Storie di strada&rose tatuate

 ‐ Gianluca e le vincite non riscosse...i "gratta&vinci ‐ Ho conosciuto Gianluca un sabato di maggio. Ero sceso in strada verso le venti e trentacinque (minuto più,minuto meno), per affrontare la solita passeggiata serale. L'ho incontrato mentre frugava in un cassonetto del pattume ed io, che appena prima avevo portato la mia spazzatura nei due cassonetti vicini all'altro (quelli della differenziata e del vetro), cominciai ad udire strani rumori provenienti dal cassonetto verde (è quello dell'umido o dell'indifferenziata, tanto per capirci). Inizialmente, dentro la mia testa, l'idea m'ero fatto che potesse trattarsi di un grosso ratto (quelli che comunemente in città vengono chiamati "zoccole"), d'un gatto o ‐ magari, chissà ‐ , addirittura di un cane. Poi, però, mi sono detto: "troppo grande per essere uno di quelli!". Infatti, non mi sbagliavo. A dire il vero, tuttavia, Gianluca non frugava soltanto, dentro il cassonetto, ma vi era immerso anima e corpo (o meglio, corpo tutto senza dubbio alcuno e magari anche con un po' di anima annessa, con buona pace e rassegnazione, evidentemente, di poeti e pure di filosofi!), colla testa poco visibile all'esterno: probabilmente fu questo il motivo che mi aveva tratto in inganno, all'inizio. E' da dire che quest'incontro è stato del tutto casuale; debbo altresì aggiungere che la casualità fa parte integrante del tutto e della strada: nella strada è la vita e colà vi s'incontra la vasta gamma delle sue sfumature; sulla strada, per ultimo (ma cosa più importante di tutte, probabilmente!), incontri persone che portano dentro di sé storie e le "raccontano": basta stare ad ascoltarle, in definitiva. In questi mesi di forzato lockdown (tanto nel primo, quello dello scorso autunno, protrattosi sino alle soglie dell'inverno, quanto nel successivo) sovente e volentieri m'é capitato di passeggiare in silenziosa ed assorta solitudine (o in solitaria: alla maniera di un vecchio guru indiano o di un derviscio di chatwyniana memoria: leggasi il romanzo di Bruce Chatwyn "Le vie dei canti", al proposito): le chiamo passeggiate "pre‐coprifuoco" e durante il tragitto (o meglio i tragitti visto che mai seguo percorso fisso) ho molte volte parlato coi miei silenzi (ma anche con qualche gatto randagio, a volte: randagio, certo, ma anche ‐ ed essenzialmente ‐ altezzoso e schivo, in fondo...loro sono pur sempre, ed essenzialmente, dei felini anche se spesso capiti a tutti, me compreso, di dimenticar la cosa!), gli ho di molto (tanto) ascoltati ma mi è anche capitato di osservare quelli che chiamo "panorami desertici" (pensavo fossero squallidi, oscuri, paurosi ma non è mai stato così; è bellissimo davvero osservarli, ti danno la sensazione di essere padrone del mondo, del tuo mondo e dell'altro: padrone, ma allo stesso tempo servitore e...hai voglia di abbracciarlo tutto!) e, infine, di mettere ordine nei miei pensieri, per assurdo, e poi di rimescolarli nuovamente: rimembranza, questa, retaggio vintage del mio primo amore per le carte da giuoco, la scala quaranta o il mercante in fiera e l'aramino piuttosto che del poker (si giocava insieme; ho giocato insieme, tante volte, con quelle maledette carte, con persone che ho amato sino a sfinirmi e consumarmi dentro: ho conservato la cattiva abitudine ‐ ahimé! ‐ a giuocare...scherzare col