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Poesie di Rita Stanzione

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  • domenica alle ore 0:18
    Iridi

    il tutto va
    portato come fiore
    in un deserto
    ma le iridi
    restano in bolle
    ammutolite
    per i soffusi lineamenti tuoi
    in un nitore proprio.

  • 24 luglio alle ore 13:05
    Dei nudi a far mazzetti

    si faranno mazzetti
    da gemmature
    di anemoni sul pube,
    il panorama già raffigurato
    con l’occhio del pittore
    raccordo di meduse
    lucide dolci di esplosioni.
    le cosce per ombrelli
    su di uno sguardo gambero
    propaggine del guizzo
    al gineceo dell’acqua,
    pasionaria.
     
    (sull'opera "Up" di Costa Dvorezky)

  • 20 luglio alle ore 16:18
    Un posto di pietra fedele

    Se tento
    di fissare gli specchi
    mi vedo già nel passato.
    Se fotografo il cielo
    non posso entrarci
    che da un’illusione prospettica.
    Mai stata pioggia
    mai selciato
    mai una statua di ghiaccio.
    Cerco ancora
    un posto di pietra fedele
    e addomesticamenti.

    Ispirata all'opera pittorica "Histoire infinie" di Zaid Touria, in Quaderni di UniDiversità n.2/2020 

  • 13 luglio alle ore 10:52
    Poeta onda

    Equilibrio e abbandono
    del mare che controllo
    il mezzo del mio fine -oh sì,
    vertigine di nervi da quietare.
    Io Palomar, se un flutto sale io sono
    crociera d’occhi e disseziono
    strascichi: in un puntiglio vigile,
    e morto al mondo.
    Vado perdendomi
    per questo mal andare
    e torno giù lungo le sponde
    cerco armonie e rimedi
    non conformi, in presagio
    di un’onda porpora che unisca
    i due emisferi cerebrali.

    “Si metterà a descrivere ogni istante della sua vita, 
    e finché non li avrà descritti tutti non penserà più d’essere morto”
    Italo Calvino, Palomar
    Poesia in Euterpe n. 31

  • 11 luglio alle ore 16:32
    Nuances di quarantena

    Sembra vicina la Vivonne
    con il ciarlare in nuances delle ninfee
    io mi trasporto fuori
    al flusso che si estingue
    pure tra sassi scollegati
    e le ombre chine mi rallegro
    lasco dagli orizzonti soliti.
    Vivo profumi soggiogato qui
    da infinitezze
    quasi è una trama d’abito
    a frusciare mentre parole d’acqua
    bisbigliano a un assente
    nella camera satura
    di tempo incontrastato.
    Non di cadenza certa
    si aggirano a cantar sé stesse,
    cocci lisciati a battere e toccarsi.
    Le spio, gote d’avorio
    e fronte imbambolata nei cuscini
    molli ai singulti.
    Non c’è una ruga, un biasimo,
    eppure - a chi sta offrendo
    appassionati oggetti, gli anni immobili,
    qual è il segreto del suo vago
    modo di respirare?
    Io non lo so, racconto
    il non sapere quel profilo
    dolce accudente
    e il raro stordimento
    nausea divina che mi avvolge.
     

    Poesia nell'eBook n. 244 : Quarantena a Combray, di Aa. Vv.
    LaRecherche.it

  • 09 luglio alle ore 16:39
    Al dottor P.

    Un cappello, quel lasso d’ombra
    mia compagna rimpannucciata non so
    dove guardi eppure sento l’alone di un affetto.
    Un romanzo con le falde, tutte pagine bianche
    ma mosse da onde straordinarie.
    Esito a sfogliarlo ho soggezione del bisbiglio
    del silenzio che si affaccia, un fruscio di lenzuola
    il fumo di caffè, l’odore di Marsiglia che emana grazioso l’accessorio.
    Sarò per metà morto e l’incoscienza fatica a trapassare
    o è stato lui - il dottore - ad innestarmi un certo occhio
    da alienarmi da slanci e intemperanze.
    Privo di specchi in quiete d’estasi
    anche la mia consorte ha un’innocenza nuova.
    Né sobbalza la mente, la scienza incerta mi fa libero.
    La sfioro la nomino. L’abbraccio, mia devota. 

    ispirata a "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello", Oliver Sacks

