username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Rita Stanzione

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Rita Stanzione

  • 19 marzo alle ore 10:16
    I loro bambini chiedono

    I loro bambini chiedono
    se la bomba non sia un giocattolo arrabbiato
    come quei robottini che
    non rispondono ai comandi.
    Poi si ravvedono - dev’esserci
    un motore umano artefice
    di tanto caos malvagio.
    Si nascondono tra i seni
    piccole bandiere
    incendiate di solo amore.
    I passi fuggono, le bandiere tremano.
    - Piccolo mio non piangere
    è un gioco
    facciamo solo finta che sia vero.
    Quando finirà canteremo pace
    i nostri fiori d’altr’anni
    innalzeremo
    nel cielo senza polvere.

  • 26 febbraio alle ore 22:35
    Tra fiori di pietra

    I corpi sparsi tra i fiori di pietra hanno
    le stesse sembianze dell’uomo preda di belve
    prima che la bandiera dell’antropocene
    avvolgesse cielo e terra.
    I lineamenti cancellati nell’ultima carezza di sangue
    sono uguali a quelli del fratello portato
    a morire in una campagna della genesi.
    Oggi, l’uomo non ha niente di cui dirsi uomo
    se non sa spegnere questi fuochi malati
    e imbottirsi di armi pacifiche
    tipo il pensiero la parola
    l’impuntarsi sulla pace.

  • 05 febbraio alle ore 15:56
    Rimane ordito

    si rifugia nel cielo scurissimo
    di stelle la merla
    poi che, assolto il ruolo di leggenda
    rimane ordito il fumo,
    il sogno, il sonno

  • 24 gennaio alle ore 19:38
    Una volta siamo stati forse nuvole

    una volta siamo stati forse nuvole
    una lieve fortuita possibilità di restare in sospensione
    ma qualcosa ci ha instillato la massa
    qualcosa di inafferrabile ci ha traditi

  • 05 gennaio alle ore 14:45
    Le prime ore dell'anno sotto i lucernari

    le prime ore dell'anno sotto i lucernari
    mentre un vulcano tace tanta polvere
    di noi non più bambini di promesse
    un forse ci cammina a fianco
    ammiccante e lento
    non l'avevamo fatto nostro
    pieni di sempre
    e non ancora nuovi noi

  • 27 dicembre 2021 alle ore 23:33
    Cicliche sparizioni

    Una lunga brezza corre su cirri blu
    - si carezzano memorie di trifogli e di narcisi in ballo.
    Tanta porpora vedo impallidire,
    dove va l'estate?

  • 29 novembre 2021 alle ore 11:22
    Di cosa siamo fatti

    Di cosa siamo fatti? dimmi
    di questo piacere senza corpo
    e strade di comete
    ora che mi tocchi e
    della mia evanescenza 
    sei già alla luna

    eppure eri esaltato
    dalla pienezza dei granai
    con i miei cinque sensi legati al petto

    eppure eri un bambino, quando volevi
    che ti gridassi amore mio
    tutte le volte che il buio
    scendeva ad occultarci
     

  • 26 novembre 2021 alle ore 10:48
    Al buio di un ritmo cardiaco

    Alle spalle
    il cielo è finito
    in una colata improvvisa

    come mi volto
    si trascina anche l’ombra
    di me

    non c’è luce abbastanza
    a immaginare
    nuove origini mundi

    il cuore si destreggia sul filo
    acrobata con le stampelle

    più giù l’iniquo prato di neve,
    goccia la vena
    senso di libertà incustodito

  • 22 novembre 2021 alle ore 21:16
    Afghana e donna

    Quel che resta di me
    è un moncherino di gioia madido
    in bende di negazione 
    ampie come lenzuoli – di cancellazione
    aspre come fortezze di convivenza.
    Quel che resta di me
    è il feto-donna che viveva e poi
    è tornato all’utero, murato.
    Quel che resta di me è un frammento d’esistere
    lo spettro nero che non vedete (più).
    Che non vedete, la sovversiva
    l’audace la portatrice d’eros
    la libertà che fa spavento.
    Quel che resta di me si ribellerà
    all’ascia che ha tagliato i ponti
    del camminare di là del male antropomorfo
    inciderà le coltri su primavere calpestate.
    Quel che resta di me è la voce bellissima
    che continua a cantare, cieca luce
    al cielo capovolto senza una musica.
    Ma io non ho che questo canto
    un canto-vento di apertura
    di tutti i segreti che porto
    mentre la vita soffoca – mentre
    vorrei a svegliarmi un’onda rosa,
    entrare in me tutte
    quelle che hanno avuto coraggio per me
    con i loro landai di lingua e cuore
    restituirmi al mondo.
     