fuoco!). Alcune volte sono riuscito a sforare le ventidue canoniche del coprifuoco (senza, per questo, mai andare in tilt o...in canonica dal prelato già dormiente, né dannarmi l'anima o il cuore). Due volte mi hanno pure fermato, in questi mesi, i "caramba" (sono i carabinieri, per chi non lo sapesse; quelli moderni e vestiti di tutto punto, cioé di nero col bordino rosso sulle spalle e sulle maniche, e colla striscia rossa ricamata lungo i bordi laterali dei calzoni: quanta nostalgia dei carabinieri di una volta, quelli che alle sfilate delle ricorrenze ufficiali portavano il pennacchio sul cappello oppure quelli che prelevavano qualcuno a casa per portarlo in manette dritto dritto in gattabuia...quelli di cui Fabrizio De André parla in un suo vecchio brano), a due posti di blocco, col mitra spianato tenuto da giovani reclute, perché non indossavo mascherina: mai messa, invero, durante questo anno e mezzo interminabile di pandemia (non lo scrivo per vantarmene né per darmi un certo tono di risonanza visto che sono persona tendenzialmente schiva, o neanche perché sia un cosiddetto "negazionista" covid, ma solo perché è proprio così e vi sono almeno una dozzina di motivi per cui abbia agito in questo modo). Nei luoghi chiusi, cioé colà dove mi permettono di entrare senza indossarla (non sono tanti visto che non ne frequento tanti e visto pure che ho sempre nutrito una idiosincrasica avversione per i luoghi senza apertu...finestre!), sul viso indosso ‐ alternandoli ‐ miei due foulards: uno, che vecchio è di oltre venti anni, è quello colorato di rosso e di nero (nulla a che spartire, però, coi colori sociali dei caramba!), recante l'effige del "Che" (alias Ernesto Guevara da Rosario, Argentina); l'altro invece (lo alterno col primo solamente da alcuni mesi, ma negli ultimissimi lo indosso quasi sempre al posto dell'altro, a onor del vero) è quello "all‐flowers", appartenuto a mia madre e che lei stessa indossava, a volte, fuori di casa, a mo' di fazzoletto sui capelli oppure portava avvolto attorno al collo. 
‐ Divagazioni cosmi...genovesi ‐ In mente mi vengono innumerevoli cose, a proposito di carabinieri, reclute e forze dell'ordine ma soprattutto su Genova 2001, il G8 dello scandalo di quella estate di venti anni addiètro, fermamente voluto (come i precedenti, del resto) solo dai grandi della terra o cosiddetti "potenti". Molti, me compreso, mai sono riusciti a capire se e a cosa servissero e a cosa servano quegli inutili "carrozzoni" ‐ "Il vertice degli Otto di Denver è in gran parte dimeticato...", è scritto sul Denver Post del 6 giugno 2014, a proposito del forum tenutosi nella capitale del Colorado diciassette anni prima ‐ che nel frattempo sono diventati G20, ossia una vera e propria famiglia allargata: forse, chissà, servivano e servono solamente a mettere in campo ingentissimi schieramenti di forze di polizia in tenuta antisommossa (o s. w. a. t., secondo un famoso acronimo che indica la squadra "Special Weapons and Tactics" della polizia negli States) per proteggere gli stessi potenti, rinchiusi a discorrere in un grosso palazzo ermeticamente chiuso come fosse una gigantesca cassaforte, e magari impediti finanche a poter andare al cesso per farsi una se...a espletare un fisiologico bisogno. Molto meglio io, allora, che non sono un potente e pur essendo giunto sulla soglia della