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Poesie di Rita Stanzione

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  • 25 dicembre 2017 alle ore 0:35
    Natale

    È Natale
    ed io non me n’ero accorta…
    Non lo sanno le terre
    che hanno fame
    e i ragazzini con una bomba in mano
    e nemmeno quel barbone
    stracciato a terra
    ha sentito il profumo
    di un banchetto che brinda.
    Non lo sanno quei matti
    rinchiusi nelle voliere.
    Forse non l’avrebbe capito
    nemmeno quel bambino nudo
    se non l’aveste messo
    in una grotta.

  • 23 dicembre 2017 alle ore 16:01
    Vassoi offerti al Natale

    E se ora fossero più dolci
    i nidi in pastafrolla 
    in fila sui vassoi
    dopo che mani sbocciano
    profumi di finestre verso il cielo,
    in orli di campane un rilucere
    d’intonaci, un impasto di pietre
     
    Nelle ore di Natale, prossime
    d’abbondanza in mense
    se mandarini e resine
    sento bruciare
    nel timore dell’aria
    che ha assorbito colpe
    sotto astri d’ogni provenienza
     
    lo spirito brandisce la parola
    porta Betlemme in voce
    su terre aride
    a estorcere un palpito di bene,
    finanche il caldo
    dai nostri maglioni spessi
    esca allo scoperto
    in trama d’abbraccio 

  • 22 dicembre 2017 alle ore 22:35
    I vermigli confini

    I vermigli confini 
    Oltre le nostre brevi notti 
    Foglie che sono partite
    Come un semplice gesto torni
    Nei miei dialoghi con il vento

  • 20 dicembre 2017 alle ore 16:19
    Per la prima laurea (a F.)

    Io lo vedo
    il fiammeggiante calore
    prenderti gli occhi
    dal libro- meraviglia
    che hai imparato a leggere,
    e pagine che hai scritto
    d’amore per la chimica
    il dono alla ricerca
    che eleva l’uomo
    nella catena della vita.
    Ti ho vista, per mia fortuna,
    col camice tra i piccoli segreti
    del "tuo" laboratorio.
    È lì, l’orgoglio mai ostentato
    dopo una prova
    tra centrifughe e Bunsen 
    e il grafico che cresce in stime,
    la cura e anche il rovello
    di dare un senso
    ai segni infinitesimi.
    Perché tu tocchi l’intoccabile
    con le pinzette della mente
    dove le nostre dita no, non sentono.
    Molecole
    aggiunte e cancellate
    come parole in manoscritti
    come elementi d’arte
    che spiegano e rispiegano chi siamo
    noi natura, oggetti in movimento
    energia e vibrazioni
    virati in formule.
    E che nessuno dica “fredde”.

  • 18 dicembre 2017 alle ore 19:54
    Un lusso

    È un lusso
    lasciar che penda
    frugale e chiara
    una stilla, una nuova
    dal fondo.
    Si sporge un viso
    malgrado non volessi,
    cos’è, domanda muto,
    e sospetta che i treni
    per quello esistano
    -sempre qualcuno
    in mezzo alla folla che torna
    con un filo di freddo,
    perché.

  • 17 dicembre 2017 alle ore 18:47
    Santa Sabina

    Liscia
    di pietre, acqua e brezza
    armonia rilucente
     
    un osanna blu
    privo di appartenenza.
     
    Solo l’alba assorta, la torre
    i lineamenti dei gabbiani,
    solo linee di pace
    nel canone dell’eternarsi.
     
    (Il tempo)
    il tempo posa qui
    ma non dimora
    è rituale di sponde
    mappa reale, rarefatta
    che spinge a noi i Balcani. 
     
    E sembra siamo nati al largo
    tutti
    limitrofi d’immensità
    uniti i tratti: quei monti
    con le dune nostre
    scolpiti in ruggia d’onda
    al fianco stretto del Mediterraneo.
     
    E siamo nati qui sicuro
    in una lingua barbara
    più larga.

  • 17 dicembre 2017 alle ore 10:29
    Davanzali

    Un morbido violino, senti come
    si spande sulle cose che profumano
    su davanzali perenni: saremo albe anche poi
    che la voce volterà il vento dei vissuti,
    a goccia sul silenzio 
    del tempo vivo dei suoi passi,
    anche dal verde del giardino onirico
    canta l’alloro delle promesse
    diventate fiori

  • 12 dicembre 2017 alle ore 21:58
    Quel verso libero

    Quel verso libero diventa un io
    che saluta, la vita scrive
    un adagio di ossimori
    chini al piede del vento, il dopo
    senza noi. Pensiero che cammina:
     
    tic tic -la lingua delle parole
    sembrava molle invece
    stringe corde, s’intreccia
    incocca e separa (il silenzio).