  • 10 ottobre 2021 alle ore 18:29
    E tu sai

    mi arrendo alla poesia
    e tu sai di passare
    dai luoghi della bocca

  • 03 ottobre 2021 alle ore 22:43
    Di lei rubo movenze

    Di lei rubo movenze
    ancora credo di potere
    alito al suo fianco 
    io che raggelo
    per primavere d’occhi
    di fiori assenti
    quando mi passa accanto dura
    da pietra arida
    su cui erba non cresce
    se non quella insidiosa
    amara ꟷ l’inganno di una trama
    che dal tormento io stesso nutro.
    E spio, non altro posso
    anche voltato torno di straforo
    al suo crudele raccontare
    e poi nascondere. Cos’altro cerco?
    gioia di muschio
    l’amo spergiura e misera
    asserragliata accanto
    ne ho il respiro ꟷ pur se a singhiozzi.
    Non c’è oltre le mura nulla
    a darmi libertà in tempeste
    più dell’assente che improvvisa
    prende a fissarmi in viso
    dolcezza rara
    poi cieca mi confina
    in cima al precipizio. Vivo
    di princìpi di vuoto
    di sfuocature,
    eppure.

    Poesia pubblicata in "Sette quadri da La prigioniera", antologia proustiana LaRecherche.it [eBook n. 247]

  • 07 settembre 2021 alle ore 20:41
    Più in là un radioso apice

    Niente di definito si staglia
    sotto il cielo e lacrima il sensibile
    in allergie urbanizzate, aria
    che sposti e ti ritorna
    da miele di natura offesa.
    Più in là un radioso apice si apre
    meraviglioso e ignora il camminare
    sconvolto nell’imboccare un giorno
    e l’indomani uguale uguale
    ubbidiente ai semafori e tali avvertimenti
    che ci vorrebbe un mare libero
    e falcate da migratori.
    Ci vorrebbe il fermarsi tra le erme
    sagge e mute, fissare l’apice
    riempirlo di frammenti e tutte cose
    immateriali, azioni immaginate
    parole non ancora dette
    segni, bisogni, ma sì ꟷ anche
    la polvere di qualche sogno.

  • 23 giugno 2021 alle ore 13:26
    Da una nube la sera

    Scende da una nube la sera
    la porpora si sparge
    volo dipinto di addio al sole

    un soprassalto
    ha riavvolto il tempo
    dove il cielo comincia
    silenzio di musica

    (e tu Sei)

    più del mesto rossore
    dove rimbocchiamo la terra

    brivido
    che assorbe stupori

    una ruga azzurra di sguardo
    da altezze incomprensibili
    eppur vicine

    a placare spiragli.

  • 13 giugno 2021 alle ore 17:43
    La bambola

    fuori la casa di Livia
    c’è una bambola
    chi passa le getta lo sguardo
    pensa a De André
    a una finestra malinconica
    e a degli occhi color di foglia.
    lei ora è scesa, di fronte
    chilometri di vita inevasa
    uno di questi giorni vorrebbe partire
    stacca l’ultima rosa dal ramo
    scrive au revoir con una spina di sangue
    – addio felicità di quattro muri
    negli echi – e chissà perché piange.

  • 20 maggio 2021 alle ore 16:41
    A un metro da noi

    Saltano attraverso refoli
    di occhiate ꟷ non saltano in realtà
    tra i banchi ma sono archi in attesa dell’aria ꟷ
    le cince forse non si accorgono
    delle finestre semiaperte
    dei riccioli spaiati
    né del rumore di quelle iridi
    ma con la stessa ebbrezza spostano le ore.