impotenza riesco, ogni tanto, a masturbarmi e magari anche a concludere una sveltina con una troia. Non si può dimenticare il carnaio avvenuto lungo le strade del capolugo ligure (quasi una logica conseguenza, fu quello che avvenne, della dissennata campagna mediatica in piedi messa da stampa e televisioni ben molto tempo prima dell'inizio dell'evento), la mattanza e l'aggressione verso persone inermi di stampo dittatoriale centro e sud‐americano, da parte della polizia, avvenuta nelle scuole Diaz‐Pertini e Pascoli eppoi nella caserma di Bolzaneto, sulle alture della città ("La notte dei pestaggi" e "La notte cilena", l'ha definita Marco Preve sulle colonne del quotidiano Repubblica), l'assassinio di Carlo Giuliani (lo definisco a questo modo nonostante gli atti processuali e relative sentenze indichino in maniera diversa), militante no‐globalist, da molti ritenuto (a ingiusta ragione) soltanto un ex‐tossico e un delinquente (ricordo, però, che molteplici organizzazioni non governative avevano costituito prima dell'evento, un gruppo di coordinamento nominato Genova Social Forum o "GSF" che avrebbe dovuto organizzare nel capoluogo ligure un vertice antiglobalizzazione, antagonista del G8 ufficiale), avvenuto ad opera di una recluta che non sapeva tenere tra le mani una pistola eppure mirò dritto in mezzo agli occhi di una persona ben distante da lui (cosa a dir poco non facile, quella, neanche per un tiratore esperto!), purtroppo uccidendola: "morire per colpa di un estintore", appunto, che gli era stato scagliato contro...Mario Placanica, il giovane carabiniere che sparò su un ragazzo poco più adulto di lui (Giuliani aveva ventitré anni all'epoca della morte) venne assolto ma la sua assoluzione suonò allora, e ancora suona nonostante non sia la tromba delle anime buone di Louis "Satchmo" Armstrong e Miles Davis, né un preziosissimo violino "Stradivari", come qualcosa di strano a detta di molti (me compreso). I dubbi su tale episodio restano ancora tanti, evidentemente: secondo la perizia di parte della Procura di Genova, conclusa all'epoca del fatto, il Placanica avrebbe sparato in aria e il proiettile esploso dalla sua arma di ordinanza casualmente si sarebbe conficcato in mezzo agli occhi del Giuliani, uccidendolo, dopo essere a sua volta rimbalzato su una pietra che era stata lanciata contro il defender (o gippone che dir si voglia) su cui si trovava il carabiniere. Due cose da rimarcare: la prima riguarda il fatto che due testimoni chiave a favore di Carlo Giuliani (ragazzi che come lui avevano preso parte agli scontri, il giorno del fatto, e all'assalto del mezzo dei carabinieri) non si presentarono (misteriosamente) a testimoniare; la seconda, invece, beh...è più facile che vi siano delle mine vaganti piuttosto che dei proiettili i quali, vagando nell'aere (o meglio ancora nell'alto dei cieli), vadano poi a conficcarsi in fronte a qualcuno dopo aver, a volta loro, carambolato sopra una pietra (anch'essa vaga...libera di vagare): come a dire, in poche ma semplici parole, che "a Hitler fossero simpatici gli ebrei", in fondo, pur avendone esso mandato ad arrostire nei forni crematori un bel numero, o che "nevichi in piena estate a Rio de Janeiro" (mi sovviene che molti anni fa le cronache riferirono di una nevicata nella metropoli carioca: si era però nella stagione invernale!).
