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Poesie di Rita Stanzione

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  • 07 settembre alle ore 16:05
    Gli anni in bilico

    oggi sono da te, i tanti luoghi
    dove crescevo -li giro attraverso le foto
    attaccate in cucina per avere alla mano
    tu l’appiglio, mentre la chiglia
    prende una tenera curva e sommerge.
    dal  balcone c’è il valico, oggi è tanto vicino
    un palmo per un viaggio e le campanule lassù
    gioielli di roccia in tono col lillà dei tuoi capelli.
    ti arrampicavi
    cerva che non teme dirupi
    e ora vieni incontro su un perno artificiale
    tra mura sicure. sfiori di un tatto leggero
    la guancia, il sorriso che ti lascio
    è anch’esso orma di sponda
    ma solleva -poi dici- da tutta questa Terra
    che scotta.

    (poesia vincitrice di iPoet agosto 2019, Lietocolle casa editrice)

  • 02 settembre alle ore 23:54
    Dove si trova il bosco

    Dove si trova il bosco
    che a me saprei, sospeso
    incanto al fiore di una schiusa?
    Dov’è che non esala respiro che mi oscura?
    svanendo in altro in una nuvola
    che non ritorni pioggia a battere
    sul sonno della foglia
    ancora lì posata nel suo sangue.
    Dove si trova il bosco che cammini
    solo? e non ombra o abbaglio
    siano da scudo per una gioia che
    a spire e spire libera
    incavo al seme tra la notte e il muschio.

  • 31 agosto alle ore 8:27
    3 haiku di fine agosto

    Va via agosto
    Un guscio di conchiglia
    dentro la mano

    Le ore brevi
    Un clangore di porte
    sui toni azzurri

    Otto di sera
    Un'ombra cade netta
    come un cappello

  • 29 agosto alle ore 8:58
    Studenti

    Arrivano allungati
    con i sorrisi in dono
    e chili di entusiasmi
    nelle curve degli occhi.
    Saltellano,
    saltano al collo come grilli.
    E anche quelli schivi,
    stanno creando attimi d'empatia.
    Impagabili!
    Poi, come formiche
    iniziano l'opera di cercare
    chiedere, conservare
    riempire fogli
    mente e cuore.
    Fanno le riserve, per la vita.

  • 24 agosto alle ore 16:31
    Gli zigomi

    se fosse vero vedrei darsi
    zigomi a un bacio d'aria
    se fosse, oh! un tatuaggio
    che non si assorbe
    perenne richiamando pori
    e il tutto, e ogni cosa ch'è di me.

  • 23 agosto alle ore 17:51
    Spazio arreso l'amarsi

    Funi mai sciolte
    le redini dello spazio arreso,
    distanze di vertigini
    nell’abbraccio cerebrale
     
    Girano nudi gli istinti, dettati
    dal verbo involontario dell’amarsi
    Quale riparo…
     
    tempeste di silenzio
    s’abbattono
    su amanti senza tempo
    che ad altri non saprebbero donare
    la stessa disperazione
     

  • 22 agosto alle ore 22:39
    Vivrai

    Per un tempo
    che non conosciamo
    respirerai in me
     
    Vivranno questi versi
    -continuo a dirmi -
     
    e tu
    sarai
    la mia storia

  • 18 agosto alle ore 8:32
    Le ore in una stanza

    una stanza tale fatta di ore
    di gente rude e introversa, studiando
    del profilo il vizio fragile e poi
    dagli zigomi riderne
    cercando lo spregio per gli anni
    per una ruga che non riesce
    a stirarsi in felicità.
    nessuno che asciughi la brina
    dei nostri occhi affondati
    anche se un giovane oggi
    forse un creativo
    portava un pistillo di sole
    sul fianco
    odore di pioppi e wisteria.
     

    Ispirata a "Les demoiselles d’Avignon, Pablo Picasso,1907

  • 14 agosto alle ore 7:59
    Ai volatili fiori

    Ai volatili fiori
    il viso alterato del transfert
    cerato profumo a ogni fiuto.
    Le mani, l’innesto.
    Ma io, c’ero?

