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Poesie di Rita Stanzione

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  • 14 febbraio alle ore 20:05
    Distanza azzurra

    Il tempo adescato dalle nebbie
    il tempo diradato
    la dispersione delle dita
    la distanza azzurra
    Lampade intermittenti
    di attese e di paure
    Graffi sulle notti
    per lo sguardo poeta
    che dal sonno racconta
    di chissà quali eroi,
    di soffici fantasmi che passeggiano
    su treni di ritorno
    con primavere ai finestrini
    e timbri d'amore sui biglietti

  • 13 febbraio alle ore 0:23
    Nei giardini glabri

    La luce ci ha legato
    più volte
    le venature
    di pelle nuda
    sui vetri specchi
    alle finestre.

    Spiando
    il balletto delle forme,
    moltiplicandolo
    nei giardini glabri
    dell’inverno.

  • 10 febbraio alle ore 20:42
    Scale in tremiti

    Un sussulto per trattenere
    il vento
    uno per liberarlo
    Il chiostro del petto
    contiene scale di tremiti
    fino al confine dei baci
    dove un insetto brillante
    sta fabbricando 
    il suo miele migliore

  • 09 febbraio alle ore 10:04
    Così dentro (stanze indifese)

    Boccaglio d’anice la prossima scoperta
    di spezie mi arrampichi -all’unisono
    aspiriamo questo fumo lieve, perdita d’identità
     
    così è la chiave per entrare nel giro chiuso
    della porta, quando si espone al massimo
    la stanza indifesa, la schiena pronta
    alla fionda improvvisa -senza dirlo
     
    non sappiamo lo sballo: se piomba dall’alto
    o è il segreto dell’acqua -acqua di falce
    di dialogo sillabico, orbitale elettrico
    il pari finire ascensionale -si continua, crisma
     
    in un adesso si chiude il fianco agli orologi
    -che non si segni, il passo che allontana
     

  • 05 febbraio alle ore 22:04
    Stretta luce

    Germoglia 
    dal velo della notte
    la nostra vita
    Si infuoca l'alba
    la bocca canta alle costellazioni
    La Terra gira nel cuore
    come un'arancia rossa
    nella densa scatola del buio
    Tutto intero ti ho visto 
    feritoia della luce
    spina perfetta
    negli angoli della mia carne
    rarefatta

  • 02 febbraio alle ore 11:03
    Risuona un blues (a Cesare Pavese)

    Corre la morte 
    ferma la morte
    usa la morte, ama la morte 
    insonne blues che a morte avvolge.
    Il male cominciò con me seduto/sul sofà *
    il male più profondo
    il male (l’innocente),
    un Last Blues, to be read some day **
    sotto costellazioni nostre
    spezzato di passato, soffio
    di fuoco nella ruota -che cambiano gli attori
    gli inizi, le destinazioni 
    e uguale la dolcezza vibra. 
    È un sax dopo il finire del fragore
    rauca mia solitudine 
    che sale per le Langhe morbide
    voce scoperta 
    come follia nell’essere se stessa
    implora carezze e sa 
    del non ritorno, se il cielo infine pesa
    e scioglie il grido. 
    _____________________

    * Da “Il blues dei blues” in Ciau Masino, Cesare Pavese (1932)
    ** Last Blues, to be read some day, titolo dell’ultima poesia di Pavese (1950)

  • 30 gennaio alle ore 19:42
    A un angelo pallido

    Spiritello senza peso
    oggi ti guardo da lontano:
    eri esile delicato e pallido…
    una luna timida quasi malata
    dalla voce di melassa
    e liquidi occhi affogati nell’anima.
     
    Mi chiedevo se la luna può
    mai essere maschio
    e poco mi sfioravano le tempeste
    che ti costruivano la scorza.
    Ma i corpi celesti
    hanno forse un sesso?
    la risposta si nascondeva
    dietro sorrisi malfatti
    e il senso di te scivolava
    nel pozzo dell’indifferenza.
     
    Oggi io t’ho compreso…
    il tuo errare così estraneo
    così scomposto
    cercava una sponda dove abitare
    e lo stesso sole che riscalda gli altri…
    quelli che sono forti
    quelli che sono uguali.

