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Poesie di Rita Stanzione

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  • Ieri alle 22:13
    È fuori asse il presente

    È fuori asse il presente,
    un legno bagnato dalla pioggia
    si gonfia in movimenti millimetrici.
    Il presente vorrebbe stendersi e assopirsi
    come la termite nell'ambra,
    così i miei arti crescono nel freddo
    senza essere arti
    -senza che il vuoto possa
    sottrarli al vuoto dell’assenza-
    batto, li libero dal ghiaccio
    hanno anche il centro di cristallo
    un male sfaccettato
    quanto più è fermo
    cose che appaiono non viste
    il solco necessario del cuscino
    la benda al fiato, e poi domani.
     
     

  • domenica alle ore 11:02
    Riparo in greto d'ombra

    Ci basteremo un altro giorno franti 
    dal nugolo di affanni e l’io solcato
    s’incenserà in riflessi, e pur distanti 
    l’una saprà dell’altra voce il fiato.
     
    Estranei all’oro cupo che snatura
    la levità del tempo, sospirato
    refrain di volo mosso da un’altura 
    su mute crepe tese lato a lato. 
     
    Mosaico agli occhi le ho fermate, chiare 
    molecole in carezze, cartilagini
    sostrato a pose tra parole e cielo  
     
    lievi alla pietra, e ancor sottile un velo
    di sete e acqua -una prassia d’immagini - 
    scivola in greto d’ombra ed è già mare.
     
     
     

  • sabato alle ore 9:25
    Avrò

    avrò un silente grido
    cristallizzato attimo
    al nugolo di sete che dissolvi 
    al punto cieco e sempre
    sempre a sfiancare, tu
    lo spillo in fiore
    e stille che trapassano       
    l’acuto rosa e il viola 
    ceduto nel tremore
     

  • venerdì alle ore 16:08
    China di verde (l'Invidia)

    Lento che va il veleno
    v e l e n o  m a g m a  pronto a bollire
    e partorendo buio
    cieco ricresce
    china di verde
    certo, d’infimi toni
    eppur si cela
    sotto la smeraldina cera.
    Ah, se avesse la faccia ardori!
    da pori sortirebbe
    un miele amaro
    a sbrodolare dritto
    al cuore dell’ambito Oggetto.

  • mercoledì alle ore 23:22
    Gennaio

    Poi ci ha colti alle spalle
    l’inverno
    con l’odore di sabbia
    (o il ricordo di averlo...)
    sotto le suole

    superstiti di altri noi
    abbracciati da un tramonto
    di rive rosse

  • martedì alle ore 13:53
    Arancio e blu

    intarsio d’arancio in blu
    un gioco torna di vuote fontane 
    e a capire che nodo sia 
    questo scolpire
    minuzioso, fine a se stesso

  • 14 gennaio alle ore 18:10
    Dov'io l'estremo

    Pianura distesa
    ti sono
    perché mi scivoli
    senza fine a posarti
    dov’io l’estremo,
    quel canto senza parole.
    Un calice d’asola
    a fasciarti dall’orlo,
    e giù una pervinca 
    d’impronte d’acqua
    persa, riversa.

  • 13 gennaio alle ore 9:03
    Già lieve il sonno

    Nel freddo immobile
    una vena arrossata si conficca
    come l’occhio selvatico del tempo
    da stanze senza porte.
    Lampo remoto
    la mente fa un volo nel vuoto
    dove no, non è stata
    ancora concepita. Ma sfiorata
    da mano che l’ha accesa  
    notte di nube
    macchia - buco - bagliore
    dove è già lieve il sonno
    al fuoco che vi allaga
    miracolosamente
    abbraccio.
     

  • 11 gennaio alle ore 15:28
    Scuro dolce vuoto

    Il mio guardare d’inverno
    goccia nel silenzio,
    nitido il vuoto che fa vita
    senza trama di troppe meraviglie.
    Ora è curvare le vetrate, 
    è la piuma nera sopra il ghiaccio. 
    Se s'impiglia in una buca, 
    muoio.

  • 10 gennaio alle ore 17:04
    Svela il bianco

    magnifico
    ardore di neve
    distante dalle gole del buio
    ai miei occhi
    un segreto silenzio
    la rovina e l’incanto
    permeare ogni cosa

  • 04 gennaio alle ore 12:34
    Tutto il tempo

    Tutto il tempo che incendia
    soffio nuovo e mai estinto
    averti qui tatuo al mio seno 
    spalancato alle nuvole
    fragile e nudo
    pronto a che tracci 
    altri solchi indelebili.
    Il tempo è 
    avere te vita che penetra 
    che mi sprofonda 
    e raccolgo dal rantolo
    mentre anche il cielo è rosso
    di travaglio e di grida
    di ogni respiro 
    nato divorando le rose.
    Lo sento sempre 
    il profumo che mi scolpisci. 
    È che non ho forma
    se non il calco delle tue mani
    intorno ai fianchi,
    dentro, di taglio.

  • 01 gennaio alle ore 23:37
    Sulla Distillerie

    Sulla Distillerie Faucher
    il ballerino a schiena nuda 
    prova un croisé e niente si avvicina
    al senso d’ombra che permane
    in richiami inventati 
    di tigli e nastri al vetro.
    In rue d’Auffrey abbottonata 
    poche ore e un anno 
    si lascia andare giù
    dalle lesene e muti
    i mattoncini si colorano
    di nebbia e vene esangui,
    e abeti quelli spiantati 
    restano a far luce 
    come cuori in subbuglio
    destinati l'uno all’altro a placarsi 
    in un ennesimo momento
    un piccolo ago, verde di eternità.

