Nessuno dovrebbe sentirsi abbandonato
Sabato sera è stata una serata bellissima.
Eravamo in gruppo, siamo andati a prendere il gelato vicino al mare. Si rideva, si scherzava, qualcuno ballava, la musica riempiva l’aria e per qualche ora sembrava quasi che il mondo fosse rimasto lontano da noi.
La domenica mattina invece mi sono svegliata prestissimo. Dopo il caffè ho preso la bicicletta e sono uscita.
Pedalare tra le stradine immerse nel verde, nel silenzio e nell’ombra degli alberi, ti lascia spazio per pensare. E a volte i pensieri arrivano senza chiedere permesso.
Accanto a casa mia abitava una signora con quattro figlie.
La vita le ha portate lontane, ognuna presa dai propri problemi, dalle proprie scelte, dalla propria corsa quotidiana. Poi un giorno quella mamma ha avuto un ictus ed è rimasta gravemente malata.
È stata ricoverata, spostata da una struttura all’altra, fino a ritrovarsi in un luogo triste, lontano dalla sua casa e dalle sue abitudini.
E mentre pedalavo, continuavo a pensare a una cosa sola: come può una madre ritrovarsi così sola, pur avendo quattro figlie?
Forse è questo che mi fa più paura della vecchiaia.
Non le rughe, non il tempo che passa… ma l’idea di diventare un peso, un ricordo scomodo, una presenza che nessuno ha più voglia di ascoltare.
Viviamo in un mondo dove si corre dietro all’apparenza, ai soldi, alla libertà personale, e intanto ci si dimentica di chi ci ha tenuti per mano quando non sapevamo nemmeno camminare.
Io certe cose non riesco a capirle.
Non riesco a capire come si possa dimenticare una madre che ti ha cresciuta, nutrita, protetta, amata nei giorni belli e in quelli peggiori.
E la cosa più triste è che la solitudine fa ammalare davvero.
Ci si spegne poco alla volta quando nessuno ti cerca, nessuno ti aspetta, nessuno ti fa sentire ancora importante.
Forse è per questo che questo pensiero mi fa così male.
Perché una madre può sopportare la fatica, la povertà, perfino la malattia… ma non l’indifferenza dei propri figli.
Forse il dolore più grande della vecchiaia non è la malattia, ma sentirsi dimenticati.
Ci sono anziani che hanno cresciuto figli con sacrifici immensi e oggi vivono soli, trascurati, spenti negli occhi e nel cuore.
Li vedi camminare piano, vestiti con semplicità, aggrappati alla compagnia di un cagnolino o a qualche parola gentile ricevuta durante il giorno.
E fa male pensare che, dopo una vita donata agli altri, a molti restino soltanto silenzio e indifferenza.
Una società si misura anche da come tratta i suoi anziani, le loro fragilità e il loro bisogno d’amore.
Nessuno dovrebbe sentirsi abbandonato proprio nell’età in cui avrebbe più bisogno di calore umano
Viola Corallo