  • 28 gennaio alle ore 15:11
    La valigia

    Sta, piccolo
    nella valigia
    al buio dei lamenti.
    Laghi le palpebre
    si svuotano delle carezze avute
    e bambino
    culla non più cullato
    la paura a digiuno, ampia
    cento volte la gabbia al cuore.
    Bussano, cercano
    un segno di bambino
    riverbero al legno
    ma la cura si aggrava
    di voci contro
    di rabbia 
    annuncio di abitacoli.

    Ispirata al film Nackt unter Wölfen (2015), regia Philipp Kadelbach 
     

  • 27 gennaio alle ore 10:09
    Capolinea

    Al museo si mostrano resti
    rubati a vite in corso,
    la disumanità  
    in collezioni spaventose.
     
    Protesi non più attive,
    capelli esanimi
    un tempo carezze ai visi,
    scarpe senza compagne
    e più misure bambine.
    Gli ingressi ai forni, voci annerite
    non evase in tempo nel futuro.
     
    Il capolinea
    tutti obbligò a scendere, come
    se si potesse perdere
    una coincidenza.

  • 25 gennaio alle ore 23:15
    Se questi sono uomini

    volano ceneri-
    anche i sogni si bruciano
    per albe assenti

    vite spinate-
    nel rossore del vento
    anime libere

    da neve e fango-
    dei fiori color porpora
    rinati altrove

    sguardi di ghiaccio-
    da fiammelle di cielo
    scie immortali

    (4 haiku per il giorno della memoria)

  • 24 gennaio alle ore 16:26
    Le due Frida*

    Le due Frida solcate 
    da un solco solo,
    la regina in tehuama
    in unione carnale
    con la creatura del dolore.
    Lei che raccoglie
    la vertebra strappata al cuore,
    luna strappata al sole. 
    È lei a scostare l’unghia 
    d’acciaio che torna rossa
    fessura e goccia 
    dall’occhio in lacrime
    da cicatrice altera
    dall’arte 
    di cacciar via lo scheletro
    quell’ombra lunga 
    di cielo, che pure ha sognato.

    (Ispirata a Árbol de la esperanza, Frida Kahlo 1946)
    * Le due Frida, titolo di un'antecedente opera della pittrice messicana (1939)

  • 21 gennaio alle ore 22:13
    È fuori il presente

    È fuori il presente,
    un legno bagnato dalla pioggia
    si gonfia in movimenti millimetrici.
    Il presente vorrebbe stendersi e assopirsi
    come la termite nell'ambra,
    così i miei arti crescono nel freddo
    senza essere arti
    -senza che il vuoto possa
    sottrarli al vuoto dell’assenza-
    batto, li libero dal ghiaccio
    hanno anche il centro di cristallo
    un male sfaccettato
    quanto più è fermo
    cose che appaiono non viste
    il solco necessario del cuscino
    la benda al fiato, e poi domani.
     
     

  • 20 gennaio alle ore 11:02
    Riparo in greto d'ombra

    Ci basteremo un altro giorno franti 
    dal nugolo di affanni e l’io solcato
    s’incenserà in riflessi, e pur distanti 
    l’una saprà dell’altra voce il fiato.
     
    Estranei all’oro cupo che snatura
    la levità del tempo, sospirato
    refrain di volo mosso da un’altura 
    su mute crepe tese lato a lato. 
     
    Mosaico agli occhi le ho fermate, chiare 
    molecole in carezze, cartilagini
    sostrato a pose tra parole e cielo  
     
    lievi alla pietra, e ancor sottile un velo
    di sete e acqua -una prassia d’immagini - 
    scivola in greto d’ombra ed è già mare.
     
     
     

  • 19 gennaio alle ore 9:25
    Avrò

    avrò un silente grido
    cristallizzato attimo
    al nugolo di sete che dissolvi 
    al punto cieco e sempre
    sempre a sfiancare, tu
    lo spillo in fiore
    e stille che trapassano       
    l’acuto rosa e il viola 
    ceduto nel tremore
     

  • 18 gennaio alle ore 16:08
    China di verde (l'Invidia)

    Lento che va il veleno
    v e l e n o  m a g m a  pronto a bollire
    e partorendo buio
    cieco ricresce
    china di verde
    certo, d’infimi toni
    eppur si cela
    sotto la smeraldina cera.
    Ah, se avesse la faccia ardori!
    da pori sortirebbe
    un miele amaro
    a sbrodolare dritto
    al cuore dell’ambito Oggetto.

