Il valore delle mura
Il telefono squillò a vuoto per tre volte prima che Luisa decidesse di rispondere.
Avete venduto l’immobile?» domandò la voce dall'altro capo, senza un saluto, senza preamboli.
No» tagliò corto Luisa.
Dall'altra parte arrivò un sospiro carico di disprezzo: «Ma tu e tua sorella Eleonora siete proprio uguali».
Il sangue salì alle tempie di Luisa, che strinse il ricevitore fino a farsi sbiancare le nocche. Scusa, ma la casa è nostra. Le proprietarie siamo noi, mica tu.»
Il silenzio che seguì era denso, provocatorio.
Ma perché vuoi saperlo?» insistette lei, con la voce che tradiva un inizio di tremito.
Nessuna risposta. La linea cadde, lasciando solo il tono metallico del telefono staccato. A chi era dall'altra parte non importava delle conseguenze, né dell'agitazione che aveva appena seminato.
Quell'uomo viveva in quella casa da anni, ma nella sua testa aveva già fatto i calcoli. Convinto di avere diritto alla metà del valore dell'immobile, aveva fatto il passo più lungo della gamba: aveva già firmato per l'acquisto di un nuovo appartamento, pretendendo la sua quota di denaro, nonostante i lavori della nuova casa fossero ancora indietro e lui si trovasse ancora sotto quel tetto non suo.
Luisa posò il telefono sul tavolo e rimase a fissare il vuoto. In quel silenzio, l'eco di una certezza antica sembrava riempire la stanza: il mondo parla, giudica, ma poi si rivela per quello che è, fatto di falsità e di egoismo cieco di fronte al dolore altrui. Ma ogni azione ha un prezzo, e la ruota gira per tutti. Solo chi rispetta il prossimo trova la salvezza; per gli altri, il conto da pagare arriva sempre.