  • 12 agosto alle ore 17:04
    Lungomare rem

    Una lingua di silenzio
    taglia le coltri 
    Sui fianchi
    il libeccio si mescola
    con il ruvido del sale

  • 10 agosto alle ore 21:05
    Haiku (notte di San Lorenzo)

    trapassa il velo
    quel desio imprendibile-
    frinir di stella

  • 07 agosto alle ore 12:19
    Chiami seta

    Come seta alla luna
    hai tracciato strade
    d’incarnato.
    Con me. Tutta.
    Zigomi
    ciglia
    labbra
    a scalpitare
    durante un sussurro maestoso.
    Metastasi di profumo
    vengono a riempirti
    impastate alle tue polluzioni
    di piume, e piano
    vortici.
    Hai centellinato quel che sono:
    in luci e ombre
    mentre evaporavo
    nel tuo desiderio
    policromo.
    Chiamami ora così forte
    tanto che infine
    apparirò
    migrazione di giunture
    abbandonate a te.
    Disfatti i giorni
    succinti
    nasco qui
    per dono riflesso,
    unità emozionale.
    Nasco a pelle.

  • 03 agosto alle ore 10:39
    Aleph della tua penna

    È facile per te scrivere romanzi
    imprimermi nel tempo di piccoli rifugi
    macchiare il silenzio di fiori
    perché ti abbia negli occhi, fino
    al profumo accartocciato
    Aleph della tua penna,
    nel primo rigo inizia l’illusione
    delle porte sull’amore circolare
    largo di cielo, d’alti e bassi
    pieni e vuoti come le quattro stagioni
    Mi disegni mistero
    con pupille di mediterraneo
    guardare te
    scolmarti la sete di conoscenza
    di quanto siamo centro, un punto
    per arrivare all’universo
    Dove si va l’uno dentro l’altro?
    Negli spazi a perdersi, puntando in alto
    Cos’è questa scia che abbranca il fiato?
    Scrivilo
    che siamo stati qui
    sull’ultima pagina, con le immagini vive
    a luci spente

  • 01 agosto alle ore 9:25
    Sottocute un tempo celestiale

    Liberare vorrei, un’orma
    d’ossa che odori ancora
    dal peristilio
    di terra rinverdita
    e sottocute un tempo celestiale 
    nettare d’ogni cellula.
    che spreco non ci affligga
    né ristagni sussurro
    alla bocca del sonno
    -la vena irragionevole
    sorda, straborda
    anche all’elice piatta
    del lago. 

  • 26 luglio alle ore 8:41
    Sul tavolino c'è il chiaro di luna

    Sto sveglia sulla lontananza
    - è lampante: che poi ritorna 
    al posto che occupava sempre

    qualcosa di speciale 
    qualcosa di normale
    presenza volto odore

    la chiara scrittura del quotidiano
    malauguratamente 
    come palla di carta
    messa a tacere nel cestino

    C’è il poster di cento anni 
    ha la faccia del sole 
    e un sasso da lanciare al mare
    la grande sfida alla gravità
    e subito l’abbraccio, dove
    specchiare gioie di fragili cristalli

    Sono vecchia – ho cento anni
    germogli da poco nati sono legni 
    le braccia hanno lasciato giri di collane

    il collo è un orfano 
    è la gruccia senza camicia

    come sarebbe facile se fossi te
    (darmi la mano quando esci dallo sguardo)

    Poesia edita in "Canti di carta" © Fara Editore 2017

  • 23 luglio alle ore 16:10
    Agave

    anni di mare, quanti?
    ossa di giovinezza cariche
    del verde che si arrende,
    le smanie di orizzonti
    cedute all’onda mille volte
    e ancora.
    se dalla pietra l’urlo tace
    il fiore infine svetta,
    mormorazione su vestigi
    da un solitario impeto
    di altezze. una cosa sola
    incorruttibile, col blu.
     

  • 22 luglio alle ore 15:21
    Colmarci

    Per tutto il tempo che gireremo
    si potrà notare la luce
    da pianeti remoti
    colmarci.
    L'amore salverà il disamore
    soffierà sulla polvere più scura.
    Griderà la forza
    della rosa dei venti.
     

  • 20 luglio alle ore 1:16
    Sapere un fiato

    Sapere un fiato che ci accosta
    denso di accenti e tremiti
    un non luogo

  • 19 luglio alle ore 19:06
    Ho immaginato

    spiraglio all’apnea un muro madido.
    prendere gli angoli, negare
    il palpito dell’aria. -cedevolezza, lasciami -
    voglio l’inquietudine che bussi,
    il buio rivolto, che graffi calci infette.
    alla chiave il tempo fermo, è poco.
    se lui porta un labbro di affacci, lì 
    mi attacco.

    quella incolta più di ogni altra
    preme sull’asfalto, sparisce.
    va in un orfanatrofio
    priva dell’altra
    che dentro le moriva
    come saliva e pasto, viscere e buio.