  • 16 gennaio alle ore 23:22
    Gennaio

    Poi ci ha colti alle spalle
    l’inverno
    con l’odore di sabbia
    (o il ricordo di averlo...)
    sotto le suole

    superstiti di altri noi
    abbracciati da un tramonto
    di rive rosse

  • 15 gennaio alle ore 13:53
    Arancio e blu

    intarsio d’arancio in blu
    un gioco torna di vuote fontane 
    e a capire che nodo sia 
    questo scolpire
    minuzioso, fine a se stesso

  • 14 gennaio alle ore 18:10
    Dov'io l'estremo

    Pianura distesa
    ti sono
    perché mi scivoli
    senza fine a posarti
    dov’io l’estremo,
    quel canto senza parole.
    Un calice d’asola
    a fasciarti dall’orlo,
    e giù una pervinca 
    d’impronte d’acqua
    persa, riversa.

  • 13 gennaio alle ore 9:03
    Già lieve il sonno

    Nel freddo immobile
    una vena arrossata si conficca
    come l’occhio selvatico del tempo
    da stanze senza porte.
    Lampo remoto
    la mente fa un volo nel vuoto
    dove no, non è stata
    ancora concepita. Ma sfiorata
    da mano che l’ha accesa  
    notte di nube
    macchia - buco - bagliore
    dove è già lieve il sonno
    al fuoco che vi allaga
    miracolosamente
    abbraccio.
     

  • 11 gennaio alle ore 15:28
    Scuro dolce vuoto

    Il mio guardare d’inverno
    goccia nel silenzio,
    nitido il vuoto che fa vita
    senza trama di troppe meraviglie.
    Ora è curvare le vetrate, 
    è la piuma nera sopra il ghiaccio. 
    Se s'impiglia in una buca, 
    muoio.

  • 10 gennaio alle ore 17:04
    Svela il bianco

    magnifico
    ardore di neve
    distante dalle gole del buio
    ai miei occhi
    un segreto silenzio
    la rovina e l’incanto
    permeare ogni cosa

  • 04 gennaio alle ore 12:34
    Tutto il tempo

    Tutto il tempo che incendia
    soffio nuovo e mai estinto
    averti qui tatuo al mio seno 
    spalancato alle nuvole
    fragile e nudo
    pronto a che tracci 
    altri solchi indelebili.
    Il tempo è 
    avere te vita che penetra 
    che mi sprofonda 
    e raccolgo dal rantolo
    mentre anche il cielo è rosso
    di travaglio e di grida
    di ogni respiro 
    nato divorando le rose.
    Lo sento sempre 
    il profumo che mi scolpisci. 
    È che non ho forma
    se non il calco delle tue mani
    intorno ai fianchi,
    dentro, di taglio.

  • 01 gennaio alle ore 23:37
    Sulla Distillerie

    Sulla Distillerie Faucher
    il ballerino a schiena nuda 
    prova un croisé e niente si avvicina
    al senso d’ombra che permane
    in richiami inventati 
    di tigli e nastri al vetro.
    In rue d’Auffrey abbottonata 
    poche ore e un anno 
    si lascia andare giù
    dalle lesene e muti
    i mattoncini si colorano
    di nebbia e vene esangui,
    e abeti quelli spiantati 
    restano a far luce 
    come cuori in subbuglio
    destinati l'uno all’altro a placarsi 
    in un ennesimo momento
    un piccolo ago, verde di eternità.

  • 30 dicembre 2018 alle ore 23:42
    Fons et origo mali (rosa come gola)

    Il corpo fa dell’abbondanza
    dimora del godere
    a sfregio di ordinate trame.
    Un meccanismo rosa
    trattiene presa satura
    al palato,
    consumazione sapida
    che guasta dentro
    promiscua a pelle tesa.
    Rosa da rigettare
    a ribollii di palta,
    da biasimo incarnato -questo
    all’ostensione, patetico desio
    ch’è vasto di abbandono
    eppur non basta.

  • 28 dicembre 2018 alle ore 8:04
    Canto d'inverno

    Così vediamo nascere un inverno
    con i gemiti d'ascia sulla luce
    il rumore e di colpo quella pioggia
    d’ansia di assalto estratta da una tana.
     
    Il nero omozigote di gemelle
    ali contrite in lividi fruscii
    senza groppo delle ossa si richiude
    fedele all’occhio cieco su nel varco.
     
    In sintesi di graffi dai recinti
    l’aria di lutto a velo che mortifica
    lo sguardo tra le polveri -un’iperbole
    silente e fragile, autarchia del bello.