    Osservo dalla mia luce aliena
    la linfa che si allunga
    come uno stame innamorato
    mentre gocce di polvere cadono a strapiombo
    da fiato corto sulle mattonelle
    e il ragnetto in un angolo
    crea una breccia sul confine dell’esilio.

  • 21 marzo 2021 alle ore 17:21
    Dov'è che siete andati

    Dov’è che siete andati
    miei rami senza forma
    e fiori imbastarditi
    da inverni pingui.
    Non avevo anni non cadenze
    e vi chiamavo bambini nell’utero
    procarioti di lago promiscuo
    sbarrato alla luce, un che di bozza.
    Come fosse domani l’indizio
    frugo gli specchi, i corpi assenti
    ancora succhiano sostanza
    da buchi neri. Li tocco invisibili,
    si rompono in una matrioska
    ch’è meglio lasciare composta
    come un fatto privato
    cupezza in gola. Sparpagliare
    la propria natura, ch’è meglio. 

    poesia pubblicata nell'ebook antologico "Alda nel cuore 2021" Aa.Vv.
     

  • 11 marzo 2021 alle ore 12:36
    L'altra metà del viaggio

    indovina quel minuscolo vagare
    tra ombre e fuochi, immagina
    dal sorriso al lievissimo alone di mestizia
    la forma di noi la faglia dello sguardo
    mai uscita dalle storie. forse un prodigio
    vuole essere l'altra metà del viaggio
    con vele chiare, code di domani.
     

  • 06 marzo 2021 alle ore 8:11
    Uno due e quattro

    Uno
    il tipo di sguardo
    che tollero, che sia la cura
    Come vedi maturano i limoni:
    sole e più sole... sciogli le bucce
    Assorbimi insieme alla terra
     
    Due
    due frecce
    una va una torna
    Colpita al taglio
    la foglia pendula
    Potrebbe farsi meno male
     
    Uno e due
    e poi (ciò che non dico)
    gli occhi si danno chiusi
    Una farfalla rompe il suono:
    udito; no, non visto
    Sentito forte
     
    Quattro
    filari d'alberi fioriti
    e d'animali (anime e ali)
    quelli cresciuti in fretta
    dal sangue facile
     
    Il patio è stato esposto
    da tutto un lato
    Appresso, come scende l'ombra
    tutto riprende a pioggia
    e sovverte l'ordine
    nei giardini degli occhi
     

  • 22 febbraio 2021 alle ore 23:39
    Bacche rosse

    Baci senza memoria
    ritornano sulle labbra
    come bacche rosse
    non rinunciate
     
    Abbiamo allevato il ramo
    di vaghe corolle e pollini
    da staccare alle spine
     
    Vitamine a lento rilascio:
    la vita, dei suoi sapori,
    sa come appagarsi

  • 29 gennaio 2021 alle ore 17:44
    Trama insoluta

    Quattro - dico quattro
    e ora lo nego
    Saranno stati (almeno) fasci multipli
    i visi implumi, i cuscini
    affossati al posto solito
    dove non fa male il rimbombo
    non scricchiola l’osso
     
    [posso cambiare il corso
    di quello ch’è stato?]
     
    Mi dava una razza di bacio
    una razza bastarda di commiato
    di notte a barba rasata (di freddo)
    e un sorso d’uva bugiardo
    versava alla bocca -la lingua legata 
    al fruttato, gli antociani più blu
    nel furto del sonno -dentro al fumo
     
    L’ho visto? era un passaggio di stato
    dove non vedo
    oltre gli stucchi delle gambe
    o forse il solco insoluto
    tra la destra e sinistra del corpo
     
    Non l’ho visto
    era intero e diceva cose spezzate
    Spergiuro, giurava d’esser leggero
    sorvolandomi

  • 16 gennaio 2021 alle ore 9:49
    La tua notte e la mia

    la tua notte e la mia
    si guardano ogni notte
    le tiene un filo
    più è corto più si dicono
    pensieri inconfessabili

  • 03 gennaio 2021 alle ore 9:50
    A nudo tempo

    domani
    un alito di nebbie
    ancora saturo
    non celerà
    calchi di fronde
    e le tue mani, nervi
    di sempreverdi
    piantati sul pendio del corpo
    senza bisogno
    di prati e primavere

  • 27 dicembre 2020 alle ore 11:08
    So

    semestri spezzati
    seni stalattiti stanche
    significanti 
    scolpiti sulle soglie 
    stormi, se stormi
    stupori sincopati
    sussurri, so sottovento
    - solchi, suture, sponde.
    saperti sciolta spira
    saperti saliva - sale,
    sapere speme-mia
    snudarti sempre.

