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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • Cosa accade quando l’acqua incontra l’olio? Che succede quando l’ultima delle romantiche incontra il primo dei cinici? La legge degli opposti vuole che si sentano irrimediabilmente attratti l’uno dall’altra, e questo accade nell’ultimo libro di Federico Moccia “L’uomo che non voleva amare” (2011).
    Questo incontro porta però una conseguenza: le fortezze di entrambi subiscono una piccola incrinatura. Dalla collisione dei loro due mondi qualcosa comincia a cambiare, ed ecco che all’interno di una storia immersa nel quotidiano, tra coppie che si tradiscono, si lasciano, si fingono e si cercano, tra segreti sepolti nel passato e altri incastrati nel presente, Moccia intesse abile un’altra storia che, più o meno prevedibilmente, pone tanti dubbi e tante scelte ai protagonisti. L’opera di immedesimazione funziona e il lettore vuole vedere come andrà a finire, tanto da “perdonare” anche i bellissimi voli pindarici, visto che il protagonista, Tancredi, è un aitante, intelligente e ricchissimo sciupafemmine e famiglie, ed ha tutti gli strumenti materiali per stupire una donna e anticiparne i desideri (probabilmente il sogno nascosto di tutti). Jet e isole privati, lusso sfrenato ed una specie di sistema di servizi segreti che rende il protagonista quasi un vice-narratore onnisciente fanno da contorno ad una storia che si scioglie bene tra corteggiamento e strategia, azione e introspezione, trasgressione e sogno, con una sensibilità quasi femminile nel cercare di affrontare l’atavico combattimento tra amore romantico e amore passionale.

    “Era come quando ti svegliano di soprassalto, ti ricordi cosa stavi sognando ma ormai è troppo tardi. Nei sogni va tutto come vuoi tu, senza difficoltà, senza che nessuno si dispiaccia o abbia da ridire qualcosa. I sogni sono semplici” (Federico Moccia)

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • Un paesaggio verissimo e insieme surreale, una voce ingenua e trasparente ma nello stesso tempo pungente e quasi feroce nella descrizione pura e diretta della piccola grande realtà che la circonda. Questi i tratti più intensi di questo romanzo ambientato tra case e stradine della provincia lombarda, tra mura e boschi di piccole comunità incardinate sui propri cadenti pilastri quali la bigotta del paese, il parroco, la scuola con i suoi bulli e le sue vittime. Una di queste vittime è Corradino, il protagonista, che subisce la violenza del padre, uomo senza anima e senza ragione, quella dei compagni che lo prendono in giro mortificando il suo nome e con quello tutta la sua vita, e con queste anche la violenza di tutte quelle manifestazioni e circostanze della vita e della sorte che un bambino senza l'aiuto di chi lo ama non riesce a comprendere, o almeno ad interpretare. E allora Corradino impara a vivere solo e sospeso tra due dimensioni, quella reale e comune e quella tutta sua, interiore e altrettanto vera nella propria mente, in cui uomini e supereroi, esseri umani ed abitanti di altri pianeti si fondono e si confondono, creando un'altra possibilità dell'esistenza, un altro mondo possibile, non scevro da paure e insensati sensi di colpa. Unica ed affascinante costante della  vita di Corradino, così sperduta e vera, è la madre che condivide con lui l'attenggiamento arreso e nostalgico di chi aspetta una soluzione, di chi non ha la forza di gridare e attende che la salvezza arrivi da un improvviso sguardo della sorte, fosse pure la morte di chi fa loro del male. Ad accompagnre questa realtà e i pensieri e sogni di Corradino sta il mistero del centenario abitante di "Villa Kestenholz", i terribili racconti che la vox populi ha costruito nel tempo attorno alla vecchia casa nel bosco e i suoi fantasmi, che diventano uno stimolo alla scoperta, una ragione di impegno e di sforzo, un motivo di tremendi incubi notturni ma anche la fedele spinta a non cedere alla solitudine. Fino a che questa diventerà la più dolce delle sorprese, la più amabile delle carezze, una rivelazione o ispirazione a trovare la propria strada, a saper dire finalmente a se stessi: "Se non vi piace Corradino, chiamatemi come vi pare..."