  • 30 dicembre 2018 alle ore 23:42
    Fons et origo mali (rosa come gola)

    Il corpo fa dell’abbondanza
    dimora del godere
    a sfregio di ordinate trame.
    Un meccanismo rosa
    trattiene presa satura
    al palato,
    consumazione sapida
    che guasta dentro
    promiscua a pelle tesa.
    Rosa da rigettare
    a ribollii di palta,
    da biasimo incarnato -questo
    all’ostensione, patetico desio
    ch’è vasto di abbandono
    eppur non basta.

  • 28 dicembre 2018 alle ore 8:04
    Canto d'inverno

    Così vediamo nascere un inverno
    con i gemiti d'ascia sulla luce
    il rumore e di colpo quella pioggia
    d’ansia di assalto estratta da una tana.
     
    Il nero omozigote di gemelle
    ali contrite in lividi fruscii
    senza groppo delle ossa si richiude
    fedele all’occhio cieco su nel varco.
     
    In sintesi di graffi dai recinti
    l’aria di lutto a velo che mortifica
    lo sguardo tra le polveri -un’iperbole
    silente e fragile, autarchia del bello.

  • 26 dicembre 2018 alle ore 0:18
    Per disarmate coltri

    Mi aspetto
    il suo vivere incolto essere colto
    come un’intimità
    propizia ad arretrate albe
    di quando il cuore non era
    un sovraccarico nocciolo
    sibillino segreto
    abbandonato a orme d’arsura.
    Ancora sogno di un sogno
    contrastare l’oscurità
    sfiancare nubi di spine
    per disarmate coltri
    lottare - pregare - piegare
    lame di laghi immobili
    per il suo pianto - senza pianto
    deserto da fiorire.
    Con occhi sbarrati io sogno,
    lo vedo tagliare aiuole. Uscire.

  • 18 dicembre 2018 alle ore 18:58
    Cartolina dal mare d'inverno

    L’onda non vive che un attimo
    il senso di perdita soffia alle spalle
    sabbia dura, cemento.
    Basterebbe solo imparare
    a solcare una mappa
    spartire acque
    fin dove ci confina
    il muro d’alghe.

    Basterebbe imparare
    a non voltarsi
    cedere all'onda
    che muore a se stessa -quel grigio
    pavesato di luce.
    Al vento sobrio
    che bacia la mente,
    l’annulla.

  • 16 dicembre 2018 alle ore 16:49
    Di varco o la notte che scivola

    Di spazio è la tua voce
    e del quanto non ho misura
    è il taglio ripido di una stagione
    di varco o la notte che scivola
    dalle terrazze. Ci attraversa di luna
    anche un arido strato 
    da limare col fiato non detto
    - ma tutto annuito nuovo in un verso
    che dà le spalle al mondo
    e toglie peso al mio peso. Io che leggo:
    altro non so fare.
     

  • 10 dicembre 2018 alle ore 16:27
    Anticipazione

    Un’anticipazione,
    parole in briciole
    nell’isola mentale.
    Chi darà voce alla mia voce?
    E l’assenza-
    chi coglierà questa foglia
    di stasi
    abbracciante?
     

  • 03 dicembre 2018 alle ore 18:37
    ID. 21231 -1

    Una poesia è quando
    da una cantina
    sale una traccia, un viso amato
    un verso mai creato.

    Una poesia è quando la scala scricchiola
    e mi ricorda Canterville
    col suo fantasma triste,
    pagine lette da bambina.

    Una poesia è quando la pioggia
    giù per i tetti è solo musica
    e il gatto sonnecchiando
    da spilli d’occhi culla i fulmini.

  • 01 dicembre 2018 alle ore 16:40
    Forma

    Forma, sei
    faccia dell’immanente
    ritmo che tende rughe
    nel divenire libertà
    fino a terra chinandosi
    sangue dei solchi, nenia
    del tempo prenatale.
    Forma, la pelle scarmigliata
    -tempia che non ha sosta
    e il bozzolo di foce
    franto, di luce.

  • 28 novembre 2018 alle ore 15:08
    Sospinto il sole

    sospinto il sole-anelito non ruga
    quegli acini di voglia in braccio al vento
    turgido il miele che profuma colli
    di ardore e gerle traboccanti attese
     

  • 19 novembre 2018 alle ore 20:05
    Un libro a quattro mani

    Scivolo del tempo
    nel corridoio imbalsamato
    con la tua voce libera
    ancora organza sul collo.
     
    Un libro a quattro mani
    di abbracci e abissi.
     
    Sempre un'ora, una notte in più.
    Una somma di sillabe
    sottili e infinite.
     

  • 16 novembre 2018 alle ore 21:44
    Novembre (acrostico in haiku e tanka)

    nivee distanze-
    opache nubi addensano
    vette spogliate 
    *
    elise foglie-
    mimesi di una linfa 
    bordata in ceneri

    rubini in faglie d’ombra 
    e gemme dalle tombe

  • 09 novembre 2018 alle ore 20:19
    Arrivi dono

    Arrivi dono al fiore un impellente
    palpito in chiasmi che sorgente scioglie
    dalla pietra carpita dal sospiro
    venuta al fianco tuo da notte emersa.

     

  • 06 novembre 2018 alle ore 14:18
    Migrazione

    Luce sulla pelle
    migrazione
    la tua orma, la mia ombra