Un cadavere sulla spiaggia 3 (finale)
UOVO SODO
«Peccato!» disse Yours; chiamando, aveva scoperto che il cadavere era stato già rimosso.
«Si fermi!» strillò Lara all’autista, poi, a Yours: «Dagli l’indirizzo dell’obitorio, presto.» Il detective eseguì sbigottito, ma le chiese come mai avesse cambiato idea. «Ascolta, amico mio: io mi fido di te. Not be born yesterday: se tu mi dici che hai notato “delle cose” sulla vittima, corriamo, prima che facciano a pezzi quella povera donna…»
L’assistente del Coroner, una ragazza bassa e robusta, aveva appena rimosso la lingerie pregiata trovata sulla morta. Non c’era nessuno nei paraggi e aveva fatto prima possibile ad infilare tutto in una busta. La “merce” era nuova, e se fosse stata dimenticata, c’erano molte probabilità di farla sua. Adesso, con latte detergente e cotone, si apprestava a cancellare i segni di quel grottesco make up.
«Ferma così!» La voce imperiosa di Yours fece trasalire la ragazza, che rimase con la mano a mezz’aria. Si presentarono.
Lara iniziò a studiare il cadavere, soffermandosi naturalmente sul viso. Come l’altra era una bella donna, sicuramente borghese. Il trucco che le copriva il viso come una maschera era assurdo, eppure sembrava adatto a valorizzarne certe peculiarità nei lineamenti.
«E’ un #coniglio, giusto?» disse la Kovalski, e l’ispettore assentì, «Però l’estetica non c’entra niente, vedi com’è grossolana la fattura? Di certo un altro simbolo, un altro #indizio per “noi”, forse.» La scienziata si guardò intorno. «C’è altro? Cosa indossava?»
L’assistente del Coroner tremò e vide naufragare i suoi progetti, ma Yours intervenne:
«Una cosa molto… fuori tema, diciamo: un #uovo_sodo probabilmente.» Poi si rivolse alla ragazza «Lo hanno portato qui, signorina?»
«Oh, sì, detective,» rispose lei zelante «ho dovuto faticare per levarglielo di mano senza romperlo.» Rendendosi utile, pregava di “farla franca”! E porse l’uovo, che aveva coscienziosamente riposto in una bustina.
Lara Kovalski lo osservò attentamente e poi sedette su una panca. Intanto il Corner, che Yours conosceva già, fece il suo ingresso. Il medico sembrava contento di trovare un po’ di movimento invece della triste routine di una sala autoptica.
«Ascoltate,» disse Lara, rompendo le “effusioni” « non c’è un minuto da perdere: dobbiamo aprire l’uovo! Credo di aver capito dove si nasconde il prossimo indizio!»
«Ma, veramente, non so se… e poi, le impronte? Ci vorrebbe il Procuratore…»
«Siete sicuri che sia sodo?» chiese il dottore, rivelandosi risolutivo, come al solito e, senza aspettare risposta, segnò col bisturi la scorza, poi, soffiandoci dentro, liberò completamente l’albume, integro ma… marchiato.
Si guardarono l’un l’altro esterrefatti, e Lara si tratteneva dal gongolare solo per rispetto alla salma:
«Lo sapevo!» disse trionfante. Sul bianco dell’ #uovo comparve una #scritta, incerta e grossolana ma leggibile: Sea Garden House.
«Come ho fatto, dici?» la fulminò con lo sguardo «E tu? E voi: come avete fatto a rovinarmi? Con un gioco; uno “scherzetto”: come diceva la tua amica puttana. Adesso te lo spiego io, come ho fatto, signorina Horse, e poi ti mando a “giocare” con le tue amiche: il “Trio” lo farete al cimitero! Per prima cosa sono stata violentata, più volte, davanti a voi, “Trio di Troie”; poi tu stessa mi hai fotografato, facendo credere che, non solo fossi lesbica ma che avevo approfittato di voi minorenni. Mi sono beccata una bronchite, perchè mi avete abbandonata nuda, senza nemmeno un poco d’acqua, a cercare un sistema per uccidermi.» Pamela sedette per terra di fronte a Polly, il suo volto spietato era solcato di lacrime. «Finalmente, mi hanno trovata, ma non per salvarmi, o no, per ammanettarmi. Storpiata e mezza nuda, e, di nuovo fotografata: stavolta per la gioia dei reporter!