    [... continua]
    recensione di Sabina Mitrano

  • Un cupcake è per sempre!
    Lo sapevate che se si scaglia un cupcake contro un muro, si ottiene il rumore di una testa che affonda in un cuscino? 
    Piccolo, glassato, fluffoso, ricoperto di frosting o decorato, sempre "in tiro" ben adornato dai pirottini colorati e intagliati, decorato con creme e zuccherini color pastello, caramelle, fiori, etc.
    Perfetto il pomeriggio con il thè ed il caffè, riesce sempre a strappare un sorriso, ma soprattutto sa come far emozionare i lettori. Realizzare il sogno di aprire una pasticceria (è questo l'obiettivo della protagonista, Leilani Trusdale) rende un romanzo dalla trama piuttosto comune, un delizioso passatempo adatto anche a chi torna stanco da lavoro. La trama è semplice, ripetitiva e poco originale ma è certamente fantasiosa: a nessuno era mai venuta in mente l'idea di rendere protagonisti dei dolci.
    E' il primo romanzo di una serie composta di quattro libri, in cui non mancano le ricette, alla fine, che preparano il lettore ad avere l'acquolina in bocca per coronare una lettura leggera che potrebbe addirittura considerarsi estiva.

    [... continua]
    recensione di Francesca Arangio

  • Questo agile libretto di Beatrice Bausi Busi riserva una vera sorpresa: sei racconti, veloci, intriganti, a volte addirittura inquietanti, ma tutti valgono il tempo di una nostra lettura.
    Partono da un'idea luminosa, uno spunto brillante, si dipanano in una prosa piacevole e diretta, con un approccio immediato che si fa vicino a noi, proprio sotto le nostre mani ed i nostri occhi, e poi si concludono con un'ironica chiusa che svela la profonda disincantata e sorridente umanità dell'autrice.
    Brava, la nostra Beatrice, brava veramente a risolvere in poche pagine idee solide come roccia, brava a comunicarci l'ansito dell'inconoscibile, appena dietro le nostre spalle, nel vento.
    La prefazione di Lia Bronzi ci fa intravedere oltre la superficie delle parole, un'altra possibile verità molto pesante, più nascosta, forse, e sicuramente più ardua a comprendersi.
    Quello però che riconosciamo immediatamente all'autrice è la capacità di scrivere con empatia: sa incuriosire subito, sa interessare, è spontanea nelle espressioni, non stanca e comunica il piacere che lei sicuramente prova a scrivere.
    E noi, sicuramente, a leggerla.

