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Poesie di Rita Stanzione

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  • In cosa crede
    quell’uomo mentre dalla tasca
    estrae una moneta 
    e la lancia nella fontana?
    Cerca forse
    una collisione di farfalle,
    memorie di smancerie a balzi
    nell’iride?
    Dal velame una selce
    che incendi
    gli effetti personali, una luna
    di giorno che si tenga
    sul vuoto di un lungo binario.
    Con la lieve pendenza
    per guardare lontano
    come fosse ora
    come fosse qui
    come fosse salvo.
     

  • lunedì alle ore 18:44
    Vele

    Vele
    non è per niente questo
    a cui pensavo.
    Vele
    non è la sferzata del mare
    l’albatro sull’uomo che costeggia le ombre.
     
    È la topografia di sgomenti
    disegno di un tramonto sul clangore dei nervi
    sull’agguato – abbiamo il coraggio degli aerei?
    Ne passa uno, decolla
    meravigliosamente lontano.
    Le vele e il volo,
    la potenza di una folata
    può lavare la nebbia
    quella obesa che sbarra gli scuri?
     
    Vele, sopra facciate
    e vetri costernati
    poter vedere
    in una fessura almeno una rosa
    selvatica, una spina
    pettinare l’aria che addensa
    e che, in morbide braccia d’autunno,
    non è questo.

    (Ispirata alle Vele di Scampia, enormi palazzi destinati all'edilizia popolare nell’omonimo quartiere di Napoli, alcuni dei quali abbattuti negli scorsi anni. Il nome è derivato dalla particolare forma triangolare, simile a quella di una vela latina).

  • 12 settembre alle ore 16:07
    Altura (di un fermo sfiorare)

    Un notturno di echi
    senza rumori, la sagoma alta  
    è più lontana di ogni tempio
    di profondità verticale
    nelle pupille, persa
    come il tempo fittizio
    che non saremo
     
    solo chiome qui in sete d’aria
    invisibili crescono 
    su di noi esseri di nicchia
    con la memoria intatta
    d’indaco e calpestii.

     

  • 08 settembre alle ore 20:01
    Ikebana

    Le mani mi porti
    intorno a te, 
    braccio del tronco
    - nodo più forte

    sradicata
    sulle punte sto
    per raggiungerti, 
    l'orlo delle labbra

    fiori spalancati
    ad aspettare l'acqua 
    dalle viscere

    S'intrecciano di blu, licheni
    di gocce in gemmazione

    raggiera d'appartenenza

    un fascio, croce di linfa 
    saliva e vischio
    nel lampo di terra

  • 04 settembre alle ore 22:58
    Sto con i mandorli e betulle

    Sto con i mandorli e betulle
    e liane di distanze,
    per pochi giardinieri 
    si apre il seno del lupo
    non c’è raggiro, sono io 
    perso e trovato,
    meraviglia di accordi, le foglie
    che voi non afferrate
    se vogliono, mi affaccio
    di lato al vento
    e tanto giuro di aver visto:
    l’ho vista, più aspra 
    e dolce di un’erba rampicante
    aggirarsi, da gazza spettinata
    intorno al mio pensiero colibrì
    -dio, quanta tenerezza.

    ___
    Ispirata da "Il barone rampante", Italo Calvino

  • 30 agosto alle ore 19:28
    Umani e umani

    Uniti 
    germoglianti rigoglio
    linfa grezza
    linfa nobile
    umani e umani 
    inscindibili
    coste di cuore

  • 29 agosto alle ore 12:54
    Più di tutto l'erba alta

    La circostanza degli occhi alla luce 
    che preme da una curva,
    un’aria di domanda 
    che non dice niente. Prende la matita
    pensa e spaventa, non dice ma
    disegna un altro volto nel volto 
    apre le valve alla parte del buio
    che non sappiamo.