‐ A proposito di Genova (cronache del lockdown, nel Paese di Narnia) ‐ Una storia di strada è quella che segue e ritengo opportuno rammentare, a proposito di Genova. L'Osservatorio repressione, infatti, riporta una notizia (incredibile alquanto, se no addirittura tragico...a metà strada, posta, tra incredulità e tragicomicità!), a sua volta ripresa da fivedabliu.it, testata on‐line genovese. La notizia originale è datata 15 aprile 2021, ossia in pieno lockdown anche se fu ripresa dall'Osservatorio il giorno successivo: a quella data, infatti, nel capoluogo ligure come nella regione Liguria tutta intiera, vigeva ancora il "coprifuoco" serale e vigevano le relative limitazioni anti‐covid (distanziamento sociale, obbligo di indossare mascherina, etc.), anche se non mi è dato sapere con precisione a quale zona "colorata"  facessero riferimento tanto l'uno (il capoluogo), quanto l'altra (la Regione) al momento in cui accadde il fatto di cui scrivo. La notizia titola a codesto modo: "Genova, multa e daspo per due universitarie sorprese a mangiare la focaccia sulle scale della chiesa". Il contenuto segue (prosegue) poi così: "Gli agenti saranno tornati a casa con il petto gonfio per l'orgoglio. Una operazione di polizia così non si vedeva da tempo. Un perfetto coordinamento tra i reparti ha sortito l'effetto desiderato. Le due pericolose mangiatrici di focaccia sono state beccate e giustamente multate. E' la breve storia di due ragazze  di vent'anni pescate con le mani nel sacchetto intente a mangiare un pezzo di focaccia sedute sulle scale della chiesa di Santo Stefano. Gli agenti della polizia locale sono stati implacabili. Dopo un controllo del contenuto delle borse, sembra con un certo piglio da sgherri di manzoniana memoria, forse, per vedere se all'interno le due delinquenti celassero armi da fuoco, è calata la scure della giustizia". Il ticket del verbale recita:

  1. INTESTAZIONE
    Comune di Genova
    COMANDO POLIZIA LOCALE
    Via di Francia, 1 ‐ 16149 GENOVA
    Tel. 010 5577949
    [email protected]
    VERBALE DI ACCERTAMENTO ‐ CONTESTAZIONE
    L'agente xx xx
    ha accertato che
    in data: 15/04/2021 alle ore 15:44
    In: PIAZZA DI SANTO STEFANO
    Altro: FRONTE ABBAZZIA (nota personale: ma non ci sono troppe zeta, nella parola abbazia? Rammento che nel film "Totò, Peppino e la...malafemmina", diretto nel 1956 da Camillo Mastrocinque, lo stesso attore napoletano, il quale impersona Antonio Caponi, scandisca le seguenti parole nella ultra famosissima scena della lettera dettata al fratello Peppino ‐ Peppino De Filippo ‐ da inoltrare al nipote Gianni ‐ Teddy Reno ‐: "Punto; punto e virgola; due punti! Ma sì, abbondiamo!").
    Località: GENOVA
    sono state commesse le seguenti infrazioni:
    Art. 28 Com. 1 (nota personale: qui, invece, il testo è un po tir...tirato nelle emme della parola comma, scritta col rito abbreviato; qualche reminescenza legale mi dice che vada sempre scritta per esteso, forse. Non fa nulla: in fondo, siamo nella città di Genova e i genovesi, non me ne vogliano, hanno fama di essere al pari degli scozzesi, pochino parsimoniosi!)
    (0901525)
    del REGOLAMENTO POLIZIA URBANA
    BIVACCAVA SU GRADINI, SCALINATE, SCALE DI ACCESSO DEI MONUMENTI, DEI LUOGHI DESTINATI AL CULTO DI IMPORTANZA CULTURALE, STORICA E ARCHITETTONICA, DI SPETTACOLO, INTRATTENIMENTO, NEI SOTTOPASSI E SOVRAPPASSI, SULLA SOGLIA DI ALTRI EDIFICI, UFFICI, NEGOZI E SEDI DI ATTIVITA' COMMERCIALI, ARTIGIANALI O INDUSTRIALI, ANTISTANTI ALLA PUBBLICA VIA E/O IL SUOLO PRIVATO A USO PUBBLICO
    Sanzione: Euro 200,00
    Note del verbalizzante:
    BIVACCAVA SUI GRADINI DI ACCESSO ALLA CHIESA IN COMPAGNIA DELL'AMICA.
    Trasgressore
    Cognome: xx
    Nome: xx
    Nata a: GENOVA GE
    il: 13/03/2000
    xx
    xx
    xxxxx
  2. MOTIVAZIONE DEL VERBALE
    ‐ Poneva in essere una condotta atta ad impedire la libera accessibilità e fruizione delle infrastrutture.