    [... continua]
    recensione di Niva Ragazzi

  • Storie di cavalieri e di regnanti. Storie di intrighi e giochi di potere. Veleni conservati in preziose ampolle, tornei sontuosi e ricchi di campioni. Guerre fatte di spade, scudi e mazze ferrate. Nel fantastico ma dettagliato mondo che George R.R. Martin costruisce lungo i capitoli che compongono la sua avventura narrativa, c’è tutto questo e anche di più. Troppo semplicemente confinato nel genere “fantasy”, la saga dei sette regni è invece una consapevole, lucida e moderna rivisitazione di un epoca molto simile a quella medievale, con solo qualche accenno, tuttavia significativo, ad elementi più classici della letteratura fantasy. L’esordio delle vicende che si alterneranno nelle terre dei sette regni, si apre con il primo libro "Il trono di spade". Eddard Stark, lord  di Grande Inverno, domina nelle terre del Nord, luoghi freddi, solitari, eppure sicuri e avvolti da un clima di serenità, efficienza e quieto vivere. Ma le novità sono poco lontane e sarà il Re, Robert Baratheon, sovrano di tutti i sette regni, amico e compagno di numerose battaglie di Ned Stark, a portarle direttamente nella casa di quest’ultimo, suo fidato e leale alleato. Alla corte di Approdo del Re, città forte della nobile casa regnante dei Baratheon, conosceremo la ricca e potente famiglia dei Lannister, insediatasi per via del matrimonio avvenuto oramai molti anni prima tra la loro bellissima figlia, Cersei e il re Robert. Saranno numerosi i nomi delle varie casate che, in un modo o nell’altro verranno coinvolte nelle vicende che con ritmo spasmodico e quasi sempre imprevedibile inizieranno a ruotare attorno il trono di spade, simbolo primo e storico del dominio sulle terre conosciute all’uomo. Ma poseremo uno sguardo anche al di là del mare, dove un popolo selvaggio, guerriero e senza alcuna cognizione di ciò che avviene nei fasti dei castelli d’occidente, affila le sue armi sotto la guida del loro nuovo leader. Udiremo infine, la sibillina presenza di forze oscure, che insistentemente premono dal nord. Un libro al quale faranno seguito altri volumi che sempre con maggiore interesse si faranno leggere. Un libro che è uno spettacolare e ben riuscito prologo ad una meravigliosa e ben congeniata avventura di altri tempi.

    [... continua]
    recensione di Raffaele di Ianni

  • Walter Veltroni è un oratore. Uno a cui piacciono le storie. Per questo, anche nel suo ultimo libro “L’isola e le rose” è partito da un fatto vero, tutto riminese, avvenuto in quegli anni in cui tutto poteva accadere, in cui nell'aria c'era quella libertà di pensiero e di idee di cui oggi forse sentiamo la mancanza.

    Nella realtà è stata costruita una piattaforma in mezzo al mare, in acque extraterritoriali, per fini turistici, da parte di un sognatore negli anni ’60. Nel libro la piattaforma è la realizzazione di un’utopia, presa nel suo significato più autentico: un non-luogo che invece esiste, un’isola in cui liberare le aspirazioni e la creatività senza dover rendere conto a nessuno. Un posto in cui essere come si è, all’impronta di letteratura, musica e arte, privi di logiche di mercato e di manipolazioni. Tutto è portato avanti da quattro ragazzi, le cui storie si allacciano e si dipanano fino alla risoluzione finale: sono accomunati da un sogno e dalla veemenza della loro giovane età, e tutto fila liscio finché non devono fare i conti con quelle stesse logiche di mercato che volevano evitare.
    L’isola  fa paura, nella realtà come nell’immaginazione, alle principali forze economiche del Paese. Qualcosa che unisce fa paura a chi ha bisogno del controllo: perciò la sua fine è inevitabile. Questa storia è raccontata in modo piacevole, con delle punte di ironia paragonabili a certe scene dei film all’italiana, a cui il libro è stato paragonato.

    “Questa è stata la nostra vita, ragazzi. Abbiamo conosciuto tutto tutti insieme, nello stesso momento. Siamo il prodotto di una matrice comune. Siamo stati sfrontati e sicuri, ora siamo fragili e impauriti. Ma abbiamo vissuto, scalato. Siamo caduti e risaliti. Abbiamo vinto e perso. Siamo stati vivi. È l’augurio che faccio a voi, oggi. Pensatevi nel tempo, non nell’istante. Abbiate l’ambizione di fare qualcosa di grande e dunque immaginatelo, sognatelo. Non sono i sogni non realizzati ma quelli non fatti a rendere futile e stupida una esistenza” (Walter Veltroni)

