Spezzatino Macabro - Una Grottesca Commedia Nera!
Estratto dal libro umoristico e satirico "La Fama e la Ricchezza" di Eugenio Flajani Galli, disponibile da Amazon, Google Play/Google Books, Mondadori, Feltrinelli, IBS e tantissimi altri store!
Gennaro Esposito era un uomo con un unico e chiaro obiettivo nella vita: diventare ricco e famoso. D’altra parte vivere a Napoli, e come se non bastasse in un rione di periferia, aveva fatto nascere in lui questo sogno da coronare. Un sogno, però, già di per sè difficile da realizzare a Napoli, ma reso ancor più difficoltoso dal fatto che il governo Meloni l’aveva privato del suo reddito di cittadinanza. E che gli mancava molto, forse fin troppo, quasi quanto può mancare la poltrona a un politico trombato. Dopo aver conosciuto, come dettagliatamente narrato nel libro La Fama e la Ricchezza, Beatriz Do Nascimento Da Silva, favolosa transgender brasilera, si innamorò perdutamente di lei. Un amore però tossico, ossessivo e possessivo, che si scontrava con la cruda realtà in cui ella faceva un lavoro molto allegro e, ovviamente, con tanti uomini diversi. Ma paradossalmente era proprio a causa di tale lavoro che Gennaro poteva fare la bella vita – e ovviamente vantarsene dal vivo e sui social – senza lavorare. Infatti, dal momento che vantarsi con tutto il mondo e apparire come più di quel che si è sono atti particolarmente salienti, al giorno d’oggi, per la vita sociale e la realizzazione personale, Gennaro cercò giustamente di metterli in pratica nel migliore dei modi, ad esempio visionando dei video altamente didascalici su YouTube, consistenti nelle playlist di veri gangsta (t)rapper come Central Cee, 6ix9ine, Gucci Mane, Snoop Dogg e tanti altri che rappavano aulici testi inneggianti al fare la bella vita, essere i più “cazzuti”, avere i “big money”, “farsi le sexy bitch con il big ass che twerkano sul big dick” e via dicendo, al fine di copiarne il raffinato stile e il sobrio outfit e far morire di invidia tutti coloro i quali lo consideravano uno sfigato. Ma per giustificare come avesse fatto a permettersi uno stile di vita simile, Gennaro ne assegnava il merito al metodo Max Trading™, comparendo infatti anche tra le storie in evidenza del suo fuffa guru Elon Max e vantandosi di essere finalmente DIVENTATO RICCO!!!!!
Tuttavia Gennaro aveva pur sempre questa ferita aperta nel cuore, costituita dal dover essere campato da una “donna”, che tra l’altro faceva anche il mestiere più antico del mondo, e che dunque doveva condividere con altri uomini, e con cui poteva avere un’intimità limitata alla sola giornata del lunedì, ovvero il suo giorno libero. Di fatto, durante tutti gli altri giorni Beatriz era sempre, a seconda dei casi, o troppo impegnata o troppo stanca per poter avere un'intimità fisica con Gennaro. Non a caso egli, con il passare dei giorni, diventava via via più insofferente nei suoi confronti, e sempre meno accettava il suo “lavoro” poichè, di fatto, la sua fama di cornuto stava diventando palese quanto quella di ESSERE RICCO!!!!!! Infatti tra i clienti di Beatriz egli riconobbe pure persone conosciute, amici di amici, che pertanto potevano benissimo spargere la voce che fosse lui a far prostituire la compagna e proprio per questo motivo era DIVENTATO RICCO!!!!!! Tale voce non tardò a diffondersi, e via via che si diffondeva, Gennaro temeva di perdere quell’onorabilità e accettazione sociale che aveva faticosamente ottenuto in precedenza facendo credere di essere DIVENTATO RICCO!!!!!! Uno sciagurato giorno perse così la pazienza, e dopo l’ennesima scenata di gelosia fatta a Beatriz, la colpì con una mazza che teneva da parte nell’eventualità che qualche suo cliente si comportasse male, e la povera brasiliana finì con il cadere battendo malauguratamente la testa contro uno spigolo. Gennaro cercò di rianimarla, ma fu tutto vano poichè purtroppo lei era deceduta sul colpo. A quel punto si rese altresì conto di essere diventato proprio il tipo di uomo – violento e privo di raziocinio – che avrebbe potuto far del male alla sua compagna, la quale egli avrebbe dovuto difendere nell’eventualità che si fosse imbattuta in uomini del genere, pericolosi per la sua incolumità. Ecco, questa eventualità si era appena concretizzata, ma ad opera non di un tizio qualsiasi, bensì di se stesso, l’uomo che l’avrebbe dovuta difendere. Disperato, Gennaro