    (In "Versante ripido" n.3   luglio 2019)

  • 17 luglio alle ore 22:26
    Compluvium

    da stanza a stanza
    sono oceani trascorsi 
    vaghi di neve.
    al suo posto ogni linea 
    -perfezione del gesto o 
    primigenio spazio difeso,
    complice lo sguardo 
    che taglia lembi oscuri.

    se potesse, la forbice, 
    creare campi rossi di papaveri
    in posizione zen un minimo 
    cielo che basti, se potesse
    anche il grano che arride al sereno
    e tutto l’ordine tutto compreso
    in un semplice foglio di luce.

    (per "Composizione II in rosso, blu, giallo", Piet Mondrian 1930)

  • 14 luglio alle ore 19:04
    Atelier

    La piccola figura apparsa
    -da quale spigolo?-
    parla col mio pensiero
    già prima che alla tempia sia rintrono.
    Lui che amministra la follia
    delle mie nocche vuote
    mi fa un bilancio di ectoplasma
    -tale divento, pane al suo sorriso.
    Lo chiama il tempo
    mi muore in faccia lento
    tronchetto erboso che si affloscia.
    Nelle orbite ho pianeti sconosciuti,
    il pugno della mia esistenza
    picchia sui muri per fuggire a ieri,
    al non sapere se aggrapparmi e dove
    se ho scelto il poco eterno
    di poppe madide di una compagna
    per l’illusione di non essere
    un niente d’ossa
    al cospetto di un niente
    dalla statura enorme,
    addio empatico che latra
    rinchiuso nella nicchia.
    Ora, chi mi resuscita?
     

    Ispirata a “L’assassinio del commendatore”, Murakami Haruki.
     
     

  • 12 luglio alle ore 18:03
    L'anima è non riciclabile

    quella incolta più di ogni altra
    preme sull’asfalto, sparisce.
    va in un orfanatrofio
    priva dell’altra
    che dentro le moriva
    come saliva e pasto, viscere e buio.

    (In "Versante ripido" n.3   luglio 2019)

  • 10 luglio alle ore 11:34
    Nel rigoglio del Bois de Boulogne

    sono lì per essere il tempo stesso
    stupendo il lato nord dal rigoglio di selva
    che invita brezze a svelamenti d’ombra
    senz’ordine i pensieri, e sopiti i tormenti
    per vecchie strade che tutte lì conducono
    a vuotare coppe all’essenza del mirto.
    mancanze non si tacciono, più volte sfiorate
    ad accenno di luna. luce colta di sorpresa
    -di chi la presenza che l'assenza comincia a tracciare?
    offre un dolcetto, l’ospite, unico e semplice
    alla fanciulla in fiore -perché si ravveda Albertine
    le cui risa bruciano nevi lontane-
    un sapore che la giovane non ha incontrato
    su nessun tavolo, porto da nessun’altra mano 
    dal nome magico che evoca sogni infantili
    ma non pronunciato. solo successive parole
    alla leggiadra rivolte -perché non t’ha chiamata,
    tua madre, Madèl? s’intona
    tale morbido lemma al tuo passo.
    la radiosa si leva via uno stivale
    e il piede -provocante? sì
    ma dolce nel contempo senza lacci
    lo bagna nel laghetto, come
    la piuma rosea di un cigno.
    balzano gli occhi di ognuno sulle acque cangianti 
    seguono a discorrere, rapiti e taciti
    vi affiorano amori perduti
    qualcuno ritrovato.
    sorride la musa di Vermeer
    da una natura morta destata
    -chi è costei davvero, dov’era in viaggio?           

    Dall'antologia proustiana "Una notte magica", e- book n. 235 della collana Libri Liberi di LaRecherche. it - 10 luglio 2019, nell’anniversario della nascita di Marcel Proust.

  • 08 luglio alle ore 15:27
    dopo la strada

    dopo la strada non ha odore
    non ha nome
    ha solo il peso di un espianto
    duro mi batte contro
    e intanto viaggio
    nelle acque amniotiche
    già persa, a malapena
    sporgo lo sguardo
    alla spina nel buio ormai
    e queste parole,
    sole

  • 07 luglio alle ore 8:36
    L'assenza è strana

    congeniale ai flutti.
    il mio mare si ritrae -nel plancton,
    e tu giuntura delle branchie
    dicevi, lo vedo anch’io il tuo presagio:
    ti scoprirò la nuca come un rovescio
    -la illuminerò di ginestre.

    (In "Versante ripido" n.3  luglio 2019)