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Poesie di Rita Stanzione

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  • sabato alle ore 0:02
    Petit-Onze n.3

    Spiccano
    gli asfodeli
    come giurando terra
    Due tre grida imprendibili
    Connubio

  • venerdì alle ore 15:42
    Aggrappiamoci a tutto

    Ci vorrebbe una musica
    da morire insieme
    un Sì dopo il Là
    -tra un minutoluce dove sei?
     
    non so il nulla che non sia
    davvero

    ci vorrebbe uno spartito
    da registrarci, fino
    allo sbiadire del segno
     
    ci sarebbe mai
    un’orchestra
    disposta a suonarci?

  • domenica alle ore 23:45
    Mi prendo cura di te

    Oggi tocca a me
    difendere lo scrigno delle emozioni tue
    dirti solo ‘Va tutto bene’
    per cacciare le spine dalle tue primavere.
    Tocca a me tornare a quel bivio
    dove i fili ci staccano
    rovesciare il vaso del tempo- 
    il tempo che mi hai partorita
    e non espulsa del tutto-
    senza lingua parlarti,
    senza piedi scalciare da dentro 
    per dirti che è come un abbraccio -più caldo-
    e che mi prendo cura di te.

  • 12 maggio alle ore 20:40
    La polvere del cielo

    Era la stella scelta per bramare
    correre arrivare
     
    gli attimi, innesti
    in diamanti scavati con le mani
    credenti seriali – da non restare soli.
     
    Tutta la distanza
    lentamente rivoltata:
    l’ala è parola per stupire,
    compluvio di orizzonti.
     
    La perdo, bisbiglia, s’annuvola.
    Stende il buio nel passo
    mi lascia a casa con la polvere del cielo
    fissa, a rigare gli occhi
    prima di tornare
    incanto, destinazione.
     

  • 10 maggio alle ore 14:20
    D'erba vestiti

    -Di feltro la tua mano
    a ricercare il fiore.
    Setoso scorre un brivido
    nel prato dove sono
    e vorrei essere- 

    -Fino all’anima vibri
    mio calice d’erba. 
    Attendimi sboccio, 
    della vena nativa 
    le tue zolle si allietino-

  • 07 maggio alle ore 20:09
    Acqua sui sassi (acrostico)

    Acqua lenta sui sassi 
    cola in cristalli
    quantità indecifrabile
    unita al soffio dell’aria
    antica fuga 
    senso del poi e
    ubiquità degli istanti
    inarrestabile
    scia 
    ancestrale la tua
    sonorità 
    sottovoce
    in eterno andare

  • 06 maggio alle ore 0:15
    Il corpo docile al mattino

    Il corpo docile al mattino
    vorrebbe, non sa avversare
    la sua docilità 
    ombra intagliata dai coltelli 
    di una coperta rude, lampada 
    vuota d’anima. La bella nuvola, spezzata.
    S’infila stretto nelle calze, soffoca
    il nudo dentro, adagio 
    temendo il laccio della luce.
    Infila e stringe, voci d’estranei a sé
    da labirinti a bracci violamaro.

    Immagino le vene concave 
    in una cesta a respirare 
    ossigeno nativo: scende
    l’uccello dall’ala azzurra 
    a separare il greve
    -quasi ne muoio di sollievo
    di là dai frangiventi, incontro
    di fuscelli e solchi d’aria.

  • 04 maggio alle ore 16:32
    Dentro fino al vero

    Folle di pitosfori
    questa notte
    -come in van Gogh
    il denso, il segno insepolto -
    corrono
    fragranze postume di fole
    al non sentire dove
    collassa il vero -solo a guardarlo.
    E infilo gocce di linea franta
    la pioggia a salve mai
    ma agemina di flutti-anelli
    poi è lo scorrere sul lago
    e a dire creste, colmarci. Ché oltre questo
    siamo acqua dispersa nei pozzi.

  • 01 maggio alle ore 7:17
    Eterno fuggente

    La chiara percezione
    mi assale
    di avere nelle tasche
    l’eterno fuggente, numeri
    di un’infinita serie peggio di ombre molli
    scivolare via per le gambe.
    Comprese le rincorse per l’oggetto amato
    in un tramonto in cardi neri,
    compresi i nomi delle minutaglie
    bottoni erosi a penetrare il petto
    come gli occhi di assenti dietro le stazioni.
    Vorrei risillabare i pappi che allontana il vento
    è quello il rarefarsi
    dei miei bambini-favola.
    Saranno rastrellate ciocche di crisantemi
    e io, madre d’autunno
    soffoco l’ultimo lembo di appartenenza
    in terra -e di un monolito di provenienza ignota
    farò il mio dio scientifico, da pregare a pelle.