cercò di far sparire il cadavere tagliandolo a pezzi, per poi caricarlo sui trolley utilizzati dalla precedente proprietaria per venire in Italia, e che avrebbe dovuto svuotare durante la notte. In auto si diresse dunque sul cavalcavia dell’autostrada, quindi aprì i trolley e buttò il macabro “spezzatino” di Beatriz pezzo per pezzo giù dal cavalcavia. Ma sciaguratamente per lui, in quel momento si trovava a passare in autostrada l’auto blu di un senatore leghista di ritorno da Napoli in seguito a un incontro elettorale, sul cui parabrezza piombarono tutti i 25 kg di deretano di Beatriz, che non a caso venne in un primo momento scambiato dall’autista del senatore per un macigno gettato dal cavalcavia. La vettura, col parabrezza in frantumi a causa della “botta di culo”, non potè che finire prematuramente la sua corsa verso il nord, e una volta ferma ai margini della carreggiata, dalla stessa emersero il senatore, il suo portaborse, il suo social media manager e l’autista. Dal momento che per l’onorevole non vi erano dubbi sul fatto che sulla sua auto fosse stato gettato un masso per mano di qualche meridionale che voleva attentare alla sua vita, si affrettò a incaricare il portaborse di chiamare i giornalisti e poi la polizia, e il social media manager di avviare una diretta Facebook per denunciare l’attentato alla sua persona. Ovviamente nella diretta il senatore enfatizzava i toni, dicendo che lui e il suo staff erano miracolosamente scampati a un attentato mortale, sicuramente premeditato in quanto ordito nei minimi dettagli, di pressochè certa matrice camorristica. Ciononostante, aggiungeva che confidava nel lodevole lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, che era certo avrebbero consegnato alla giustizia simili criminali. In seguito all’avvento delle telecamere TV, il parlamentare si cimentò così in un comizio on the road commentando: “Quello che ho vissuto questa notte è un atto di una barbarie indescrivibile, ma non perchè è avvenuto il tentativo di attentare alla mia vita, ma per il fatto in sè che è stato ordito un attentato alla vita di un rappresentante del popolo e delle istituzioni! So di aver detto delle cose che sono risultate scomode per tante persone di malaffare che abitano il Mezzogiorno, ma io non mi farò mai intimidire da chi vive nell’illegalità e risponde con la violenza al dibattito pubblico. Non riusciranno mai a tenere cucita la mia bocca! Venendo qui a Napoli sapevo, e la mia famiglia sapeva pure, dei molteplici rischi a cui sarei andato incontro, ma lo voglio dire ad alta voce: IO NON HO PAURA! Continuerò sempre a battermi contro le ingiustizie e a far valere i diritti e i voleri degli onesti cittadini nonostante ci siano persone che me lo vogliono impedire perfino tentando di eliminarmi fisicamente! Anzi, questo è un ulteriore motivo per lavorare ancora di più a fianco dei cittadini, delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori [...]” e continuò così per un’ora buona concludendo con l’invito rivolto agli onesti cittadini a riporre fiducia in lui alle prossime europee. Dopo la volta dei giornalisti fu quella degli inquirenti, i quali analizzarono quello che era stato descritto come il “macigno” utilizzato per l’attentato, e di conseguenza capirono che in realtà si trattava di qualcosa di leggermente diverso. Ciò però non impedì certo ai rappresentanti del popolo e delle istituzioni di continuare a fare campagna elettorale. A dare manforte al senatore e al suo vittimismo, si collegò in TV un suo collega e compagno di partito lombardo, il quale disse alle TV e alle radio che: “Questo ulteriore episodio di violenza avvenuto al sud è un assoluto scempio che necessita di essere fermato al più presto! Si tratta anche di un’importante questione di decoro pubblico, poichè tali episodi danno un’immagine pessima e denigrante della nostra nazione. E ora, solo per fare un esempio, mi riferisco al danno dal punto di vista turistico‐ricettivo: ditemi quale straniero verrebbe a passare le vacanze in Italia se sapesse che gli può da un momento all’altro precipitare il sederone di qualche extracomunitaria di facili costumi sulla sua auto!? Non si può andare avanti così! Si tratta di una questione di civiltà: in Lombardia chi ammazza le prostitute le getta nei cassonetti dell’umido, avendole prima attentamente private di eventuali monili