  • 11 dicembre 2017 alle ore 13:51
    Uniti ora e qui

    Avevi paura che 
    la morte fosse sempre lì 
    allestita alle spalle

    Avevo paura che 
    la vita fosse un luogo solo
    un luogo smodato

    Il sole senza badarci tramontò
    Lasciandoci al buio 
    dei nostri puerili turbamenti

  • 10 dicembre 2017 alle ore 9:09
    Mezzo vuoto

    L’armadio mezzo vuoto
    dacché hanno smesso il mugolio
    gli abiti smessi e quella rosa
    di oggetti di te bambina.
    Un asilo svuotato,
    ora che dentro preme
    l’incavo dolce al sorriso
    serbo un profumo noto
    e tutto resta, da dialoghi invisibili
    nei giorni miei qui stesi ad asciugare.
    E penso piano, un gioco
    di fogli bianchi -ti messaggio
    che fuori è tempesta
    questa cosa che agita spazi
    poi l’ombra di neve, non posso
    far altro che sentire.  
     

  • 09 dicembre 2017 alle ore 20:00
    Con punte al carbonio

    Avanzi di spazi, vorrei
    disegnare dove vanno di sera
    il calore e la pietra
    la cenere e il fumo lungo 
    falcata di pensieri eucarioti.
    Vorrei, con punte al carbonio
    graffiare il vento dolente
    che da una gerla sparpaglia 
    segreti, come stracci qualunque.

  • 08 dicembre 2017 alle ore 17:45
    Il nero è questo spolverino

    Il nero è questo spolverino
    a forma umana
    che preme, sfiora le ossa,
    i fiori sbagliati in un unico stelo
    arrendevole alla più muta carezza.
    Rieccola la vita
    è una colpa sul filo. Tuttora
    spinge da un capo all’altro
    nel mancarsi da vene senza promesse.
    Principia col niente dei pori
    e fragranze ammucchiate
    nel tramonto, è il sonno che scioglie
    le immagini portando l’occhio
    cucito su un pezzo di buio.

  • 05 dicembre 2017 alle ore 17:47
    Onde di vetro

    Onde di vetro in una lettera,
    unghie di un tempo raggelato
    da tacermi. Le luci ciondolate
    al piano del respiro: mancamenti.
    E la memoria nutre, avvampa incensi
    a spazio vivo. D’illogico principio
    legare passaporti al vento
    sinusoide che torna
    dalla prima rosa d’inverno.

  • 03 dicembre 2017 alle ore 11:13
    Non solo parole

    Parole sciolte
    frastornanti, in attesa
    appassite
    da tarlo dentro.
    Vorresti cospirare con promesse
    nascere mattino, affollato
    di sogni. Poi suoni perduti
    spiovono, sulle guance.
    Da porte chiuse,
    mura vuote di gesti.
    Ma presto, d’urgenza
    cambieremo indirizzo.
    Saranno piazze
    le anime toccate
    e non di gelo, cardini.
    Di chiavi e dita,
    tendini tesi a dare
    e altri a stringere.   

  • 30 novembre 2017 alle ore 12:00
    Ramosità dell'ombra

    Ramosità dell’ombra
    difforme, increspata.
    Nuvolaglia:
    ci siamo persi.
    Perse le strade
    nel coraggio del salto,
    il logos sulla bocca del falco
    il tuo passo in ascesa
    senza corpo né
    brulle memorie
    dove il bel sogno degli astri
    tuona e sussurra
    perché loro l’Amore
    lo hanno diviso
    in molecole, a pioggia.

  • 29 novembre 2017 alle ore 0:19
    Acrostico A

    Accade di sentirti
    Mite assenza dell’aria
    Odore di tatto
    Redimi le rose appassite
    Eppure è tempo di nebbie

  • 28 novembre 2017 alle ore 6:51
    Le ossa rosa non rispondono

    Va in giro
    con quattro nodi sullo sterno
    sentitamente scarna
    perché nessuno l’avvicini, la ravvivi.
    Non la si muova dalla freschezza scialba
    di anemone da vecchie profusioni.
    Lasciatela mancare, difendere ossa rosa
    dal secondino che l’affianca.
    Altra donna, sorella carnale
    ch’era libella al primo nascere
    poi divenne piombo
    da stravagante dissonanza
    di corpo ancora.
    Tale la respira, ne ha terrore
    e l’ama per la morte che s’accenna
    corimbo schiuso nel sorriso
    da sembrare estasi
    ad ogni morso, l’ombra.
     