  • 28 aprile alle ore 15:09
    Dimora dei nonni

    Di tanto in tanto tornano, i nonni
    sospesi in un bouquet di antichi 
    sfioramenti. Se ci precedono 
    o vengono a seguirci 
    fanno il rumore di un sorriso
    resuscitato, malgrado il velo 
    che non respira più.
    Lui è di un onesto tacito
    come sempre, dopo che i campi
    li ha addomesticati.
    Nel vano di un armadio 
    di buchi e tarli, tornano. 
    C’è un abito d’organza 
    mi veste di lei - per gioco
    vado negli anni trenta, sono la statua
    del lume a olio, che non si rivela. 
    Parla, eppure. Ripete
    -con i capelli lisciati e lunghi 
    sembri una signorina uscita da un dipinto-.
    Il coraggio non l’ebbe di dire che lo ero, 
    con quella lacrima curiosa 
    evaporata nel conforto.

  • 25 aprile alle ore 18:38
    Perfino le tue sillabe d'erba

    Trasmuterà, la bianca ruggine 
    ancora anello intorno ai colli di piumette 
    a gradazioni al blu,
    per intuizioni di giumelle 
    giadasmeraldo il fiume sbuca. 
    Perfino le tue sillabe d’erba 
    si allungano invisibili -non smetto di ascoltare
    ebbra al meato sporto a primavera. 
    Ma noi: non siamo
    avidi filamenti nel verde di fanghiglie? 
    Un ansito, il frinire d’acqua 
    sulle acacie, siamo?

  • 24 aprile alle ore 19:21
    Un tappeto di amaranto

    Non dormo
    di ronda a strali esistenziali
    sobillatrice di torpori 

    del bisogno respinto
    margine di prolassi remoti
    adorno visioni -fugacemente 

    Si desta sollievo, una polvere 
    di riguardosa concupiscenza:
    vite immaginate, dai crampi intatti 
    mai messe al bando
    mai quanto l’urgenza 

    come segno semplice 
    mi troveranno, albina
    sotto un tappeto di amaranto

  • 22 aprile alle ore 22:51
    Gravida

    Nella vecchiaia della Terra
    è nascosta la mappa dell’esistenza
     
    E’calda accoglienza
    che ci tiene nell’amnio
    sempre più gravido
     
    Panta rei
    tutto nasce e poi tutto va
    ma la madre più fertile
    ha memoria
    in ogni sua zolla
    culla passati e presenti
    invisibili palpiti
    accenni di vite
    padri
    madri
    intere generazioni
    di ossa e pensieri
     
    E tagliano il tempo
    ingegni sguardi passioni
    dettagli senza un nome
     
    la materia risale
    essenza chiama essenza
     
    per loro
    la Terra trema
    e la roccia si spacca

  • 22 aprile alle ore 22:15
    Sorsi di terra

    Sorsi e sete.
    Ancora sorsi, sete di speranza.
     
    L’odore di terra s’è perso nel fiato
    di attesa. Pulsa ancora.
    Il viaggio non ha odore
    di pane fraterno, non ha odore.
    A bordo non c’è pane da tagliare.
    C’è spazio di ossa e sale rinsecchito.
     
    Pregate, non possono dirvi
    come l’acqua va o se la corsa
    finirà al sole.
    I sassi sono fermi, la terra spinge.
    Remate
    più forte delle braccia.

  • 21 aprile alle ore 16:19
    Rediviva rosa

    Perché la notte
    arriva come un ebano
    la prima spia che t'allontani
    ombra lunga
    la mano che non piego a me
     
    sfoglio pagine e strade
    dov'è una porta 
    che soffia vento e un poco l'oltre, 
    al guscio
     
    respiro per respiro
    due cotiledoni
    dell'acqua e aria
    e la radice, carne
    di rediviva rosa

  • 20 aprile alle ore 15:44
    Dal sé soglia

    Scheletro e lenzuolo
    di una bellezza ch'era doglia

    Immaginario 
    gioco della polvere
    che appena svolti l’occhio
    è vela marcia, di venti

  • 19 aprile alle ore 15:38
    Narrato

    Le note sono 
    tappeto di attimi invisibili
    - dita forse

    le dita rincorrono gli uccelli
    il tubare di altezze riempie la stanza
    si annida indefinito

    quante corde... escono dall’aria
    come la voce di un narrato
    fiume delle luci
    morbido, vacillante

  • 16 aprile alle ore 15:32
    Briciole incandescenti

    Quanto sia vera
    questa colonna alta
    luce vuota di immagini.

