La credibilità non si proclama: si dimostra.
La credibilità si misura nella distanza tra promessa e realtà
- Una stanchezza che non è più episodica
La stanchezza che attraversa una parte crescente del Paese non è un fenomeno emotivo né un riflesso di appartenenza politica. È un dato sociale. Nasce dall’impressione, sempre più diffusa, che tra le promesse formulate all’inizio di un ciclo di governo e i risultati effettivamente conseguiti si sia aperta una distanza difficilmente colmabile.
Quando gli annunci si moltiplicano e le realizzazioni restano marginali, la fiducia non si incrina di colpo: si consuma lentamente, come un credito che si erode giorno dopo giorno.
- La distanza tra narrazione e realtà
La comunicazione istituzionale, negli ultimi anni, ha assunto spesso i toni della celebrazione: cerimonie, dichiarazioni solenni, trionfalismi che promettono svolte decisive. Tuttavia, la narrazione non può sostituire la realtà.
Gli indicatori economici mostrano un rallentamento, con il Paese collocato nelle ultime posizioni europee per crescita del PIL. La sicurezza percepita nelle città si indebolisce, anche a causa di fenomeni criminali che coinvolgono fasce sempre più giovani della popolazione. La sanità pubblica, già provata da anni di sottofinanziamento, fatica a garantire tempi e servizi adeguati.
Questi elementi non sono opinioni: sono dati che alimentano la sensazione di una gestione pubblica più orientata all’annuncio che alla soluzione dei problemi.
- Le fragilità della governance
Una democrazia matura si regge sulla capacità delle istituzioni di assumersi responsabilità, di rispondere con trasparenza, di intervenire con tempestività. Quando la gestione pubblica appare segnata da improvvisazione, lentezza decisionale e scarsa programmazione, il sistema nel suo complesso ne risente.
A ciò si aggiunge un tema etico: la permanenza in carica di figure coinvolte in vicende giudiziarie o in comportamenti opachi, anche quando non vi siano condanne, indebolisce la percezione di integrità delle istituzioni.
La responsabilità politica non coincide con la responsabilità penale: è un principio che dovrebbe guidare ogni classe dirigente.
- Il peso sulle fasce più fragili
Lavoratori e pensionati percepiscono una pressione fiscale crescente, mentre il potere d’acquisto si riduce. Le famiglie affrontano costi più elevati per servizi essenziali, dall’energia alla sanità. Le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, faticano a trovare un quadro normativo stabile e prevedibile.
In questo contesto, la promessa di un alleggerimento strutturale del carico fiscale o di un rilancio economico appare lontana dalla quotidianità di chi vive con redditi fissi o con margini imprenditoriali sempre più ridotti.
- La sfiducia come esito logico
La sfiducia non nasce da un pregiudizio ideologico. È la conclusione a cui si arriva quando la distanza tra ciò che si promette e ciò che si realizza diventa sistemica.
Quando la gestione pubblica smette di essere governo e diventa navigazione a vista, quando la programmazione lascia spazio all’improvvisazione, quando la responsabilità si dissolve in una retorica autoreferenziale, la cittadinanza non reagisce con rabbia: reagisce con disillusione.
- Il principio che resta
Una democrazia non si misura dalle cerimonie, ma dalla capacità di tradurre gli impegni in risultati.
La credibilità istituzionale non si costruisce con le parole, ma con la coerenza tra ciò che si annuncia e ciò che si realizza.
Ed è in questa distanza strutturale tra ciò che viene annunciato e ciò che viene realizzato che oggi trovano origine la stanchezza e la frustrazione di una parte sempre più ampia della cittadinanza.
Giovanni Mascellaro