  • 20 dicembre 2020 alle ore 11:32
    La mia terra che chiama

    Un diario in cui mi specchio
    il richiamo dei cedri
    su questa piazza
    imbambolata di essenze non vere,
    robusti e impazienti i miei alberi
    stanno in attesa, e solo ombre
    che l’aria respinge.
    Quand’è sera sono una giostra
    a luci spente,
    se tendo le braccia
    un mondo vuoto batte il polso
    e io ghiaccio di abbandono
    viaggio distante
    che fa male allo sguardo,
    dilania perfino la pagina.
    Porta via montagne sognate
    mentre ginestre e occasi 
    scolorano dentro le nubi
    - non c’è misura di tanto sparire
    a un passo dal cuore.

    Alla poetessa Ofelia Giudicissi Curci (Pallagorio 1934 – Roma 1981) 

  • 25 novembre 2020 alle ore 12:46
    Dal seno acerbo e storie mute

    Quando bambina senza voce
    I .
    Sono bambina
    che gran fatica appena metto
    a fuoco l’ingenua schiena
    in sette lune di rivolta
    l’arancio chiuso a feto
    la benda-velo, stele
    a gocce. Il dentro sperso.
    Forse è segreto di lenzuola
    madide e presto fredde
    da scostarsi. Sembrano altre
    quando da conche al sole
    fanno un biancore di peonia
    corolla al seno acerbo.
     
    II.
    Stasera l’antro è bosco di serrande
    chiuse. Il nascondino delle facce
    per ludo vero. La proiezione fisica
    lontanamente un’affezione:
    non c’è parola a dirlo.
    Il lutto si spalanca gli occhi.
    E cosa avverti?
     
    Assalto dalle ombre
    I.
    Notte cattiva
    tutti i sogni affollati
    perché non sa dormire (sola)
    dove il tempo è terribile
    di segni e tagli di lumi inferociti.
    Lei bisbiglia ma solo a sé,
    sfuma in punta di piedi.
     
    II.
    La bambina diviene senza stomaco
    per quattro lunghi giorni
    corpo di pietra
    porta il peso del fiore
    di terra nera
    cade nel muschio delle ciglia.
    Non cerca cibo e profusioni
    schiva, riparo nella pelle
    ghiaccio di luna, duro
    che non si lascia respirare.
    La bambina da qui in avanti
    non c’è più.
     
    III.
    Ora, s’appiglia sul volto. Stranezza
    non averlo visto nel fondo.
    Ora che non è lì, eccolo appieno
    e povero, in una cifra molle.
    Un cristo peculiare in niente
    un Pallino qualunque -lei dice, e
    vi sputa un secchio di noncuranza
    dopo che l’ha smembrato vivo.
     
    Rielaborare
    I.
    L’angelo bello infine viene a cancellare porte
    si volterà a ruggire agli scorpioni
    coperto di cespugli biondi - il Giorno.
    << Portami le mani una notte e tutte
    ridammi un tatto limpido che scivoli sui tendini
    incenso agli orli in pece dolce sui perimetri >>
    -larga la paura
    lasciata qui a mordersi la bocca.
     
    II.
    Per errore le si accostò
    al sesso rosa e nudo
    un ansimare scoordinato
    saliva mosto e tabacco.
    Per orrore non seppe, non gridò
    dalle palpebre rosse
    di oscurità contusa.
    Piene di dita le sue mani
    spingevano
    schiacciavano le estranee
    toccavano terra i piedi
    irrigiditi senza sangue e
    non seppe, non fuggì.
    Anni di seno in nòcciolo
    che si matura nelle T-shirt.
    Anni che ancora conta dita
    un perché cianotico freddo:
    solo un gesto di forbici
    e poi gettati al fuoco i moncherini,
    guarda spegnersi il tutto
    senza dimenticare.