    Quanto non sia, vorremmo, mentre 
    la gola stringe dove si strappa il sogno
    e non fa più primavera 
    vedere i fiori rossi nel bruciare
    da civiltà in preghiera 
    dove si affaccia un astro 

    poi va a svanire dietro fantasmi lievi
    -volano in vesti di bambini-
    e ninnoli che allietavano il sonno
    lasciano a terra briciole 
    incandescenti. Quelle, 
    non spegnetele mai.

  • 14 aprile alle ore 11:25
    Quel giorno a Parigi

    Unica certezza 
    la penombra che scivola 
    sembra di condividere
    lo stelo con il fiore del muschio
    soffice tutto quanto si allinea al respiro
    un pertugio di spigoli
    e più ampio resiste 
    il cerchio da compiersi ai sensi
    ai sogni a soggetto 
    dopo occhi vivi prestati alla luna,
    a viaggiare sui bordi mi cadranno
    battiti di ciglia stupiti
    da occupare lo spazio pendolare. 
    Quel giorno a Parigi mi porti 
    a vedere un abito nuovo della bellezza 
    alle spalle vuoti di forma 
    essendo soli -ovvero 
    con una piccola valigia 
    migrati da due memorie, e un filo.

  • 12 aprile alle ore 12:45
    Frustoli in quattro stagioni

    Su scalini di ghiaccio
    tanto vicini al clou di dissolvenze 
    favoleggiamo di richiami.
    Tu gettamene ancora, che non siano
    soltanto serici di bianco aconito
    ma ellissi da girarci dentro,
    ciclicità del poi.
    La nostra vita mai estranea
    declama libagioni degli anemoni 
    a primavera, corone solari 
    in un furore tacito
    di congiunzioni.
    Supereremo le nuvole e il tabacco
    sulle panchine estive
    al torrido di frutti, rossicupi.
    Poi atone foglie arriveranno
    a rivangare arie oscure
    con lo stormire a cullar la pelle
    facendosi tempesta
    dalle fughe più dolci, 
    a trascinare.

  • 09 aprile alle ore 14:25
    Sdrucite righe

    Sdrucite righe
    palesano segreti
    al raffio della mota.
    In cave d’ossa annegano
    gli inchiostri e la necropoli
    del tatto torna 
    ambra d’incantamento
    poi che la nuca s’è voltata 
    ma Euridice
    sul piede stava molle,
    da cerbiatto.

  • 07 aprile alle ore 13:02
    Profumo d'orme

    Amo vederti arreso alla gioia
    tra le ciglia e le vette
    nel vano aperto dell’estate
    come a cogliere more, persi noi
    lontani dai condomini.
    Lingue morbide, risa azzurrine
    nelle braccia troppo larghe
    di questa poesia
    al presente fantastico
    dalla voce trascesa a fil di pelle.  
    Il prima e il poi
    che esce dal silenzio
    le stesse cose, intatte
    da accaderci una nell’altra
    via dalla terra.
    Nel dire vieni, attesa
    molle di ossa
    al profumo d’orme.

  • 06 aprile alle ore 20:02
    Con le mani nelle mani

    C’era la traiettoria della luna
    quella fredda, quella più calda 
    la conca del sonno 
    la scia del pensiero

    non c’era bianco, non la carta: 
    scrivemmo ugualmente 
    tante parole in fila
    posandole dagli occhi come un mare
    attraversato da una partenza 
    e poi l’arrivo mai

    spostavamo il domani 
    per continuare il viaggio

    noi andiamo dove conduce l’ispirazione
    con le mani nelle mani,
    le porte lasciate aperte
    e tante vie per riconoscerci

  • 04 aprile alle ore 20:25
    In calici del vento

    In calici del vento
    forme al confine con le nostre
    aria e materia
    tutt’uno imperturbabile
    si librano
    al tempo ritrovato
    libere
    dalle afasie del vuoto.
     
    Scaliamo le montagne col pensiero
    meraviglia d’essere in due "qui"
    antipodi riuniti in foci azzurre
    a un sole esteso
    che asciuga le paure.
    Che ci trattiene dal cadere.

  • 03 aprile alle ore 16:13
    Impastare grano

    Sinergie positive nell'impastare grano
    la palla è liscia da sembrare pelle riposata

    le mani si perdono, assorbite dal flusso molle
    del tempo. Sono morbidezze in umida grammatura,
    arte meccanica con retrospettiva in appunti scritti

    un piccolo quaderno di trent'anni 
    dalla grafia inclinata in avanti 
    e segni di vecchie lavorazioni, asciugati dal phon.