Tre mesi in galera; la carriera rovinata, e mentre Leo Hiden si batteva per me, facendo leva sul padre, magistrato, io mi “guardavo il pancino”, perchè dentro c’era rimasto il seme di quel porco, di Colber! Ero incinta, capisci puttana? La mia rovina era appena iniziata.
Uscii dal carcere e, naturalmente, lasciai Hiden, che ne fu sconvolto. E sai cosa fece la tua amichetta Geimy? Lo sai, vero? Se lo scopò, fino al diploma, per “confortarlo”, e per continuare a fottere me. Che ne dici, Polly?»
La donna si morse le labbra, era tutto vero, infatti per questo lei si allontanò dalle altre.
«Allora costrinsi Colber a sposarmi perché col DNA lo avrei incastrato, volevo uno straccio di padre per il mio bambino e una mano per sistemare questa proprietà; non avevo più un lavoro né un futuro. Ma il piccolo nacque morto e tutto cambiò; fu allora che giurai che mi sarei vendicata di voi tre. Due sono già all’inferno, ma tu potresti anche cavartela Polly, che cosa rispondi?»
La donna si rianimò:
«Ti prego, farò tutto quello che vuoi, ti prego!»
«Allora devi seguire esattamente le mie istruzioni. Devi fare la tua parte senza errori… un tentennamento e ti faccio saltare le cervella. Ci stai?»
«Ti prego sì, sì; per pietà!»
«Non c’è un minuto da perdere, ispettore mio, vedi, quest’assassina, perché ormai sono convinta che si tratti di una donna, sembra morire dalla voglia di farsi scoprire… però, non ti offendere, ma credo sappia che le indagini non sono condotte solo da un semplice poliziotto. Si comporta come se indirizzasse i suoi indizi, i suoi messaggi di morte proprio a te e (devo ammettere con un brivido) anche a me, o, comunque, a qualcuno che ha una cultura umanistica, del tutto aliena dalla normale mentalità strutturale di un poliziotto.»
«Guarda Lara, ti stimo troppo per prendermela… ma non capisco cosa vuoi dire, insomma stai insinuando che sono un ignorante?»
La donna rise, e continuò:
«Assolutamente no… anche se per alcuni poliziotti potrebbe essere; io voglio dire un’altra cosa: un assassino seriale, per prima cosa, non vuole essere beccato, neppure in certi casi patologici, quando si tratta di un mitomane o di un eccezionale psicopatico. Se si tradisce lo fa per eccesso di sicurezza, non so se mi spiego; ma qui ci troviamo di fronte a qualcuno che lascia dei veri e propri messaggi: una persona lucida, colta, che sa precisamente dove vuole arrivare. Dovremo stare molto attenti Yours, potrebbe trattarsi di una terribile trappola… metti caso l’assassina voglia vendicarsi anche di noi.»
«Sinceramente Lara, per un vecchio segugio, come me, questa possibilità non viene mai scartata…»
«Uhm, non so! C’è qualcosa di molto strano nella faccenda.» la Kovalski continuava a lambiccarsi il cervello. «Insomma… se il killer ha tanta voglia di inviare messaggi, perchè le sue tracce sono indirizzate a una persona di cultura? Non sono tracce per te… o comunque per un poliziotto.
Dovrai ammettere che, uno di voi, ci sarebbe arrivato, probabilmente, ma come… e quando? Rivolgendosi ad un esperto e magari aspettando qualche mese per ottenere una interpretazione attendibile… No, vecchio mio, questa maledetta ce l’ha proprio con noi. Attento ispettore… cerca di ricordare con chi hai parlato di me!»
Le parole di Lara lasciarono il detective sconcertato; rimuginò parecchio su quello che gli aveva detto. Intanto, con le auto, sfrecciavano verso una piccola Pensione di Folkestone.
«Comunque, adesso potresti dirmi come…» Yours era leggermente seccato ma la dottoressa era troppo sveglia per permettergli di serbarle il minimo rancore.
«Un attimo ancora…» disse mentre continuava a smanettare sull’iPhone dell’ispettore, stava consultando internet:
«Ecco, ora potrò darti risposte precise.
Il volto dipinto non era la follia perversa di un trucco da depravati, bensì, come hai notato tu stesso, un’alterazione voluta di tratti somatici riconoscibili nel viso… “l’artista” ha esaltato le caratteristiche del volto che ricordavano vagamente il musetto di un coniglio.
