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Poesie di Rita Stanzione

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  • 04 luglio alle ore 15:21
    Un regalo per due

    l’avevo in mente
    invitarlo a sgualcire la soglia.
    era sutura imprecisa, intanto, un pianeta solitario
    fuori dal raggio -era il fuoco del telescopio.
    il mezzo vuoto che incide, chiama.
    io l’ecolalia delle corde
    un andante curioso di occasi
    da non aver paura più
    dell’oltre l’oltre.

    (In "Versante ripido" n.3  luglio 2019)

  • 02 luglio alle ore 12:14
    Metto le ali

    a questo dolore di esserci
    al colore del "se non fosse stato".
    conscia di essere folla
    del vociare dentro/ grisaille
    la stessa e cambiata.
    terra e chiodo, terrene vibrazioni.

    (In "Versante ripido" n. 3 luglio 2019)

  • 30 giugno alle ore 9:40
    Il bisturi che danza

    Il bisturi che danza sulle tegole
    fa la punta alle stelle,
    un ritorno di musica
    sui meridiani.
    Passati ritorni, li vedi
    minuti, grandiosi da un pozzo
    un ossario di pesci che nascono volando
    le mille piume
    dall’inguine del nervo, la spirale
    abbozzolata in una mano. Immensa.
    Perfino i corvi dalle spighe
    perfino Vincent
    che si dà al vento e prega eternità.
    Eternità precise cerimonie
    di felci e scaglie, delle ali
    del battito cardiaco della rosa
    che aspetta sulla pietra
    di profumare
    nell’arco del miraggio.

    -
    A Maurits Cornelis Escher

    Poesia pubblicata nell’antologia collettiva “Dinanimismo – 10 anni di avanguardia poetico-artistica”, giugno 2019.

  • 20 giugno alle ore 16:07
    Centro

    Il mio corpo quasi d’aria
    quasi lava,
    le tue mani su quel punto 
    e sull’altro 

    Il gesto,
    cosa è stato? 

    che ha spostato il centro
    dal presente
    al tutt’uno...

    Due astri ed un fuoco
    in gravitazione
    hanno appagato il cielo 
    di bianco

  • 15 giugno alle ore 15:40
    Suprema in viola (la Superbia)

    Suprema in viola, predatrice 
    l’aura che offusca
    quando passa sola in cammino
    da altezze funamboliche d’odio 
    silente nel manto, scostante 
    e cieca, d’un oppio di duramadre
    -un’orgia di nicchia che arride dagli inferi.
    Vorresti raggiungerla, carpirne il sottinteso,
    le punte chiodate delle iridi.
    Amarla e detestarla
    scolpirne la statua d’altera
    il suo graffio intangibile
    come la morte quando spigola
    dietro l’esasperante veletta.

  • 14 giugno alle ore 18:34
    Scalza

    Sono il nulla disperso
    percezione della caduta

    l'amplificatore di un grido
    -non mi dà tregua l'eco

    non vivo in queste stanze di ricordi
    sono l'esilio in un prato d'ombra

    contami le dita, sono uscita scalza

  • 12 giugno alle ore 12:59
    Tutto il mare dice vieni

    è così che le orme si danno correnti
    alle protrusioni dei giorni
    è il viaggiare senza partire
    risacca di allitteranti congedi.
    ci lascio gli occhi, al balenio di umidi fiotti
    è così che ti fermo
    dove il mare si assolve dal suo male.
    invece no, richiama i polsi
    li sottomette al nodo, sospeso sciabordio
    da negare la linea dell’aria
    gora ponte e pegno, senza finirmi
    -è un atto di libido estrema
    tra l’est e l’ovest,
    con quanta cura mi sferza
    su stasi di ossidiana. quanto, tu
    gola gridata mi resti
    amaranto di trabocchi, il rullare continuo.

  • 09 giugno alle ore 21:54
    Gabbie

    Caos psichedelico
    ombre luci e rimbombi
    Giro di città
    al giro di vite
     
    Ho perso
    al semaforo spento
    il segnale di te
    fra ingorghi celesti
    di onde anomale
    oramai consanguinee
     
    La bocca della verità
    determinata sfinge
    ha smesso d'interloquire
    a intermittenza rigurgita monete
    desistendo
     
    Come sopravvivere
    senza la tua voce
    antidoto isolante?
     
