Lettera a Luisel

Il riflesso della luna inondava il mare di tranquillità. Il guardiano del faro ammirava le bianche vele che andavano verso l’infinito. Il tempo sembrava fermarsi ogni volta che lo sguardo del farista si perdeva lungo i bordi sfumati dell’orizzonte. In questa luce notturna prese un foglio sgualcito e iniziò a scrivere una lettera:
«Cara Luisel, stanotte i gabbiani girano tra le rocce alla ricerca di cibo, ma dato che i pesci scarseggiano sono costretti a cacciare piccoli uccelli. Io non mi annoio, il mare mi avvolge come una coperta e le stelle sembrano avere occhi solo per me. Purtroppo non sei al mio fianco come una volta quando guardavamo insieme l’orizzonte, e mio padre veniva a trovarci con il pesce appena arrostito; ancora oggi mi sembra sentirne l’odore...
«Tu eri quel fiore delicato alla ricerca della luce del sole per non appassire, eri quel tramonto che svanisce piano per risvegliarsi all’alba di un nuovo giorno, eri la mia barca sempre pronta spiegare le vele per andare incontro al nostro destino. Ricordo il giorno che ci siamo incontrati: frequentavamo lo stesso liceo, ma in classe diverse. Nell’ora di ricreazione il mio pensiero era sempre per te, mi bastava solo un tuo sguardo per stare bene. Per fortuna un giorno mi hai chiesto di aiutarti a risolvere alcuni esercizi di matematica particolarmente difficili. Da quel giorno si accese qualcosa e poi la vita ci unì per sempre. Ora sono solo, con il mio faro e con i miei amici gabbiani che di tanto in tanto mi vengono a salutare. E poi c’è una bellissima farfalla che ogni giorno si posa sui vetri della cabina. Adesso dormo un po'». Il guardiano chiuse la lettera adagiandola su un ripiano, guardò il cielo e sussurrando disse: «Buonanotte angelo mio!»