tutti diventassimo mostri, rimarrebbe qualcosa da cui fuggire?

Quelle sue labbra viola sono il genere di labbra viola che ti immagineresti esposte in un museo. E che quel museo esistesse per esporre solo loro.
Muovendole impercettibilmente per non sgualcirle, spiega.

Le fasi della decomposizione degli animali sono 3:
Autolisi, putrefazione, decadimento.
La putrescina, la notifica che allerta la nostra scalciante parte primitiva del cervello, arriva alla seconda fase.
I migliori team di sociologi hanno dimostrato come, nel mondo degli uomini, lo stesso alert arrivi ad una pre‐fase tutta nostra.
La vera rivoluzione del progresso è stata creare una fase 0 della dissoluzione:
La bancarotta, il conto in rosso. La sorte avversa.
Le note olfattive le puoi trovare impregnate nel legno delle panchine al parco, pisciate sotto i cavalcavia, chiuse dalle cerniere di un sacco a pelo lercio raccattato nei bidoni.
Li ho estratti, sintetizzati, e nessuno può dirmi che questi odori non creino un'impenetrabile nicchia.
Al pari dell'ambra grigia.
Della rosa di Taif.
Dello zibetto.
Cambia solo il modo in cui ci si rapporta socialmente.

E se essere morti valesse un sacco di soldi?
Se essere nel baratro fosse virale?

La conosco abbastanza a fondo da saper distinguere quando certe sue frasi valgono come sassi tirati nell'acqua e quali come rullo di tamburi.
Ed ora vibra la sua grancassa.

Non ho dato nemmeno un nome al profumo che così ho creato, per spogliarlo di ogni identità e spogliarne chi lo avesse acquistato.
Il primo ad indossarlo è stato uno sceicco.
La sua Aston Martin da milioni di dollari ha trasportato nei più alti grattacieli una vera, vivissima, esperienza olfattiva pre morte.
Il preistorico istinto di sopravvivenza dei suoi piccoli schiavi dorati si faceva vivo, vicino a loro passava una gigantesca red flag fetida.
Il punto è che la voglia di correre a miliardi di chilometri di distanza si trasformò presto in voglia di emularlo.
Quello che non poterono i richiami primordiali, potè il polso fasciato da un Patek Philippe Grandmaster .
Ne fu talmente entusiasta che mi spedì un pacco pieno di abiti Gucci lerci, cibo raffinatissimo con le prime muffe, collane di inestimabili rubini infestate da batteri.

Non servì guardare le statistiche di vendita, nei giorni successivi, per capire che stava andando alla grande.
La città iniziava a perdere il suo rassicurante odore di smog, il confortante quotidiano sentore di percolato.
Una nube ricopriva tutto del profumo più primitivo della storia.

Il suo ossuto dito avorio rotea nell’aria e dirige un’intera orchestra di sentori.

Immagina un frattale, dice.
La prima immagine che vedi è una volpe morta sull'asfalto.
Immagina di avvicinarti un pochino e vedere che, in realtà, la volpe è una città.
Ti avvicini un altro po' e della città vedi tutti i dettagli.
Palazzi, aiuole, piazze gremite da gente vestita di tutto punto, felicissima, davvero felicissima, di essere la parte nauseabonda di quella volpe.
Di aver pagato vagonate di soldi per esserlo.

Un'unica, gigantesca, avvertenza di pericolo in cui tutti volevano essere coinvolti per sempre.

Esattamente come in condizioni normali sarebbe successo tra gli animali, chiunque non fosse stato così ricco da permettersi di sapere di putrescina, rimase l'unico abbastanza lucido da avvertire il senso di pericolo e allontanarsene a gambe levate.
Devi immaginari almeno 50 km di terra bruciata.
Uno spazio completamente privo di vita inferiore ad un reddito a sei zeri.
Perfino gli uccelli stanziali iniziarono a migrare.
Perfino gli alberi accartocciarono le loro foglie per non fare la fotosintesi con quella robaccia.
La nicchia si creò una nicchia e iniziò a vantarsene.
Almeno fino a quando non si resero conto che non ci può essere nicchia, se non c'è alcun altro tipo di società a voler misurarsi con te.
Fu così che gli spavaldi ricconi rimasero un isolato, dimenticabile, organismo puzzolente con inserti in Vicuña.

Quel genere di ciglia nere sono il genere di ciglia nere che funzionano da sbarre per gli occhi, più che da introduzione ad essi.
Strizzando le palpebre, rendendo la gabbia il più stretta possibile, chiede.

Conosci la malattia di Creutzfeldt‐Jakob?
Hai idea di cosa siano i prioni?
I prioni sono delle proteine alterate del cervello. Si accumulano, danneggiano i neuroni. Diventano primadonna e ti fanno fare tutto quello che vogliono.
La malattia di Creutzfeldt‐Jakob è la più comune tra le malattie da prioni.
Porta ad un progressivo deterioramento della funzione cerebrale, movimenti involontari, scatti improvvisi, aggressività dominante.
E' trasmessa dall'ingestione di carne infetta.
Non nascondo che io la stia diffondendo per inalazione.

