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Poesie di Rita Stanzione

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  • Alle ombre lunghe si dispiega
    redige affusolate dita e mani non umane
    a spremere la nuca in un coniugio amaro.
    Trascina a seni di vittoria il coccio
    al varco, cavo d’inguine e spina
    sì che rappreso a Dio si affaccia
    cieco ghiaccio. Un amuleto bava di carogna
    mora d’Oriente ostenta e il labbro altero
    fa anestesia all’oblio di amore-morte
    la perla aplomb luce assassina
    per l’ostia delle palpebre. 

  • 08 novembre alle ore 18:50
    In direzione ovest

    Qui si innalzò
    il freddo delle distanze, precisa
    mutilazione di pezzi di vita.
    Chilometri  e chilometri
    di sguardi persi,
    si sparava agli slanci, qui
    si abbatteva la libertà
    il pane buono, il viaggio.
    -La donna ha confessato
    ha mangiato zucchero del nemico,
    avrà una nuova identità-
    Viaggi, quanti finiti
    in brevità, col volto raggelato
    dal compagno fratello
    e ogni radice tagliata.
    Ne raccontava la rosa deposta
    sul muro, un’asola rossa di sangue.  
    Quel profumo di morte
    infine ha stremato le guardie
    di novembre -mani traccianti,
    ognuna afferra la sua chiave
    di fuga, scheggia la pietra a presidio
    di terrore e tristizie.
    Si apre la prima breccia,
    tutte le altre frantumano il silenzio.

  • 02 novembre alle ore 23:39
    Haiku 2 novembre

    mute corolle-
    fragili apparizioni
    tra gli incensi

  • 01 novembre alle ore 9:22
    Dove il padre

    Per chi non abita oggi
    il calore dei tetti
    tuttavia frequenta segrete
    di quando il cuore è rivoltato

    Per te, che tanto presto
    non hai più baciato
    amate chiome, amate guance
    Che dalla lontananza
    dici -non hai scelto
    questo mistero
    dalla forma di specchio
    tra il tuo e il nostro sguardo
    in giù
    ferito a morte
    da pugni di torba
    asciutti, quasi muti

  • 18 ottobre alle ore 21:43
    Dune in sorte

    Di orme
    ancora si corrugano le acque
    Brividi, le voci incenerite
    al crocevia di mare e costa

    E quell’incendio dalle lingue estranee
    e lunga acqua e presto terra
    -laggiù dai palmi, terra o amica?

    Acqua, terra, fuoco, uomo
    Aria invocante
    su nomi in sordità di colpa

    E quello, nel gorgo del non suono
    s’è armato di freddo

    tale è stato l’esodo- libertà
    sotto dune di sale

    tale il forte sonno di umani
    in sordina
    di palpebre abbassate

     

  • 16 ottobre alle ore 14:10
    Fil rouge

    Impronte
    intrinsecamente legate
    in assenza, presenza, apnee.
    Gioia sull’embrice del suono
    il cristallo che l’aria culla
    a fior di abisso.

  • 24 settembre alle ore 14:53
    Innesto

    Così a mezz’ombra
    si fa largo, nitida coesistenza
    di tatto con memoria.
    Goccia il legno rubino
    due punte di dolce allo stabat,
    la mandorla profuma
    nodo del giugulo
    mentre i tetti si spengono
    e dentro: una sola cosa
    creta e seta, la gioia
    in oggetti senzienti
    prolassati polimeri
    traslati in un gesto poi caro
    al risveglio, dalla resina muta.
     

  • 07 settembre alle ore 16:05
    Gli anni in bilico

    oggi sono da te, i tanti luoghi
    dove crescevo -li giro attraverso le foto
    attaccate in cucina per avere alla mano
    tu l’appiglio, mentre la chiglia
    prende una tenera curva e sommerge.
    dal  balcone c’è il valico, oggi è tanto vicino
    un palmo per un viaggio e le campanule lassù
    gioielli di roccia in tono col lillà dei tuoi capelli.
    ti arrampicavi
    cerva che non teme dirupi
    e ora vieni incontro su un perno artificiale
    tra mura sicure. sfiori di un tatto leggero
    la guancia, il sorriso che ti lascio
    è anch’esso orma di sponda
    ma solleva -poi dici- da tutta questa Terra
    che scotta.