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • La mia dolce cenere, una silloge di cinquanta poesie, che si presenta con testo a fronte in lingua serba. Un percorso intimo ed introspettivo, di tematiche attuali ed esistenziali che attraversano la coscienza del singolo, in più fasi del cammino umano. Passaggio diretto verso la parte più “pessimistica” e malinconica: “trapassa le cose vive da sé al fianco e nel fuoco di tutte le cose” per trovare in “dulcis in fundo”,  il ponte che unisce silenzio e parole, creazione e cenere, tempo e spazio. Monica Osnato diviene voce instancabile; nonostante la fatica del quotidiano vivere. “Parlerò del seme/ che porta agli occhi/  il suo elogio della penombra/ dirò delle mura degli orizzonti”, immedesimata di chi vive in prima linea il combattimento di volere vivere.
    “Dalle mie ossa/ da ogni sillaba”, senza scomporsi, “vola tra luci e fantasmi delle sue torri bianche”, ricostruendo “tra le radici  ignorate e marcite”, trasformazioni allegoriche di ricordi e tentando di dare risposte presenti, ad azioni, che lasciano spesso, il vuoto. “Una poesia  che non ha fine/ silenziosa erode il marmo delle mura/ della pelle stessa/ e lascia vivi/ a morire in un barlume  di luce/ soltanto intravista.”
    Fiume di immagini, di “macchie scure sull’acqua”, scorrono per arrivare alla porta: il mare. Infinito e misterioso, naufrago e compagno, viaggiatore sapiente e paziente di attese e di canti alla luna o di messaggi portati dal vento. Consapevolezza di  arrivare a “un porto dove attraccano le stelle, di rose sfacciate”, di “candori sospesi”, di origine e di esili inclementi. Amore imperfetto che lascia segni e rumori, ricamato sulle distanze. Fragilità che mostra la sensibilità umana persa in assurde paure, per cui basterebbe un solo “guizzo”, per smascherare i “demoni accaldati”, risvegliandosi nella reale oasi, fatta di follia, di versi, di magia e sete “nel sogno dell’oggi”, senza più  temere di chiamare per nome, anche il mondo. Una conquista nel riconoscere i limiti, e dalla cenere, diventare “l’uccello dalle ali di fuoco”, così spalancando, una matura dolcezza.

    [... continua]

  • Come si potrebbe reagire di fronte all'sms di uno sconosciuto? Nell'epoca delle due vite, una virtuale e l'altra reale, siamo davvero capaci di distinguere cosa è finto da cosa è concreto? E quale delle due vite sceglieremmo, se dovessimo? E' il gioco che hanno fatto Federica Morrone e Cristiana Rumori. E' quello che accade ad Anna, che vede interrompere il corso delle sue giornate dall'sms di uno sconosciuto, che forse l'ha notata chissà dove, chissà quando, o che forse ha semplicemente sbagliato numero. Come reagire, nell'era del terrorismo mediatico, degli stalker e del Grande Fratello? Rispondere o ignorare? E come rispondere? E se fosse uno sbaglio? E se al contrario fosse un'occasione?
    "Il teorema dell'amore perfetto" è un lavoro a metà tra divagazione, divertente da leggere e probabilmente ancora di più da scrivere, e un viaggio, consolatorio per chi legge e perfetto per sognare sotto l'ombrellone. Romanzo epistolare del terzo millennio, è scritto con simpatia e semplicità, con tenerezza e ironia. Perchè, prima o poi, tutti finiamo per desiderare un profondo coinvolgimento (senti-)mentale prima ancora che chimico, che nella vita ci faccia sentire di essere conosciuti e magari amati per quello che siamo dentro e non solo per quello che appariamo da fuori. Perchè il Caso spesso ci sfida e altre volte ci aiuta. ..."Perchè una lettera meravigliosa sarà inutile se non sei"