    ..."tra le folate d'un fumo di resina, strane figure, che sembravano fatte della sostanza stessa dei sogni..."
    M. Yourcenar

  • 27 agosto alle ore 13:28
    Mia faglia dal basso

    Non è che questa mia
    faglia dal basso
    stelo nascente lamina
    di spada
    erba molle erba rude
    erba stacciata
    culmine di grano nervo del sole 
    vena dove vengono i venti
    vento brado scheggia rovente
    innumere schegge: vaso
    forte e fine, anfora
    a bocca a reggere
    il fiore a lungo getto
    a vita
    deriva~sfuocatura.
     

  • Lascia che vada
    paesaggio dai fronti deformato,
    sia il letto cespuglio
    per uccelli dal canto straniero
    a me prossimo. Lascia
    che a Tarusa sigilli ogni squarcio
    e affidi al sambuco le soglie
    dove ha pace la voce.
    Che al custode consegni
    le case vuote, il freddo
    di ponti arcani,
    la mano mancata dal bene.
    Le non confessioni di libertà
    sotto vesti logore, lasciale
    armarsi di primavera
    quando anche il corpo avrà gioia
    in una piana
    di blu, per confine.

  • 21 agosto alle ore 11:30
    Spillo di luna

    Uno spillo di luna
    viene puntuale
    dove torna a raccogliersi
    la docile sponda di lago
    rappresa. Natura che ricrea
    natura nostra, scissa
    di orifizi e contrasti:
    quell’arso incanto
    che in acume denuda
    e notte, tende.
     

  • 17 agosto alle ore 18:03
    Come alberi abbattuti

    Sono come alberi abbattuti
    prima che possano alzare i rami al cielo
    coperti di fogliame, frutti 
    germogli
    ancora pieni, d’improvviso stesi
    senza il tempo per una resa scaltra
    senza poter tendere le radici altrove

    sono come alberi scorticati vivi
    messi in gore di pietra
    presi dalla terra, dalle formiche
    da un fiume fermo di sterpaglie 
    e ruggine.

  • 13 agosto alle ore 10:24
    Il suono del mare

    Dormo con il suono del mare
    registrato nello smartphone
    copre il fischio ferroso dei treni
    copro insopportabili metafore.
    Flusso. Il flusso transitorio
    presto abbandona ma il mare no
    è la presenza e l’assenza
    immagine che il vento non asciuga.
    Si dondola anche l’ignoto 
    ché non si dimentichi nulla
    poi giù sul fondo
    all’interno tanto violento colore
    fortunati di spiarci vicini
    forre di correnti, posature, coralli.

  • 12 agosto alle ore 16:04
    Per quante pagine

    lo sguardo, questa iperbole arsa
    per quante pagine ancora?
    è un gridare del tempo
    il peso goffo delle sillabe
    le virgole, i graffi   

  • 10 agosto alle ore 15:50
    Di tanta sabbia

    un solco, un sasso lanciato
    un cerchio di tanta sabbia
    qui grata al silenzio
    che frammenta la musica
    inganno l’attesa

  • 08 agosto alle ore 1:50
    Giuntura tremula

    Una valigia
    di ogni tuo pensiero
    Un groppo d’aria
    musica d’aeroporti
    Ché mi sei viaggio
    di alacri vene e fiotti
    Di una giuntura tremula
    l’occaso che riposa

  • 07 agosto alle ore 17:51
    Roveto

    Bosco di gridi
    eco meravigliosa
    Dei rami giunti
    nodo che mi respiri
    Che siano labbra
    o bragi di parole
    Tu mio supremo rosso 
    nel cuore del roveto

  • 05 agosto alle ore 9:40
    Trina bordeaux

    si riversa il sereno
    ci sfiora il fragore dell'ombra
    strema il dì fiori dal labbro
    ma poso la mano sul vetro
    la piccola trina bordeaux

  • 30 luglio alle ore 8:54
    Polo di luna

    Polo che arrossa il buio
    ferita di carezza
    buca a metà una nuvola
    si occulta, non fantasma, 
    si chiude al cielo
    memoria
    senza catenaccio