    Me ne sto quasi arresa
    in gradito stand by
    al parcheggio del gran circo
    Ikea italian style
    Magari dalla corsia
    del fai da te
    vedo arrivare Godot
     

  • 27 maggio alle ore 14:30
    IlLumina

    Così divampa un’idea 
    Il fiammifero alla testa 
    fa liquidi i grumi
    irrompe la portata
    dalle provette

    Così il siero è rubino 
    e di chiodi cesella 
    la notte della pelle 

    Ritrosie dalle stanze
    sbottano 
    forzando scuri

    gambe lunghe
    gambe per volare,
    com’è l’inseguire 
    la preda che sboccia 
    dal nero, della macchia

  • 25 maggio alle ore 10:01
    Al reparto perduti

    Puntuale e fatidica
    compare alla porta
    la megera 
    in carne e aghi
    Altra dose di morte dipinge
    sugli spettri
    degli irrecuperabili 
    Scolpisce il reparto 
    di balzi leggeri
    sul marmo viscido
    seminato 
    a chiazze
    di pianti disperati
    Ammaliante è
    sempre più
    dagli occhi di sparviero
    tuttavia
    nessuno ha coraggio 
    di curarsene 
    Solo lo specchio
    ancora pensante
    che domina il fondo 
    tintinna sprovveduto
    come la terra
    sotto l’accanimento d’un treno 
    ad alta velocità.
    L’angelo candido
    incede 
    senz’anima
    scopre gli avambracci
    sfatti di rassegnazione
    e colpisce

  • 22 maggio alle ore 17:41
    Dentro Hope

    Hope abita sotto il blu come tutti
    solo che il suo è qualche tono più giù.
    Lui parla una lingua sconosciuta - ma non è quello-.
    Dice “siamo con noi” non è un'incertezza
    “io sono te, tu potresti essere me”.
     
    Ci crede: il dentro è uscito e intorno è così grande.
    Perciò colpisce a ripetizione la tempia: pulsa la vita circolare dei gesti.
    Il carillon della giostra meccanica dà vita a un balletto da burattino
    senza un compagno, dietro al volo passato per lui e rimasto da sempre.
    Un richiamo in un Fuoritempo dove ogni lingua è coro -è spiazzante-.
    Lo spartito lo leggono tutti -anche Hope trova la chiave-.

     

  • 21 maggio alle ore 15:08
    Incanti di sabbia

    Il sole è un abbaglio
    dall'eternità,
    l'oro della sabbia 
    ha i tuoi occhi
    Poche cose 
    sanno irradiare
    l'ordine del caos 

  • 19 maggio alle ore 18:13
    Strada (acrostico)

    sconfinamento a sfondi, infine
    triste lo spazio cresce
    rorido d’interferenze, in noi
    affioranti -le curve spoglie-
    diafana luce che ha gettato
    a cedui passi, istanti. 
     
             

  • 16 maggio alle ore 17:01
    Special

    Sai
    ho subito saputo
    a chi dare in custodia le parole
    I libri... ah il mio piccolo volume
    messo in un posto lontano dalle insidie
    -non voglio tanto penetrarti nel pensiero
    non credere sia eterea
    questa simbiosi apparente con il nulla
    Ma dovrai passare da quella pagina
    diversa -e temo e so-
    con la mia bocca che ti osserva
    ti recita tre distici
    e chiude con l’enigma
    “raggiungere i tuoi riccioli”
    come faccio?

    Ora
    sto qui, vedo la mano muovere le corde
    la mano uguale alle mie corde
    Non ho fermato il gesto sulla lingua
    dire -non voglio maschere e tu sei
    a spogliare l’anima

    e amica è anche amante,
    segreta: nel silenzio fugge-

    Sai, ho imparato
    dalla tua voce a dondolo
    che esiste una musica
    dopo le note
     

  • 15 maggio alle ore 15:22
    Tu poggi il capo e sempre

    Potrei restare nel nero delle sagome
    spina dei silenzi in te mi affino
    Odore di rauche brezze e giglio
    il fianco ondulato
    dove poggi il capo e sempre
    estirpi il tempo, estirpi
    i nodi della terra

  • 12 maggio alle ore 18:52
    La terra a primavera

    la terra a primavera.
    mia madre che riposa 
    e piove, 
    piove.