    In considerazione del fatto che:
    ‐ La località in cui è avvenuto il comportamento è tra quelle specificatamente previste dal D. L .14/2017, in particolare GENOVA PIAZZA DI SANTO STEFANO
    ‐ La località in cui è avvenuto il comportamento illecito è tra quelle specificatamente indicate nel vigente Regolamento di Polizia Urbana ove sia possibile applicare il presente di allontanamento come previsto dall'art. 8 bis, precisamente la n. x CHIESA, indicata in fondo al presente documento.
    SI INTIMA ALLA PERSONA SOPRA GENERALIZZATA DI ALLONTANARSI DA SUDDETTA AREA PER UN PERIODO DI TEMPO DI 48 ORE DALLA CONTESTAZIONE/NOTIFICA DEL PRESENTE VERBALE.
    In merito a quanto disposto la persona intende dichiarare:
    (0)
    La notizia conclude infine: "Duecento euro di multa a testa. La speranza è che i genitori possano pagare perché di questi tempi non è neanche così scontato (nota personale: ma forse questo è un aspetto secondario della questione; mi sovviene che lo scorso anno a Genova, Milano e altre parti d'Italia, la Polizia locale abbia elargito multe e sanzioni a destra e a man...a senza tetto e clochard. Mi domandai e risposi al contempo da me stesso alla domanda: Come pagheranno? Gli decurteranno l'importo dalla busta paga!!!). Ma la legge parla chiaro e il bivaccano va represso (la notizia originale invece recita: "e i delinquenti che bivaccano vanno repressi"). Per la legge è tutto regolare, per il buonsenso è un'azione rivoltante. Le due ragazze si sono guadagnate anche un daspo di 48 ore". La notizia originale (quella apparsa su fivedabliu.it) reca in calce la seguente scritta:#Genovameravigliosa e accogliente. (nota personale: "E sti cazzi!", intercalare tipico dalle parti della Città del Vaticano e vici...luoghi attigui).
    Per quel che concerne la parola (il sostantivo) "daspo" debbo confessare che fosse quasi tabù, per me. Sapevo che essa è legata ad un provvedimento disciplinare sancito e regolato da leggi penali, il quale impedisce di accedere a luoghi ove si svolgano manifestazioni di carattere sportivo, per motivi di ordine pubblico, a una persona (o a più persone): null'altro. Ho scoperto, sull'argomento, particolari interessanti: daspo deriva dalla sigla D. A. SPO. che, a sua volta, è l'acronimo di divieto di accedere alle manifestazioni sportive, appunto. Tale divieto è sancito dalla legge n°401, emanata il 13 dicembre 1989 con lo scopo di contrastare violenza negli stadi di calcio e in altri luoghi dove avvengono manifestazioni sportive. In pratica, come scritto sopra, essa vieta al soggetto (o ai soggetti) ritenuti pericolosi di accedere a suddetti luoghi per determinato periodo di tempo, stabilito dall'autorità prefettizia o giudiziaria, sino a un massimo di cinque anni con obbligo di firma. A proposito del daspo urbano, invece, il mio intelletto era assoluta tabula rasa, come suol dirsi, tranne che per i particolari appresi leggendo il ticket del verbale comminato dai vigili di Genova alle due universitarie. Sono corso subito ai ripari e scopro, anche in questo caso, particolari interessanti dei quali alcuni confermano quanto ho già appreso in precedenza: a onor di verità, debbo però scrivere che spesso faccio molto più velocemente ben altre cose ed espleto meglio altre quotidiane mansioni come ‐ ad esempio ‐ quelle legate a problemi alla prosta...sono rapidissimo, infatti, quando mi capita di dover svuotare la mia vescica nel bagno casalingo, in un orinatoio pubblico (una volta eran diffusi nelle città italiane i vespasiani, ora ve ne sono alcuni a pagamento) o in qualche anfratto bugigattoloso di strada: la mia rapidità, in quel caso, sembrerebbe far invidia anche ad un certo Speedy Gonzales, famosissimo topo di un'altrettanto celebre cartone animato della Warner Bros. Ma tant'é, riporto ciocché segue: "Se in un primo momento il daspo era mirato a contrastare la violenza negli stadi", scrive Riccardo Cuccatto, avvocato penalista e civilista della provincia di Torino, sul blog deQuo. it, "è stato esteso