  • 27 novembre 2017 alle ore 23:07
    Due lemmi in voce

    mi rendo sconosciuta
    con le pupille basse
    intrisi d'ombra
    due lemmi in voce
    semplici, assoluti
    a pesare
    in silenzio saldo

  • 25 novembre 2017 alle ore 7:05
    Paure e contrattempi coi sorrisi

    La solitudine reale
    di paure, in uno smanto
    che adagia il nero e logora
    memorie di assonanze:
    chi l’ha chiusa, in dure impalcature?
    (e contrattempi coi sorrisi)
    chi ha tramato al silenzio?
    Dovrò per colpa offrire epifanie
    al primo solo orfano di abbracci
    coscienza di supplizio
    per le sembianze d’anima
    portate in viso, assottigliate
    da stelle senza sèguito
    in cielo da palude
    quando sembra finito
    e sai che dietro, in briciole
    esiste un altro morso:
    pane e parole
    spezzati contro il muro della gioia
    in avaria da un mondo atroce
    che non ha cura
    di aberrazioni
    e cellule indisposte.
     

  • 23 novembre 2017 alle ore 6:05
    Una goccia cade dal vento

    Una goccia cade dal vento
    invaso che non colma il destino
    rovente e al futuro ci giriamo
    scesi di un tono, per segni fiochi
    in acedia di archivi.
    Un piglio calcareo divaga
    i lineamenti, in raggi obliqui
    la stasi ornamentale
    del sé di sguardo, solcato.
     

  • 22 novembre 2017 alle ore 6:39
    E della pioggia

    e della pioggia
    che spiega chiusi strappi
    libiamo
    germogli nudi
    in cerche
    irrorate d’affanno

  • 18 novembre 2017 alle ore 8:23
    Occhi di madre

    Tra salvia e margherite
    presta le mani all’armonia
    atomi appena  
    in lenimento all’anca del dolore
    si attenua
    l’ansia velata del giardino
    sembra la sera quando
    le sorridono gli occhi
    gli occhi presi dai rovi
    lignee speranze
    di luci chiare sperse dentro.

    L’ora solare
    fa ghirigori stanchi
    ma lei addolcisce il verde
    viscerale
    ne fa mazzetti
    talee d’acqua
    e aspetta le radici
    incredula
    di spingere una vita
    di là dal buio
    -non c’è modo migliore
    per dire di sé, come
    del primo parto sofferto, ma
    nel favore del vento. 

  • 16 novembre 2017 alle ore 21:09
    Mutuando forma

    Lo immagino un risveglio
    che non somigli a niente,
    solo volare sul fango soffocato
    è partitura che fa musica,
    come c’è danza su una tela
    -è un velo le danceur, che anche
    senza volto sembra esistere.
    Prima di camminare
    si fluttuava in acqua: già liberi
    si sfumava, si riappariva. 

  • 12 novembre 2017 alle ore 13:07
    Nuvole di un colore straordinario

    Ti sei accorto che le nuvole
    non sono mai le stesse?
    e queste hanno un colore straordinario:
    l’acqua mai ha smesso di credere,
    ci vede passare e sparire nel niente
    ma non è l’inferno a pesare in faglie segrete.
    Ti sei accorto di quanto rimorso
    attraversa i deserti?
    Laggiù le braccia vuote degli ulivi
    e un profumo si spegne
    mentre Plutone candido spettro
    bisbiglia di ansie e timori
    ogni grado. Perfino
    le crepe nei muri e le fughe
    il lato oscuro della luce
    e quanta sete caduta dagli occhi.
     

  • 11 novembre 2017 alle ore 8:21
    In umore d'aprile

    Dev’essere un umore d’aprile
    a traboccarci da bordi anneriti
    ché non saremmo più di un foglio frusciante
    senza una rarefazione esposta al ramo
    e la voce attinge da un petalo che cade
    veggenti noi di un gioco sacro
    riflesso bendato del tempo
    in gabbie ferrose e cavalli di piuma
     
    e sei e non manchi ventre in distacco
    dolore ristoro mio tuo
    congedo d’inverno nella fibbia
    che la bocca scalpella
    -e poi un’altra poesia.