Da quando, dallo stesso sceicco, mi arrivò una lettera in carta intestata con grafia del tutto incomprensibile, penna premuta così forte da creare dei buchi, non ho dovuto far altro che sedermi a questo tavolo ed aspettare.
Il suono principale che potevi sentire per le strade erano gli schiaffi dati da braccia fuori controllo, passerelle fatte con Louboutin pestate al suolo con forza inaudita ad ogni passo, il fracasso dovuto a lanci di uova fabergè.
Inevitabilmente ci furono vari incidenti.
Se in natura, attorno a un cadavere, si alternano ordinatamente vari tipi di insetti per la pulizia delle ossa, qui fu chiara la totale autonomia del processo.
Si sono bastati da soli, sono diventati il loro stesso cibo.
Salme e coprofagi al contempo.
Mosche blu della carne e carne.
Squadre di modelle di fama mondiale avevano iniziato a mordere. Ovunque, lividi screziati da rossetti Yves Saint Laurent.
I denti sbiancati persi durante le risse organizzate tra brand ambassador, vennero raccolti ed esposti in lussuosi vasi d'oro zecchino.
Arazzi antichissimi vennero accusati di Retrogradicità e condannati al rogo in pubblica piazza, tra gli applausi scroscianti.
Ad alcuni venne in mente che la situazione stesse sfuggendo di mano, ma si affrettarono a bollare ogni azione come nuovo galateo.
Un altro passo della decomposizione moderna è il cambiamento della narrativa.
Tutti si sentirono legittimati ad esaltare i loro sintomi, ad incoraggiarli.
Colpire e distruggere qualsiasi cosa, comportarsi da bestie feroci, era diventato uno status symbol al pari di una Rolls‐Royce Droptail .
I più invidiati, gli influencer di questa pazzia, iniziarono a sperperare soldi in beni che avrebbero distrutto in appositi eventi d'élite subito dopo.
Ad uno sguardo esterno, era solo la malattia di Creutzfeldt‐Jakob ormai allo stadio acuto e terminale.
Il ceto medio‐basso, i poveracci che si erano allontanati alle prime avvisaglie. Loro che faticavano ad arrivare alla fine del mese sperarono con tutto il cuore di non arrivarci mai.
La narrativa cambiò definitivamente anche per loro.

Quel genere di guance scavate sono il genere di guance scavate che, anche sorridendo, non ricorderebbero altro che un canyon.
Dondolando sul posto, racconta.

Un'antica tribù dell'arcipelago della Nuova Guinea ha incentrato la sua esistenza sull'osservazione dei processi naturali.
Fin dalla tenera età, ai bambini veniva assegnato un animale in fin di vita da seguire ed osservare in ogni singolo aspetto.
Senza basi scientifiche, avevano notato che il cervello fosse il primo degli organi a non volerne più sapere niente, e che il cuore fosse sempre l'ultimo a smettere ogni attività vitale.
Nei cani morenti l'ultimo movimento visibile a cessare era la pulsazione delle vene nelle zampe anteriori.
La posizione migliore per vederle si otteneva appoggiando la guancia sulla spalla del cane disteso, di modo che i polsi fossero quasi il tuo orizzonte.
Stando lì, diventavi parte del processo. Sentivi gli ultimi battiti assorbirti.
Eri nell'ultima esperienza organica della vita di qualcuno.

Il mio archivio storico illimitato di informazioni Antropologiche, la rappresentazione fisica di tutte le tradizioni orali millenarie, allarga le mani sul la scrivania e si piega fino ad appoggiarci l'orecchio destro. I capelli si sparpagliano ordinatamente come se conoscessero a memoria qualsiasi scanalatura del legno.
Fu automatico mettermi nella sua stessa posizione, guardare nella stessa direzione.
I battiti che sento sono potentissimi da subito.
La bolla d'incanto viene esplosa a forza di calci foderati di coccodrillo.
Le asce in oro Louis Vuitton creano squarci nelle pareti, nell'ultimo strato di tessuti connettivi.
Entrano i cento maggiori esponenti degli stadi irreversibili, tutti in una volta.
La stanza si riempie di ereditiere e chirurghi delle star alla guida di una nuvola nauseante di infezioni cutanee da sporcizia, sottopassaggi corrosi, intossicazioni alimentari.
Il lusso olfattivo che aveva creato era qui intorno a noi, all'apice della maturazione delle fragranze.
Ditteri e coleotteri impreziositi da colletti alla francese ad ammaccare di botte i ritratti tracotanti, extension di veri capelli indiani a dare fuoco ai tappeti.
Un organismo mortalmente bulimico scagliato contro la loro creatrice.
L'attacco finale al loro cuore.
Larve carnarie di avanzate tecnologie partorite appositamente per schiantarsi contro la parete dietro di lei e farla franare.
Il pericardio che collassa.
L'unica scena al rallentatore di tutta la faccenda.
Ogni bottiglietta di profumo cade in ordine minuzioso, calcolato, sopra di noi.
I raggi del sole finalmente entrano, veloci come proiettili.
Era esattamente come venire alla luce.

Sotto un bombardamento di schegge, mentre muschi e tuberose si impegnavano per mettere in scena l'atto della natalità suprema, questi Ricky e Barabba all'ultimo grido inziarono ad aggredirsi, ad accusarsi a vicenda di aver rotto quel particolare punto di mughetto che aveva rovinato per sempre la loro costosissima essenza di degrado.
Dovete immaginare che, a quel punto, le uniche cose a non bruciare, a non marcire, escluse dal processo di decomposizione grazie alla nuova aulentissima stratosfera feconda, eravamo io e Madame Mémoire.
Accarezzando il tavolo, mi conferma che l'ultima squadra di parassiti della decomposizione, una volta terminata la materia da ingerire, iniziano a mangiarsi tra di loro, scambiandosi l'un l'altro per altra materia putrefatta, fino ad eliminarsi.
Quello a cui stavamo assistendo, questa gente ricca che si dimenava in preda ai capricci, era l'hype del cannibalismo.
E noi immuni spettatori privilegiati.

Si può essere morti anche prima di essere morti‐morti.
La verità è che lei l'ha solo esplicitato e a loro è piaciuto.
L'autolisi in cima alla classifica delle tendenze.