anche ad altri ambiti: sono stati così introdotti il Daspo Urbano e il Daspo per i corrotti. Il Daspo urbano è stato introdotto dal D. L. n° 14/2017, convertito nella Legge n°48/2017, al fine di tutelare la sicurezza all'interno delle città e intervenire verso tutti quei soggetti che agiscono contro la salute dei cittadini e il decoro urbano. In particolare, il Daspo urbano garantisce la tutela a: stazioni di trasporto pubblico; autostazioni e stazioni ferroviarie; porti ed aeroporti; istituti scolastici ed universitari; musei, siti archeologici e altri luoghi di interesse culturale e turistico; parchi; presidi sanitari; aree in cui si svolgono mercati, fiere ed eventi. Le pene amministrative individuate dalla legge sono l'allontanamento da tali luoghi e l'imposizione di una sanzione pecuniaria amministrativa di importo tra 100 e 300 euro". Ora, fermo restando su ciocché stabilisce la legge in questione (sulla sua validità ed efficacia non mi permetto di disquisire, non essendo un giureconsulto studioso di diritto o dotto nelle scienze giuridiche, né un penalista o civilista; e non essendo neanche l'ambito appropriato), mi pongo le due seguenti domande: dove sia la presunta minaccia alla salute di altri cittadini nell'umano gesto (o umanamente naturale) del mangiare qualcosa stando seduti sulla scalinata di una chiesa? E dove sia, ancor più, il presunto "attentato" al decoro urbano nel compierlo? Ricordo, andando a ritroso nel tempo nonché pescando con chirurgica precisione (proprio come fanno i pescatori di frodo per catturare le loro prede, usando le micidiali reti con le maglie strette) dentro i turbinosi meandri della mia memoria, di aver mangiato, in Italia (da nord a sud e viceversa), almeno una trentina di volte (dalla focaccia al panino imbottito, dal toast al tramezzino sino alla semplice banana) sulle scalinate di una chiesa (o in vicinanza prossima di essa), o nei pressi di luoghi di interesse culturale e turistico (da un museo ad un teatro, da una biblioteca a una emeroteca) o di aree in cui si svolgevano mercati, mercatini, fiere ed eventi di ogni sorta, nelle stazioni ferroviarie, in ogni buco di culo in cui mi capitasse di sentire languore allo stomaco. Cito a caso la città o il paese ed in alcuni casi anche il luogo preciso: Firenze (Santa Maria Novella, stazione centrale e chiesa con lo stesso nome), Venezia (piazza San Marco), Verona (arena, mercato di piazza Bra, quartiere fieristico), Faenza (fiera), Taranto, Bologna (stazione centrale, piazza medaglie d'oro, piazza XX settembre, porta Galliera, piazza Maggiore), Arezzo (piazza Grande, piazza Duomo), Bari (stazione centrale), Siena (piazza del Campo e piazza del Mercato), Brindisi (stazione centrale, duomo, capitaneria di porto, piazza Vittorio Emanuele, piazza del Popolo), Como, Trieste (stazione centrale, San Giusto), Modena (stazione centrale), Roma, Gallipoli (Lecce), Lecce, Barletta (BAT), Trani (BAT, cattedrale), Andria (BAT, Castel del Monte), Domodossola (Novara), Cosenza (stadio comunale, stazione centrale), Novara, Torino, Ravenna, Matera, Potenza e...etc., etc., etc. Eppure, nulla accadde mai di irreparabile o irreparabilmente grave (per le mie tasche ed il mio portafoglio, soprattutto!). Probabilmente, però, è da aggiungere come io avessi compiuto, tutte le volte elencate (ed altre ancora) l'insano gesto di ingurgitare (mangiare) qualcosa, e di averlo fatto nei pressi di luoghi "proibiti", quando non era in vigore il malefico daspo; oppure, chissà, la mia fu soltanto una algoritmica e casuale questione di feeling...culo. Ma non è questo il punto focale della questione. Il giudizio dei vigili urbani, inoltre, non è affatto insindacabile (a mio parere modesto) e mi trovo anche in totale disaccordo su quanto riferito nella notizia (o meglio: nella notizia ripresa e riportata in toto): cioé, la sacrosanta perentorietà, da parte degli agenti di polizia locale, ad appurare la legge e ad irrorare sanzione dopo averne constatato il (presunto) mancato rispetto.