    (poesia vincitrice di iPoet agosto 2019, Lietocolle casa editrice)

  • 02 settembre alle ore 23:54
    Dove si trova il bosco

    Dove si trova il bosco
    che a me saprei, sospeso
    incanto al fiore di una schiusa?
    Dov’è che non esala respiro che mi oscura?
    svanendo in altro in una nuvola
    che non ritorni pioggia a battere
    sul sonno della foglia
    ancora lì posata nel suo sangue.
    Dove si trova il bosco che cammini
    solo? e non ombra o abbaglio
    siano da scudo per una gioia che
    a spire e spire libera
    incavo al seme tra la notte e il muschio.

  • 31 agosto alle ore 8:27
    3 haiku di fine agosto

    Va via agosto
    Un guscio di conchiglia
    dentro la mano

    Le ore brevi
    Un clangore di porte
    sui toni azzurri

    Otto di sera
    Un'ombra cade netta
    come un cappello

  • 29 agosto alle ore 8:58
    Studenti

    Arrivano allungati
    con i sorrisi in dono
    e chili di entusiasmi
    nelle curve degli occhi.
    Saltellano,
    saltano al collo come grilli.
    E anche quelli schivi,
    stanno creando attimi d'empatia.
    Impagabili!
    Poi, come formiche
    iniziano l'opera di cercare
    chiedere, conservare
    riempire fogli
    mente e cuore.
    Fanno le riserve, per la vita.

  • 24 agosto alle ore 16:31
    Gli zigomi

    se fosse vero vedrei darsi
    zigomi a un bacio d'aria
    se fosse, oh! un tatuaggio
    che non si assorbe
    perenne richiamando pori
    e il tutto, e ogni cosa ch'è di me.

  • 23 agosto alle ore 17:51
    Spazio arreso l'amarsi

    Funi mai sciolte
    le redini dello spazio arreso,
    distanze di vertigini
    nell’abbraccio cerebrale
     
    Girano nudi gli istinti, dettati
    dal verbo involontario dell’amarsi
    Quale riparo…
     
    tempeste di silenzio
    s’abbattono
    su amanti senza tempo
    che ad altri non saprebbero donare
    la stessa disperazione
     

  • 22 agosto alle ore 22:39
    Vivrai

    Per un tempo
    che non conosciamo
    respirerai in me
     
    Vivranno questi versi
    -continuo a dirmi -
     
    e tu
    sarai
    la mia storia

  • 18 agosto alle ore 8:32
    Le ore in una stanza

    una stanza tale fatta di ore
    di gente rude e introversa, studiando
    del profilo il vizio fragile e poi
    dagli zigomi riderne
    cercando lo spregio per gli anni
    per una ruga che non riesce
    a stirarsi in felicità.
    nessuno che asciughi la brina
    dei nostri occhi affondati
    anche se un giovane oggi
    forse un creativo
    portava un pistillo di sole
    sul fianco
    odore di pioppi e wisteria.
     

    Ispirata a "Les demoiselles d’Avignon, Pablo Picasso,1907

  • 14 agosto alle ore 7:59
    Ai volatili fiori

    Ai volatili fiori
    il viso alterato del transfert
    cerato profumo a ogni fiuto.
    Le mani, l’innesto.
    Ma io, c’ero?