Vedi, in passato, molti studiosi hanno cercato di approfondire una “scienza” del tutto inaffidabile ma che ha avuto, nel corso della storia molti seguaci: la Fisiognomica… probabilmente, ne hai sentito parlare se hai letto qualcosa di Cesare Lombroso, un medico e criminologo italiano.»
Yours fece cenno di sì, seguiva i ragionamenti della sua amica ma intanto una parte della sua mente elaborava mille congetture e si perdeva in mille ipotesi. Non era uomo da lasciarsi prendere da emozioni irrazionali ma quella sera un presentimento doloroso e inafferrabile gli attanagliava l’anima come una morsa. Gli sembrava di sentire un alito, gelido e cattivo, pressargli sulla noce del collo.
«Ma osservando quella donna e il suo viso stranamente truccato, mi sono ricordata di un altro italiano, scienziato, naturalista e alchimista: Giambattista Della Porta.
Il Della Porta visse a Napoli, nella seconda metà del ‘500, ed era un assertore convinto della fisiognomica; la considerava espressione di un certo carattere della persona che prende spunto dalla sua somiglianza con determinati animali… ricordo ancora i disegni sconcertanti raffigurati nei suoi trattati.
Ma lo scienziato era anche un esperto di crittologia e di codici segreti, insomma lavorava per il controspionaggio dell’epoca…»
«E inviava messaggi segreti nelle uova sode? Ma com’è possibile? Come faceva a richiudere l’uovo?»
«E chi ti ha mai detto che le apriva, le uova?» Lara sorrise, era una divulgatrice e amava condividere ciò che scopriva con la sua arguzia.
Nel profondo della sua mente, nonostante tutto, la scienziata cominciava ad apprezzare la sottile sequenza con cui, l’assassina, imbastiva quella teoria di indizi… Lara ne era sempre più convinta: quella persona la conosceva e quella macabra storia la stava scrivendo proprio perchè lei la “leggesse”.
A cosa avrebbe portato quella caccia? Quale destino li attendeva?
Non poteva nascondere a se stessa una certa paura: la killer era furba e spietata, e se lei era una vittima nel suo mirino, non aveva molta fiducia di uscirne viva. Si riscosse dai cupi pensieri e di nuovo si rivolse al suo amico.
«Versando 30 grammi di Allume in mezzo litro di Aceto si ottiene un inchiostro speciale, estremamente volatile: questo colorante, in circa 24 ore, attraversa la buccia dell’uovo, che è porosa, e deposita il messaggio scritto sull’albume.
Semplice e ingegnoso, non trovi? Ah, l’Alchimia, che scienza interessante…»
Sulla collina vicina, nel tramonto, si stagliava una villa elegante, un cartello stradale laccato, recitava in bella grafia: Sea Garden, 800 mt.
L’ULTIMO MISTERO
La Pensione era al buio e silenziosa. Nel parcheggio tre auto, chiuse. I poliziotti avanzarono cauti verso l’ingresso, mentre un gruppetto aggirava la palazzina, per controllare il retro.
Il primo gendarme a salire i pochi gradini del patio, fece un salto all’indietro, sconvolto: sulla destra, gettato per terra come spazzatura, il corpo nudo di una donna giaceva senza vita. Si fecero ancora più guardinghi. Yours andò avanti ma chiese a Lara di restare in macchina con una guardia.
La dottoressa ricusò il suo invito e volle seguire il piccolo drappello, mentre si dirigeva verso l’unico barlume, all’interno della villa.
La luce di un solo neon non illuminava granché ma permetteva di vedere l’interno del garage: la vittima era in ginocchio, completamente nuda, le mani legate dietro la schiena e un cappuccio di stoffa sulla testa; alle sue spalle s’intuiva un’altra figura, e si faceva scudo col corpo di Polly. La mano, puntata sulla nuca, stringeva di certo una pistola.
«Fermi o sparo!» gridò una voce femminile, era tesa. Anche l’assassina indossava un cappuccio: i volti erano irriconoscibili. Il gruppetto sulle scale si bloccò, Lara sussurrò al detective:
«Riconosci questa voce, Yours?»
L’altro scosse la testa: «Assolutamente… mai sentita prima, perchè?» la donna
sembrava perplessa.
«State zitti, non fate un solo passo, o lei muore!» Dovettero obbedire. Un bisbiglio tra
vittima e carnefice, forse una minaccia.
