Il profumo acre della passione
C’e' un angolo del mio cuore, dentro i pensieri che non esprimo più, dove ho nascosto i miei silenzi. Sono emozioni ripiegate, sigillate dalla vita e chiuse dentro i battiti di giorni andati. Le ho messe là per proteggerle da se stesse. Pensavo che nessuno le dovesse provare; il dolore, la nostalgia, la malinconia mista all’amore che contenevano sarebbero rimasti immobili, addormentati, innocui. Le ho volute salvare a modo mio dal mondo. Ma il silenzio è una stanza senza finestre, è una terra buia. Ogni tanto sono tentato di aprire quella porta, per respirare un’aria diversa, calda, densa, quasi pungente,ma poi, accostando l’orecchio al legno, prima d'entrare, ne sento ancora i battiti leggeri, come di piccole formiche in movimento o di bolle che salgono a galla nell’acqua. E mi accorgo che le mie emozioni non sono morte. Avevano iniziato a fermentare in sé stesse, nutrendosi del loro stesso isolamento. Quelle quattro pareti non erano più un rifugio, erano diventate un bolgia pronta a esplodere. Allorai convinsi e spinsi quella porta. Subito un'aria densa mi colpì il viso come uno schiaffo caldo, impregnata del profumo acre di una passione, rimasta troppo a lungo al buio. Non dovevo più ascoltare il fermento dall'esterno; potevo ora guardarlo in faccia. Al primo passo, il pavimento sembrò cedere sotto il peso di anni di accumulo interiore. Quelle emozioni ripiegate, si erano spiegate da sole, gonfiate dalla pressione dell'isolamento. La nostalgia non era più un ricordo sbiadito, ma un fumo denso che mi toglieva il respiro. L'amore trattenuto si era fatto affilato, una lama di luce accecante in mezzo all'oscurità. Non c'era pace in quella stanza, solo una spinta selvaggia verso l'uscita. Capii in quel momento che non si possono salvare le emozioni dal mondo senza condannarle alla condivisione. Il dolore non si era addormentato; si era armato. Feci un altro passo avanti, lasciando la porta spalancata alle mie spalle. Permisi a quella bolgia di travolgermi, di correre fuori verso la luce del giorno, accettando finalmente il rischio di soffrire pur di tornare a respirare.