Tra un the fresco e il silenzio
Oggi mi è capitato, mio malgrado, di assistere a una conversazione.
Erano circa le 12:40: le visite erano terminate ed eravamo tutti in guardiola con il primario a bere un po’ di tè fresco. C’erano il primario, i vari aiuti, noi studenti, la caposala e le infermiere.
Dopo aver parlato delle necessità terapeutiche di un paziente, qualcuno ha raccontato un episodio divertente riferito da un malato, e così il clima si era fatto disteso e sereno.
A quel punto, due infermiere addette agli ambulatori hanno chiesto se, invece di fare l’ora di pausa, potessero svolgere il turno continuato, così da poter rientrare a casa prima.
Il primario e la caposala si sono rabbuiati.
Il primario ha detto loro:
«Siete due decadute».
Un’uscita tanto brusca e infelice dalla sua bocca non me la sarei mai aspettata. Le due infermiere, comprensibilmente infastidite, sono uscite subito dalla stanza.
Io sono rimasta lì, un po’ in silenzio, mentre ognuno diceva qualcosa.
Il primario ha 56 anni, è sposato, ma non ha figli, e il suo passatempo sembra essere accettare gli inviti a cena di chiunque glieli rivolga. Quando invece lui e la moglie restano soli, pare che spesso cenino soltanto con caffellatte. Non so se questa cosa sia davvero vera, ma l’ho sentita raccontare più volte.
Quasi balbettando, ho detto che quelle signore erano giovani, da poco diventate mamme e che, probabilmente, nelle sere d’estate desideravano soltanto poter passeggiare con i loro bambini accanto al compagno.
Il dottore mi ha guardata.
Non ho compreso il significato del suo sguardo, ma poi, con una voce quasi dolce, mi ha risposto che ero intelligente e che ci avrebbe pensato.
Oggi è il 28 maggio, e dentro di me spero che la Madonnina ascolti il desiderio semplice del fioretto di Maggio di quelle due giovani mamme: tornare a casa un po’ prima, stringere la mano dei loro bambini, respirare un poco di sera insieme alla persona amata.
Perché certe richieste non nascono dalla pigrizia, ma dall’amore. ☀️
‐Viola Corallo‐