«Ti conviene arrenderti» cominciò Yours con freddezza «l’albergo è circondato, sappiamo chi…»
La donna premette l’arma sul collo della Horse: «Taci, capito? Non c’è tempo. Lara, venga avanti, lei da sola.»
L’anziana per poco non svenne a sentirsi chiamare ma riuscì a scendere gli scalini.
Ancora bisbiglii, poi la donna continuò a voce alta:
«Va bene, ferma! Complimenti, è stata brava, chi mi ha parlato di lei mi aveva avvertito. Ora avrà capito tutto, potrà spiegare come sono andate le cose.» Lara ascoltava terrorizzata e confusa; eppure sì, aveva dei sospetti e adesso sembravano concretizzarsi, ma tutta quella scena le suona va strana, come fosse una recita.
«Lei lo capisce, Lara, non era possibile andare avanti così. Perchè illudersi? Sa come sono diventata “importante”, una donna a prova di indagini?» Yours sudava freddo, tutta quella storia gli stava distruggendo la mente; doveva pensare eppure, qualcosa dentro di lui, cercava violentemente di non capire. «Mi sono fatta amici importanti, mia cara. Questa pensione era il luogo ideale ed io non avevo più niente da perdere, lei mi capisce. Non c’è futuro; solo una breve meravigliosa pausa in “Paradiso”. Ci pensi lei; di lei mi fido. Addio, Lara Kovalski!»
L’assassina si alzò in piedi, Lara era fin troppo esposta ed elaborava mille congetture; sudava e tremava, terrorizzata.
La donna in jeans si allontanò di tre, quattro passi, e prese accuratamente la mira, sembrava pronta a giustiziare la vittima.
Era ben in vista, ma Yours non ebbe il coraggio di sparare, il dito sul grilletto si sarebbe contratto e, probabilmente, ucciso un innocente. Il poliziotto alle sue spalle, invece, perse il controllo: una raffica rumorosa falciò il petto della donna incappucciata che stramazzò al suolo senza un gemito.
Un’ambulanza si allontanava con Polly Horse a bordo: provata, spossata ma viva.
Invece, il corpo di Pamela Bridge era ancora nel garage; era morta sul colpo e, forse, aveva ottenuto ciò che voleva.
Yours guardava il mare buio, seduto a una panca di rattan, nella veranda dell’Hotel. Lara lo aveva difeso dalle domande dei primi cronisti, poi gli sedette vicino.
«Non ha sofferto, l’ha detto anche il dottore.» Disse piano, controllando la reazione del detective. «Devi farti coraggio. Lei ti ha amato molto; credo che il tempo passato con te sia stato il periodo più felice, nella vita di “Eva Pool”! Ma il suo destino, come Pamela Bridge, era segnato. Ha fatto parlare Polly al posto suo perché tu non ne riconoscessi la voce.»
«La sua pistola era scarica…» disse Yours con un filo di voce.
«Lo so, amico mio… ma nessuno poteva immaginarlo.» La dottoressa si fece coraggio e gli prese la mano. Yours si irrigidì ma poi gliela strinse e, voltando la testa dall’altra parte, cominciò a piangere silenziosamente.
«Le hanno rovinato la vita! Nonostante tutto, io non riesco a condannarla. E’ stata una vendetta tragica, dove lei ha sofferto per prima. Vivere accanto a quel Colber, la su prima vittima. Tensioni, minacce, rancore… lei: una mente così brillante. Ora lo devi accettare, Yours, Eva Pool era solo un fantasma: nessuno deve sapere! Sono sicura: è stata questa la sua ultima volontà; quando ha costretto Polly a parlare al posto suo… parlava a me, ma il suo messaggio era per te. Non devi mollare, lei non avrebbe voluto.»
Pamela Bridge aveva già redatto un testamento, lasciando la Sea Garden ad un Ente benefico che aiutava le giovani madri vittime di stupro. Grazie ai suoi “amici” potenti e con una serie di cavilli la proprietà rimase salda, nonostante gli attacchi legali delle famiglie delle sue vittime.
Polly Horse fu dimessa dall’ospedale ma non si riprese mai completamente dai sensi di colpa e dal trauma subito.
L’ispettore Yours, dopo un lungo periodo di aspettativa, tornò al suo lavoro di sempre. A volte, si reca ancora dalla sua vecchia amica Lara e le chiede anche qualche aiuto sulle indagini in corso, ma tra di loro non hanno parlato mai più di una donna chiamata Eva Pool.
FINE