  • 29 giugno alle ore 16:43
    Se verrai a prendermi

    Quando verrai a prendermi
    non scambiarmi con la notte
    né con il giorno
    non credermi un paesaggio in fuga
    traccia affogata, nostalgia ferita.
    Se verrai a prendermi
    non cercare la strada
    non dare il viso a segnaletiche
    dimentica i ponti gli aerei
    le ore di fiori non colti
    i passi non portati ai parchi.
    Porta tu il tempo, gli universi reclusi
    la sponda e il precipizio.
    Porta la musica
    quella che ci ha trafitti
    senza veli, senza altro che noi.
    Avrò il tulle dell’ultima volta 
    scintilla al buio
    e il buio assorto nitido a te solo.
    Non cercarmi più in là,
    sto danzando da sempre
    sulla tua vena
    che fa rintocchi e brucia.
    Sto nell’angolo della tua palpebra
    nel piccolo neo sull’orecchio
    sulla lingua dove chiami.
    Ho mosso le note
    sapendo che tu le toccavi.

    (per l’opera pittorica di G.H. "Ballerina", rivista Quaderni di UniDiversità n. 2/2020)

  • 22 giugno alle ore 15:17
    Giugno - due haiku in acrostico (3)

    garriti a pioggia
    in felice ritorno 
    uniti al vento

    gioia e non uggia 
    nei sorrisi papaveri
    ori e lampate

  • 21 giugno alle ore 8:16
    Da poco è estate

    da poco è estate
    le stanze affacciate ai fiori selvaggi
    smeraldi premiano la stasi
    l'indaco prende parte al cambiamento
    ci consegna il suo cielo
    sempre mirabile
    incantevole, giovane

  • 15 giugno alle ore 16:56
    Affacci

    Un giardino vive
    almeno in cento affacci
    di luce e di assenze
    in fiori appassiti
    rimpolpati da altri
    dove l’humus mangia l’humus
    e anche i ritorni
    sono getti di polline
    inebriati di piani lontani
    frugando le notti alle spalle
    di ombre scolorite. L’arte
    è dire tutti i misteri
    taciuti dal dubbio
    mentre sboccia reale
    seno di trasparenza.

    (per l’opera pittorica di M.D.V. "Sogno", per la rivista Quaderni di UniDiversità n.2/2020)

  • 09 giugno alle ore 23:18
    Ricominciare dalla coda

    Il piccolo ascolta il campanello
    e fa saltelli da suricato
    si direbbe bestiola articolata dalla luce
    un tempo di mezzo tra errori e cura
    tutto ginocchi e graffi d’humus.
    La lingua manca ma cattura gesti
    col dono dell’osmosi, dispiegato
    lo sguardo in disarmate purità
    apre falcate d’indole 
    e sorride da sue divinazioni.
    Mitico dondola
    con il riflesso della coda
    la storia naturale da riscrivere
    il suo mondo libero dall’essere febbrile. 
     

  • 07 giugno alle ore 18:01
    E prego con l'ombra

    Seguendo l’ombra
    ogni suo passo vedo
    con le ruggini e l’ocra,
    un pieghettarsi di riflessi
    sul muro delle zagare.
    Traspare il domani, l’incerto
    rivolo di sole con l’ansia
    di una scatola magica
    svegliarci
    nel grasso profumo di maggio
    con lo strano sapore
    di libertà rappresa.
    A casa lascerò
    il vuoto sulla porta
    al buio dei suoi isolati
    la crisalide
    in bocca a una cruna
    che respira per tutti.

    (per l’opera fotografica di P.T. "Verso casa la sera", nell’ambito della rivista Quaderni di UniDiversità n.2/2020)

  • 04 giugno alle ore 14:07
    Scansie di voce

    Certe mattine la tua voce
    entra nella lezione,
    dico molecola - e l’entropia
    la tocco sommerge gli occhi
     
    il foglio sembra agire
    un nesso corallo una formula,
    impercettibilmente
    cammina
    binari
    che liscio con la mano.

  • 31 maggio alle ore 8:55
    Legenda

    Un giorno il caso manderà 
    muschio celeste entro le mura,
    catene su ossa stanche - gli agi
    perderanno possanza.
    Bisbiglio di carte, si svelerà dal basso:
    non sparuti richiami
    -ci si potrà volare, al fianco. 

    da "La visione contro le catastrofi" per "Maggio dei monumenti 2020", Napoli,
    quest'anno dedicato a Giordano Bruno

  • 29 maggio alle ore 8:18
    Corpo avventizio

    L’affanno del lampadario
    lo riconosco dal sirfide che più non finge
    di essere altro ma arriverà al suo grido, estate.