  • 12 agosto alle ore 17:04
    Lungomare rem

    Una lingua di silenzio
    taglia le coltri 
    Sui fianchi
    il libeccio si mescola
    con il ruvido del sale

  • 10 agosto alle ore 21:05
    Haiku (notte di San Lorenzo)

    trapassa il velo
    quel desio imprendibile-
    frinir di stella

  • 07 agosto alle ore 12:19
    Chiami seta

    Come seta alla luna
    hai tracciato strade
    d’incarnato.
    Con me. Tutta.
    Zigomi
    ciglia
    labbra
    a scalpitare
    durante un sussurro maestoso.
    Metastasi di profumo
    vengono a riempirti
    impastate alle tue polluzioni
    di piume, e piano
    vortici.
    Hai centellinato quel che sono:
    in luci e ombre
    mentre evaporavo
    nel tuo desiderio
    policromo.
    Chiamami ora così forte
    tanto che infine
    apparirò
    migrazione di giunture
    abbandonate a te.
    Disfatti i giorni
    succinti
    nasco qui
    per dono riflesso,
    unità emozionale.
    Nasco a pelle.

  • 03 agosto alle ore 10:39
    Aleph della tua penna

    È facile per te scrivere romanzi
    imprimermi nel tempo di piccoli rifugi
    macchiare il silenzio di fiori
    perché ti abbia negli occhi, fino
    al profumo accartocciato
    Aleph della tua penna,
    nel primo rigo inizia l’illusione
    delle porte sull’amore circolare
    largo di cielo, d’alti e bassi
    pieni e vuoti come le quattro stagioni
    Mi disegni mistero
    con pupille di mediterraneo
    guardare te
    scolmarti la sete di conoscenza
    di quanto siamo centro, un punto
    per arrivare all’universo
    Dove si va l’uno dentro l’altro?
    Negli spazi a perdersi, puntando in alto
    Cos’è questa scia che abbranca il fiato?
    Scrivilo
    che siamo stati qui
    sull’ultima pagina, con le immagini vive
    a luci spente

  • 01 agosto alle ore 9:25
    Sottocute un tempo celestiale

    Liberare vorrei, un’orma
    d’ossa che odori ancora
    dal peristilio
    di terra rinverdita
    e sottocute un tempo celestiale 
    nettare d’ogni cellula.
    che spreco non ci affligga
    né ristagni sussurro
    alla bocca del sonno
    -la vena irragionevole
    sorda, straborda
    anche all’elice piatta
    del lago. 

  • 26 luglio alle ore 8:41
    Sul tavolino c'è il chiaro di luna

    Sto sveglia sulla lontananza
    - è lampante: che poi ritorna 
    al posto che occupava sempre

    qualcosa di speciale 
    qualcosa di normale
    presenza volto odore

    la chiara scrittura del quotidiano
    malauguratamente 
    come palla di carta
    messa a tacere nel cestino

    C’è il poster di cento anni 
    ha la faccia del sole 
    e un sasso da lanciare al mare
    la grande sfida alla gravità
    e subito l’abbraccio, dove
    specchiare gioie di fragili cristalli

    Sono vecchia – ho cento anni
    germogli da poco nati sono legni 
    le braccia hanno lasciato giri di collane

    il collo è un orfano 
    è la gruccia senza camicia

    come sarebbe facile se fossi te
    (darmi la mano quando esci dallo sguardo)

    Poesia edita in "Canti di carta" © Fara Editore 2017

  • 23 luglio alle ore 16:10
    Agave

    anni di mare, quanti?
    ossa di giovinezza cariche
    del verde che si arrende,
    le smanie di orizzonti
    cedute all’onda mille volte
    e ancora.
    se dalla pietra l’urlo tace
    il fiore infine svetta,
    mormorazione su vestigi
    da un solitario impeto
    di altezze. una cosa sola
    incorruttibile, col blu.
     

  • 22 luglio alle ore 15:21
    Colmarci

    Per tutto il tempo che gireremo
    si potrà notare la luce
    da pianeti remoti
    colmarci.
    L'amore salverà il disamore
    soffierà sulla polvere più scura.
    Griderà la forza
    della rosa dei venti.
     

  • 20 luglio alle ore 1:16
    Sapere un fiato

    Sapere un fiato che ci accosta
    denso di accenti e tremiti
    un non luogo