Storie di strada - Giuseppe, il filosofo

La storia della vita di Giuseppe è semplice, essenziale, scarna quasi disadorna (un albero senza foglie); essa si riassume a questo modo, con le seguenti parole: è storia di strada e di ultimi. Giuseppe è uomo minuto, colla barba bianca folta. Alle docce dove lo incontriamo si è appena lavato:
‐ Se non mi lavo da un pò, la gente mi scansa, è normale (np. ne so qualcosa, io, di quelli colla puzza sotto il naso ed il tanfo di merda che...lo portano scritto dentro, glielo leggi dritto in mezzo agli occhi; un giorno di settembre di alcuni anni orsono uno che credevo fosse mio amico mi disse: "Escremento!!!"). Non ho un bell'aspetto. Però, nonostante tutto, anche durante il lockdown me la sono cavata, non so come. Forse perché faccio pena, la gente mi aiuta. Certo, non devo pensarci al fatto che faccio
pena ‐. E'nato a La Spezia, settantuno anni fa:
‐ Sembro più giovane secondo me perchè non ho la pancia ‐. Ci racconta di aver viaggiato molto: Parigi, Spagna, Portogallo.
‐ A Milano sono arrivato solo da poco, ora vivo in Vittor Pisani, in stazione centrale. Li ho il mio giaciglio. Nel 1984 sono entrato in depressione e non sono più uscito di casa per parecchi anni, credo fino al 1999. Allora ero in Italia, a La Spezia, a casa mia. Poi sono andato a Tenerife, in Spagna, quando le cose si sono messe male ma anche li ero un barbone. Non chiedevo nulla a nessuno ma la gente mi ha sempre aiutato. Da vent'anni sono per strada, sono tantissimi. Forse però non ho perso ancora la ragione, questo mi fa piacere. E non ho paura, nonostante sia cosciente dei pericoli a vivere come faccio io ‐. Della sua gioventù ci dice poco:
‐ Mi piaceva molto studiare, amo leggere filosofia e storia e soprattutto storia dell'arte (np. questo è il motivo per cui l'ho definito "filosofo" nel titolo). Sono perito meccanico, pensavo da giovane di lavorare nell'industria, mi affascinava. E di fatto qualcosa nell'industria petrolifera ho fatto e sono stato in Egitto e Libia dove guadagnavo anche bene. Ma era molti anni fa ‐.
‐ Qui in OSF vengo da luglio (OSF sta per Opera San Francesco per i Poveri, associazione che ha sede nel capoluogo lombardo e si occupa di clochard e senza tetto, da qualunque posto del mondo arrivino) e ho incontrato molta umanità. Il futuro? Ci penso al futuro, anche se sto così. Mi piacerebbe ricevere la pensione, anche la minima. Ma non ho vissuto gli ultimi dieci anni in Italia e quindi non mi spetta, dice lo Stato. Sarebbe bello potersi permettere qualcosa, tipo un caffé al giorno. Ma se penso alla mia vita, comunque non ho rimpianti. Sono stato molto fortunato forse, ma non me ne sono accorto, ora è il tempo della malasuerte, come dicono gli spagnoli ‐. 
‐ Sai cosa mi manca? Sono vent'anni che non leggo un giornale, non posso permettermelo ‐. Nonostante quello che afferma Giuseppe debbo contraddirlo e così concludere: "La strada non ha passato né presente e neanche futuro. La strada è la strada, punto e basta: ti ci ritrovi a vivere, spesso, non sapendo neanche il perché o il come sia successo. La vita è così, a volte, un andirivieni senza capo né coda. Comunque lo invidio, addirittura: la mia vita, al contrario della sua, è stata un cumulo di rimpianti, accatastati uno sull'altro come legna secca. Hasta siempre, G!".

(liberamente tratto da un notiziario di OSF, Milano, dicembre 2020).