e altri oggetti di valore per poter così attuare un’adeguata raccolta differenziata...al sud invece si buttano dai cavalcavia diventando così un’arma impropria nelle mani di vandali o malintenzionati! E se anche non dovessero colpire autoveicoli potrebbero pur sempre danneggiare gravemente l’asfalto e creare sempre più buche e lesioni del manto stradale, che poi verranno risanate attingendo alle tasse versate dagli onesti contribuenti del nord! Pertanto ora più che mai bisogna dire NO ai cadaveri delle prostitute gettate dai cavalcavia! Gettateli piuttosto negli appositi cassonetti e cercate di dare un’immagine di decoro e civiltà al nostro paese!”. Il giorno seguente gli inquirenti erano stati comunque allertati dai clienti della defunta, i quali non riuscendo più a mettersi in contatto con lei avevano segnalato la sua presunta sparizione alle forze dell’ordine. Per poter però essere certi che il deretano buttato dal cavalcavia fosse proprio quello appartenente alla sig.na Do Nascimento Da Silva (e che quindi la sua scomparsa fosse coincisa con il suo decesso), gli inquirenti lo mostrarono ai suoi clienti chiedendogli se lo identificassero come quello appartenente alla defunta, e questi – in virtù di ricordi molto limpidi relativi a quella parte anatomica della loro escort preferita, ravvisandovi anche la presenza di un suo tatuaggio – ne confermarono dunque l’appartenenza alla (oramai ex) legittima proprietaria. Essendo stata dunque appurata l’identità della vittima senza dover attendere i risultati del test del DNA, Gennaro venne portato in commissariato e ivi interrogato: “Sig. Esposito, lei ha una doppia vita: in una è nu' napoletano modello, che adora Maradona, non si perde na’ partita d’o’ Napoli, canta e’ canzoni di Gigi D’Alessio senza nemmeno soffrire di diarrea, non ha mai fatto o’ 730, si aggiudica ogni bonus ISEE e aiuta le vecchiette a iscriversi a TikTok per seguire Rita De Crescenzo. In un’altra però è un violento neofascista, nostalgico, xenofobo, misogino e omofobo, e prova piacere nel picchiare i trans fino alla morte, come recentemente accaduto con la signori...eh vabbuò, chiamiamola accosì a’ bonanima...signorINA (INA, INA, come no), ca si chiama...come cazz’ si chiama sa’ zoccola ca’...ah, ecco: a’ signorINA D’O’ Nascimiento Da Silvia!” lo accusò il commissario. “Ahahah! Questa sì che è buona, commissà!” commentò Gennaro. A quel punto, però, il commissario gli fece: “Guardi cosa abbiamo trovato mentre perquisivamo a’ casa sua: na’ copia, udite udite, d’o’ Mondo al Contrario d’o’ generale Vannacci!”. “Ma non po’ esse! Sto libro non c’è mai trasito inn’ a’ casa mia!”. “N’autografo d’o’ generale Vannacci con affetto e stima a Gennaro Esposito ncoppa a’ prima pagina d’o’ Mondo al Contrario...”. “Agg’ detto che non po’ esse vero! I’ manc’ l’agg’ visto o’ generale Vannacci!”. Ma il commissario estrasse il telefono di Gennaro – precedentemente posto sotto sequestro – e aperta la galleria gli fece: “Uè, uè! Che teniamo ca’ inn’ o’ telefono?! Nu’ bel selfie col generale Vannacci mentre fa o’ gesto della decima!”. “Nu’ fotomontaggio, commissà! È na’ chiavica di fotomontaggio! Ha stata l’intelligenza artificiale!”. “Nu’ video inviato a inizio giugno a tutt’e’ contatti di Whatsapp col generale Vannacci ca dice...” e, premendo lo schermo, avviò il breve video in cui il generale chiamava alle urne la sua armata di elettori: “Il prossimo 8 e 9 giugno, quando andrete a votare per l’elezione del Parlamento Europeo, sull’apposita scheda fate una decima sul simbolo della Lega e scrivete Vannacci!”. “Marò! O’ virus, commissà! Sa’ infettato o’ telefono!”. Tuttavia, purtroppo per Gennaro questa sua versione del virus informatico non convinse molto gli inquirenti, i quali informarono di tutto l’accaduto anche il suo avvocato d’ufficio. Questi, una volta messo al corrente degli agghiaccianti e riprovevoli fatti avvenuti durante l’interrogatorio e di quanto emerso dalla perquisizione della casa e del telefono di Gennaro, non potè certo ignorare il grave crimine di cui questi si era macchiato, essendo stato infatti reo di aver votato il generale Vannacci. L’avvocato, in virtù della notevole gravità del gesto posto in essere da Gennaro, concluse che era meglio tirarsi indietro revocando il mandato al sig. Esposito, che essendo un elettore del generale Vannacci non poteva che essere