    ‐ Assurdità e filo conduttore ‐ Una ulteriore ipotesi, tuttavia, potrebbe nascondersi dietro l'eccessivo zelo mostrato dai vigili nell'occasione: quella della malcelata (anzi, del tutto evidente e ben riuscita, dal loro punto di vista, nella fattispecie) cattiva fede. E' possibile, cioé, che la causa del tutto abbia diversa natu..."eziologia"? (termine sovente usato da cerusici, stregoni e antropologi ubriachi...gente affina, ed anche di comprensione indigesta a molti!). Possibilissimo, direi! Al sottoscritto accade, in codesti casi (quando ne vengo a conoscenza, ovviamente), di fiutare puzza di bruciato, che vi sia qualcosa di diverso sotto (appunto). Dalle mie parti vige una massima, un intercalare chiaro e limpido che suona, più o meno, a codesta maniera: "I vigili urbani hanno bisogno di batter cassa, ovvero di rimpinguare le casse del Comune, che ‐ a volta sua ‐ è il loro datore di lavoro!".  Lo si afferma, spesso, quando comminano essi multe a destra come a manca (magari quelle stramaledettissime per sosta vietata o intralcio al traffico, chissà!), ricevendo ‐ in cambio e all'uopo ‐ santissimi vaffancu...benedizioni e baci dagli automobilisti. In questo caso, tuttavia (ovvero se io avessi ragione e l'ipotesi paventata fosse probabile), la notizia della sanzione pecuniaria (oltre a quella disciplinare) comminata alle due ragazze universitarie sarebbe ancor più assurda, oltre ad avere una motivazione (eziologia, dicasi anche) di natura puramente, essenzialmente (e freudianamente!!!) capitalisti...della serie "dettata da esigenze di bilancio", rispetto a quanto invece verificatosi in maniera (apparentemente) alquanto lapalissiana lo scorso 15 aprile sulle strade di Genova. Ma l'assurdità (oltre che la tragicomicità: molti affermano, a ragione, che gli attori comici ‐ tanto quelli in celluloide, quanto quelli che si esibiscono sul palcoscenico di un teatro ‐ siano i più grandi interpreti drammatici su questa terra esistenti!) è, a quanto pare, un filo conduttore del (e nel) capoluogo ligure: come dire che dalla morte avvenuta per colpa di un estintore (Carlo Giuliani) a una multa ricevuta a causa di un pezzo di focaccia trangugiato sulle scalinate di una chiesa il passo è veramente infimo, brevissimo, seppure tra una cosa e l'altra, in realtà, siano passati molti anni. Magari, chissà, il tutto inframezzato dal crollo di un ponte che provochi la incolpevole ed ignara morte di tante (troppe) persone. Ad ogni modo, tuttavia, mi permetto di dare un consiglio a più di qualcuno, onde evitare spiacevoli inconvenienti: durante il prossimo lockdown (potrebbero essercene davvero molti altri, visto che le pandemie o epidemie planetarie che dir si voglia non sono fatto storicamente raro nella storia dell'uomo e visto che gli uomini stessi, nei loro confronti, siano stati sovente spiazzati) meglio sarebbe evitare ‐ da parte di chicchessia (è un pronome, no un locale di Pisa, in Toscana, che davvero esiste!) il bivacco stando seduti sui gradini di una chiesa, visto che il parroco...i "bravi" di turno sempre sono in agguato.