  • 14 luglio alle ore 10:48
    Extrañe

    Così succinta una parvenza d’ali
    brilla insolente un mormorio d’estate

    l’ultimo piano
    porta a un vuoto di rondini

    si rannicchia anche l’ombra
    in magrezza di sogni

  • 11 luglio alle ore 11:29
    Sulle orme di Albertine

    Corre lontana la felicità
    dalle orme spoglie, né i rami
    ancora traboccanti miele
    ghiacciano al lutto,
    dondolio mesto al passo
    che inebria gli occhi vuoti.
    Vi cresce assenza, è un bosco nero
    la fuggitiva varca
    da fiume stretto, un trascinio
    di sassi – bucano il cuore
    costretto in acri pollini
    a ricordare l’Avida
    già in aria di abbandoni altrove.
    Che fatica struggersi
    alle acque ferme castigato.
    Che fatica, la Serena riva.

    “Fra tutte le cose che l'amore esige per nascere, quella a cui tiene di più, e che gli fa trascurare tutto il resto, è la nostra convinzione che una persona partecipi a una vita sconosciuta in cui il suo amore ci farà penetrare”. (Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

  • 09 luglio alle ore 21:06
    Sfiorando voci e teste e carte

    Si parte dallo sguardo 
    giù per la chioma, alfabeto inesploso
    dove si accalcano le note dei mattini.
    Si parte dalla luce che è quella giusta
    da due mandorle scure 
    strizza, assapora, assembla
    per cogliere fin dove si può cogliere
    a gocce il dire, il dare.

    Please look me, my dear.
    Voulez-vous converser avec moi?
    Ed è una larga idea 
    il cerchio che raccoglie
    sfiorando voci e teste e carte. 
    Riguarda accenti e gesti
    desiderati acerbi volti 
    -svegli o voltati dove, 
    persi negli arabeschi.

    Piccoli fiori 
    che dal fondo innaffia 
    e dal prodigio estrae corolle in sillabe 
    di linfa certa.
    C'est très bien. It’s very good. 
    Ma sazia, mai.

  • 05 luglio alle ore 0:05
    Come uno strappo dorato

    uno di quei giorni
    che s’interrompe il respiro
    indecifrato nitore riaffiora
    della parola taciuta- rimani
    agogico pulsare, ancora
    ti ho visto in un salto di luce
    e non c’ero, non io
    la chioma al tuo vento
    come se si andasse
    come se non si tornasse

  • 03 luglio alle ore 23:36
    Raccogli

    Raccogli quei capelli, l’acqua continua 
    a defluire, la voce generosa 
    che reclama: traspare.
    Sfuocato taglio dove si genera
    la felicità, il tempo è poco 
    e l’occhio va al disordine prima di partire
    ti dici è presto col mare in cuore 
    e poi sistemi un libro, calze che gli piacciono 
    strappi alla rosa un petalo
    il bacio di ricambio -credi? 
    non sarà un tombino che l’accoglie
    sotto una suola 
    profumo di disperso per lontana cura 
    sospiro, dedizione?

  • 02 luglio alle ore 23:16
    La baia delle balene

    Avanza nella baia ad origliare il nulla 
    il suo cuore d’alga, s’incupisce 
    di quanto inverno copre le acque vuote.
    Era uno di loro, la mano di lama 
    violenta tra code arenate 
    pietre dopo che il guizzo, 
    ultimo, donava il suo rosso 
    al sonno imbelle e sinistro.
    Lo annienta il mare
    la squama enorme impacciata 
    che rimescola, silenzia, torna sul fondo. 
    Un’onda d’oceano 
    accorre e non dà sollievo
    ricacciata in bocche di sabbia.
    Lui la segue, con il lamento di tutti i lamenti 
    di madri, figli e vecchie balene 
    pronte a morire dove si piega, in pace 
    la musica del mare.

  • 25 giugno alle ore 12:05
    Mezzaluna

    La mezzaluna,
    il tuo corpo
    scende in me
    -anticipo di sogno