xenofobo, omofobo, islamofobo, misogino, fascista e quindi di destra. Una volta rimesso il mandato ai sensi dell’art. 107 c.p.p., l’avvocato motivò dunque tale decisione con l’impossibilità – per motivi etici e deontologici – di procedere alla difesa di un uomo colpevole di omicidio e, ancora peggio, di aver votato il generale Vannacci. “Un conto è difendere un colpevole di omicidio preterintenzionale” argomentò l’avvocato non appena intervistato da un folto gruppo di giornalisti, “Perchè tale tipo di delitto – in base all’art. 584 c.p. – non può certo essere di natura intenzionale. Ma votare il generale Vannacci, invece, è un delitto assolutamente intenzionale! E in questo caso si ravvisano addirittura le aggravanti del vanto e dell’indurre persino altre persone a commettere un sì grave delitto!”. Queste affermazioni non fecero altro che far precipitare l’immagine mediatica di Gennaro, il quale veniva oramai trattato come un mostro per ciò che aveva fatto e pertanto messo alla gogna mediatica per il grave delitto di cui si era macchiato. In aggiunta a ciò, vi era inoltre la condanna per l’omicidio di Beatriz, poichè il riconoscimento del suo fondoschiena determinò la sua colpevolezza e la relativa condanna “a culo”. Ma tutto questo risalto mediatico determinò anche un’altra cosa: egli era finalmente DIVENTATO FAMOSO!!!!! E questo nonostante l’ottenere un’adeguata fama in qualità di omicida‐femminicida non fosse per nulla semplice dal momento che i femminicidi, in quanto oramai all’ordine del giorno, potessero garantire ai relativi fautori una notorietà di massimo 3/4 settimane, al cui termine i responsabili ricadevano immediatamente nel dimenticatoio, al pari di concorrenti di reality trombati e di corteggiatori che invece non lo erano in quanto le troniste da essi corteggiate non gliel’avevano data. Ma per Gennaro la questione era in un certo qual modo diversa: egli infatti aveva attentato alla vita della sua “donna” in preda a un impeto di rabbia e gelosia, ma la differenza con gli altri femminicidi consisteva nel fatto che la vittima non era una “donna” come le altre; dunque, se di fatto chi uccideva la propria moglie o compagna cadeva subito dopo nell’oblio poichè commetteva un reato fin troppo inflazionato, l’omicidio commesso dal sig. Esposito esulava invece dalla norma a causa di questa “piccola” differenza a carico della vittima. Dopotutto, un uomo che, seppur elettore del generale Vannacci, si innamora addirittura di una transgender e poi la uccide in preda alla gelosia era una storia nuova e intrigante da raccontare per le TV e i giornali, e costituiva altresì un nuovo spunto per le conversazioni (online e offline), i post di Facebook, le storie di Instagram, i video di YouTube e TikTok, e di conseguenza la visibilità mediatica di Gennaro fu di gran lunga superiore a quella degli altri uomini che uccidevano la loro partner o ex. In conclusione, Gennaro aveva finalmente coronato il suo sogno di ESSERE FAMOSO!!!!!! E questo, dopo essere riuscito anche a far credere di ESSERE RICCO!!!!!! Tra l’altro dopo la condanna, questa sua fama di riccone era stata messa altresì in risalto dai mass media, poichè a seguito della perquisizione dell’appartamento in cui egli viveva venivano rinvenute decine di migliaia di euro in contanti che gli inquirenti – i quali ovviamente raccontarono tutto alla stampa – attribuirono alle operazioni in asset digitali che Gennaro tanto aveva decantato sui social come mezzo attraverso cui era finalmente...DIVENTATO RICCO!!!!!! L’essere finito agli arresti, dopotutto, era solo il prezzo che egli aveva dovuto pagare per poter esibire questi valori così tanto agognati nella società dell’apparenza in cui oggi viviamo.
Il resto dell'esilarante racconto di Gennaro nel divertentissimo libro satirico e umoristico La Fama e la Ricchezza di Eugenio Flajani Galli.
Dott. Eugenio Flajani Galli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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NOTA: il presente racconto è di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone, cose, luoghi ed eventi è puramente casuale. Data la natura satirica del presente racconto, il relativo contenuto è da ritenersi come di puro intrattenimento e non intende denigrare, diffamare e/o offendere alcuna persona, organizzazione, istituzione, azienda o movimento o partito politico.