    Lui scompone la mia ala di naftalina
    in notturno di nuvola, il librare affaccia
    a scostarsi dai sofà in memory
    lontano lontano, divellere
    quest’uggioso armadietto del mondo.

  • 18 maggio alle ore 14:49
    Tesori magri

    Le grucce vuote e lisa la carezza
    in realtà dita colme di tesori
    magri che ballano sulla mia testa.
    Il polso steso, un sogno immobile
    di vetro e dai vialetti
    l’erba cresciuta, e se guardare basta
    il tutto è qui ma non si va
    più in là di un cerchio scomodo
    e macchie di bellezza crepitanti.
    In questo abbaglio del mancare 
    il buio ti mangerà mia ombrosa
    e non avrai più gambe,
    nei quadri di Chagall la luna è sola
    i fili non raffigurati
    e il derma che si libera di te.
    Se un crescendo non fosse,  
    cos’altro?

  • 11 maggio alle ore 14:57
    I baffi di Dalì

    Le dieci e dieci, il tempo
    dice di antenne volte a voler suo
    portatore di maniacali scienze
    l’allele dominante detta
    segniche lingue.
    La linea della vita guarda al cielo
    ritta da entrambi i baffi -becchi
    di cera stanno all’azzurrità come
    dei canapini nei fuscelli
    in cerca di una bacca che li appaghi,
    sul lago pittano
    la (in)finitezza di orologi
    dalla memoria qui squagliata.
    La replica da istanti rotti.
    Uccise convenzioni, arridono
    all’aldilà o all’apice
    del qui et nunc, schianto divino,
    macchiato d’erba e limo.

  • 10 maggio alle ore 9:41
    Haiku festa della mamma

    in questo maggio
    lei ancora non verrà -
    rosa in cristallo

  • 25 aprile alle ore 23:50
    "A" di accostare aprile

    che oggi l’argine sia
    lunga finestra che si sposta
    questo continuo perno
    tradisce giochi d’angoli
    dentro l’aprile dalla durata stanca
    come certe domeniche di scarto,
    fredde di viali.
    più dentro, cime aguzze si sdoppiano
    e senza un valico
    la pietra viva che ci unisce
    vene sul fondo di scarpate
    attraverso loro.

  • 22 aprile alle ore 23:50
    Alle ore senza giorni

    Una comparsa
    che non svela chi siamo
    occhi simili a giunchi
    sul greto nero
    dov’è inchiodata la luna
    e l’incantesimo strano,
    nicchie di fuochi alle finestre.
    come in qualche leggenda
    la cosa dispersa
    l’hanno messa in un periscopio 
    e impazza con fame d’aria.

  • 21 aprile alle ore 14:54
    Frame

    Poi da una riva
    aspettare - sulle dita
    disfacimento d’insoluti. 
    La voce dell'acqua
    risale per quanto lontana
    parole nostre  - una sabbia scolpita
    e il più niente di quelli innocui
    così come una stasi indovina.

  • 20 aprile alle ore 21:11
    A zio G.

    Ti vedo nell’istante
    che non parla,
    ieri davi la mano
    a una sorella più vecchia,
    non pensavi di camminare
    avanti in coltri di distanze
     
    non capivi che insieme
    non si può respirare?
    solo la cenere
    è immune a tutto.

  • 14 aprile alle ore 10:41
    Dire di perle oniriche

    E i gesti
    pesano il tempo
    uscendo da se stessi,
    gli specchi mandano
    miti balletti tra le stanze
    una nell’altra - l’ultima
    è uno sfuocato plesso.

    Esausta
    l’ombra di ieri
    intorno alla routine
    fa staccionate
    e chiodi di silenzio,
    ma il desiderio
    di volteggianti magici
    ha il suo museo - e dire
    di perle oniriche
    è poco.

  • 10 aprile alle ore 23:57
    L'albero delle rose

    l'albero delle rose si spinge
    a cercare il cane oltre il recinto.
    il cane in fissità ducale
    gli fa festa, piano agita la coda.
    ha sempre pensato che
    con tante chiacchiere
    fossimo un di più.

  • 09 aprile alle ore 10:59
    Alla finestra di Bonnard

    tutte le orme
    in mise en abyme
    prose di giardini.
    traslate gocce,
    fiumi, oceani.