  • 11 maggio alle ore 3:21
    A fior di pietra

    Fragili, di spazi a saperci belli
    avvezzi a controluci e i rari viaggi
    ma fissa noi la pietra, quando 
    deserta si abbandona.

  • 09 maggio alle ore 14:44
    Coalescenza

    Sai com’è,
    quel suonare insolito
    del cuore
    migrato in altro petto…
    ascolta l’ancestrale
    contrappunto
    e legaci il respiro
    senza regole
    Mai conosciuta
    più quieta sommossa
    sangue che cerca sangue
    migrano gocce
    da una vita all’altra
    vanno e ritornano
    senza averne abbastanza.
    E quale stupore...
    dai profondi tagli
    non si rimane esangui
    Chi non vorrebbe sciogliersi
    di un intimo travaso...
     

  • 08 maggio alle ore 23:21
    Alle correnti

    Mi ci vedo a incamerare aquiloni
    come attimi di uccelli tramortiti di grida
     
    muovere segni radiosi da gelate,
    da ceppi d’inverno.
     
    Strappare la radice a una canzone
    nata nel petto,
    lanciarla più in là del vicinato.
     
    Cos’è in fondo una porta?
    non è legno pronto a fiorire?
     
    Mi studio percorsi a matita, disegno
    un viraggio proprio lì, sopra la cima.
    Dall’altra parte, ricordo
    costruivano nidi
    gli amori mai finiti.
     
    Quelli sospesi alle correnti
    per leggerezza.
     

  • 07 maggio alle ore 17:35
    Ai bordi di un lunedì

    Oggi è un'altra aria
     
    si cantano da soli arpeggi di metafore
    appesi al ramo
     
    Resto fuori dai ronzii del sole
    d'ombra proteggo l'idea
     
    fermo quest'istante
    nel fotogramma di un respiro
     
    E aspetto che sia voce

  • 06 maggio alle ore 17:18
    Equilibri di sabbia

    La luce ha equilibri di sabbia
    scolpisce dardi
    dall’oro scuro del fogliame,
    sbuffi di braci
    sorreggono paradisi
    di alieni a sentinella.
     
    Ci attraversano, sono tremori
    in assestamento col destino
    -tracce e contaminazioni  
     
    oppure un velo che fluttua piano
    prosciugando memorie
    di un guizzo-polvere
    già anima di stella.     

  • 05 maggio alle ore 8:35
    Distopia

    Cercano 
    dov’è il possibile 
    con la speranza controvento
    parole caricate a salve
    che salvino dai cedimenti,
    dal viso grave di Madame
    donatrice di approdi 
    e viaggi di pietà. 
    Molto o poco il tempo
    ai fiori di palude 
    che petalo per petalo si danno
    colmando limbi d’incompiuto.

    Tu forse non lo vedi 
    qualcuno è qui ti veglia 
    un’orma lieve 
    scisma di corridoi
    dal cielo nero ti protegge
    sofferto coagulo di gelo. 
    Ci dissero
    di aver cura di noi 
    di chi andrà via per primo.
    Di uscire 
    quando eravamo pronti.

    (ispirata a "Non lasciarmi", di Kazuo Ishiguro)

  • 04 maggio alle ore 9:50
    Vieni

    Sicuro arrivi
    hai preso la chiave sotto il vaso
    la porta, il solito soffio 
    quando vai lontano e quando torni
    un segno di congiunzione
    la voce del rumore che soli sentiamo
    in un modo liscio, come passare il vuoto

    Di spalle, mi attorciglio un boccolo
    sottilissimo -non sembra a te, siamo in un giro stretto-
    come se l'aria non dovesse muoversi
    per non diminuire il noi
    Sorprese, agguati, grandi bagliori 
    Insistono

  • 03 maggio alle ore 15:30
    Endiadi

    L'ho vista la tua casa:
    tre pianeti uno dopo l'altro
    come bambini tremendi
    a cancellare vie di fuga.

  • 02 maggio alle ore 19:31
    So large

    Immobile notte,
    i respiri vanno e ritornano   
    per le nostre vie liberate
     
    quando i suoni sono sordina,
    giochi lontani
    di sassi lanciati sull’erba
     
    quando la terra trama, di viole
    che imbruniscono il cielo