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • Cosa succederebbe se la televisione diventasse uno strumento divulgativo per la filosofia? E di cosa parlerebbero i maggiori pensatori dell’antichità se si trovassero nella situazione paradossale di poter conversare tra loro? Giovanna Zucca, infermiera alle prese con una tesi in filosofia, propone con un'ironia inarrestabile un "trip" pazzesco in cui, ad una puntata di "Porta a porta", prendono parte nientepopodimeno che Aristotele, Platone, Epicuro, Pitagora e i filosofi contemporanei Gianni Vattimo, Luciano De Crescenzo e Massimo Cacciari. Davanti allo schermo ci sono delle persone normalissime, dai romanacci al professore di filosofia, che seguono i discorsi improvvisamente svegli, come se per la prima volta potesse valere veramente la pena guardare la televisione. Altre comparse si aggiungono nel libro e il quadro si completa attraverso presenze come Cartesio, Socrate ed Empedocle.
    L'autrice si diverte molto ad immaginare un'interazione possibile tra tutti loro, col senno di poi, provando ad indovinare pensieri, convinzioni e modi di pensare, e lasciando che siano loro stessi a spiegare, finalmente, quello che veramente intendevano dire.
    Scrittura lesta ed accattivante, l'ideale per colmare una distanza e sfatare qualche pregiudizio di troppo: com'è nata la filosofia? Com'è stata distorta? Cosa di buono è arrivato fino a noi? Come hanno potuto, i vari pensatori, influenzare i loro contemporanei e come hanno condizionato i loro successori? Delle domande interessanti che l'autrice scioglie in maniera ironica e forse un po' birbante, fino a toccare il punto che le sta più a cuore: la filosofia è o non è una disciplina pratica?

    "Io non voglio proporvi una vita misera e meschina, come qualcuno vuole farvi intendere. Voglio solo che non agiate sull'onda di impulsi indotti dall'opinione e dalla società dei consumi, che vi spinge a consumare, consumare, consumare, perché vi ha fatto credere che solo così potete esistere. Ebbene non è vero! Non esistete in quanto consumatori, ma esistete perché l'esistenza è più forte di ogni condizionamento. E allora vinceteli, i condizionamenti, emancipatevi, siate padroni del vostro pensiero e non schiavi!". Applauso anche per Epicuro, che, modesto modesto, se ne va senza grandi gesti. (Giovanna Zucca)

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • L'inglese. Cosa dire? La lingua più parlata al mondo? Che sia per lavoro, viaggio o anche semplicemente per capire il testo di una canzone, serve eccome! Finalmente un libro di cui italiani (e non solo) avevano bisogno. Quando, dopo aver vissuto in Inghilterra, mi ritrovavo a correggere frequentemente amici o quando dando ripetizioni cercavo di spiegare le diverse proposizioni che danno a un solo verbo innumerevoli significati, alla domanda: “ma perché?” rispondevo quasi sempre: “perché è così”. Come spiegare una cosa se non si sa come? Ora si può! Questo libro è a dir poco geniale. Pagina per pagina, con spirito, allegria e semplicità estrema, aiuta efficacemente non solo a capire le differenze o i vari significati più comuni per evitare gli errori, ma, come dice anche il titolo, a ricordarseli per sempre. Per non parlare del problema più diffuso, quello di tradurre letteralmente ciò che si vuol dire, rischiando spesso di non venire capiti o di fare anche qualche bella figuraccia. Per esperienza personale, prima di trasferirmi, un libro così a scuola sarebbe stato una manna dal cielo. Non è un semplice manuale da imparare a memoria, ma molto di più: con i suoi esercizi e cruciverba divertenti, domande e vignette simpatiche mette in moto la mente del lettore, lo coinvolge fino a farlo arrivare da solo alla risposta! Quale modo migliore di imparare una lingua se non quello di capirla fino in fondo anche con l'aiuto di qualche chicca culturale? La fonetica come punto dolente? Si può imparare anche senza impazzire con simboli “strani” che si dimenticano facilmente. Modi di dire, barzellette, gaffe più o meno anonime di studenti fanno sorridere il lettore, rendendo questo libro una piacevole lettura a prescindere dall'uso che se ne vuol fare. Insomma chiaro, semplice, diretto, breve ed efficace. Da inserire anche sulla lista dei libri di testo scolastici. Perfetto anche come regalo! Consigliatissimo!

    [... continua]
    recensione di Katia Guido