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Poesie di Rita Stanzione

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  • 07 maggio alle ore 17:35
    Ai bordi di un lunedì

    Oggi è un'altra aria
     
    si cantano da soli arpeggi di metafore
    appesi al ramo
     
    Resto fuori dai ronzii del sole
    d'ombra proteggo l'idea
     
    fermo quest'istante
    nel fotogramma di un respiro
     
    E aspetto che sia voce

  • 06 maggio alle ore 17:18
    Equilibri di sabbia

    La luce ha equilibri di sabbia
    scolpisce dardi
    dall’oro scuro del fogliame,
    sbuffi di braci
    sorreggono paradisi
    di alieni a sentinella.
     
    Ci attraversano, sono tremori
    in assestamento col destino
    -tracce e contaminazioni  
     
    oppure un velo che fluttua piano
    prosciugando memorie
    di un guizzo-polvere
    già anima di stella.     

  • 05 maggio alle ore 8:35
    Distopia

    Cercano 
    dov’è il possibile 
    con la speranza controvento
    parole caricate a salve
    che salvino dai cedimenti,
    dal viso grave di Madame
    donatrice di approdi 
    e viaggi di pietà. 
    Molto o poco il tempo
    ai fiori di palude 
    che petalo per petalo si danno
    colmando limbi d’incompiuto.

    Tu forse non lo vedi 
    qualcuno è qui ti veglia 
    un’orma lieve 
    scisma di corridoi
    dal cielo nero ti protegge
    sofferto coagulo di gelo. 
    Ci dissero
    di aver cura di noi 
    di chi andrà via per primo.
    Di uscire 
    quando eravamo pronti.

    (ispirata a "Non lasciarmi", di Kazuo Ishiguro)

  • 04 maggio alle ore 9:50
    Vieni

    Sicuro arrivi
    hai preso la chiave sotto il vaso
    la porta, il solito soffio 
    quando vai lontano e quando torni
    un segno di congiunzione
    la voce del rumore che soli sentiamo
    in un modo liscio, come passare il vuoto

    Di spalle, mi attorciglio un boccolo
    sottilissimo -non sembra a te, siamo in un giro stretto-
    come se l'aria non dovesse muoversi
    per non diminuire il noi
    Sorprese, agguati, grandi bagliori 
    Insistono

  • 03 maggio alle ore 15:30
    Endiadi

    L'ho vista la tua casa:
    tre pianeti uno dopo l'altro
    come bambini tremendi
    a cancellare vie di fuga.

  • 02 maggio alle ore 19:31
    So large

    Immobile notte,
    i respiri vanno e ritornano   
    per le nostre vie liberate
     
    quando i suoni sono sordina,
    giochi lontani
    di sassi lanciati sull’erba
     
    quando la terra trama, di viole
    che imbruniscono il cielo

  • 01 maggio alle ore 18:07
    Arriverà

    Arriverà un giorno particolare
    un momento nostro
    La prima volta che non ti vedo
    legata a qualche punto della Terra
    Saremo noi ad aver la meglio
    sull’incertezza del tempo e
    le porte insopportabili dei treni fermi
     
    Ci riprenderemo gli sguardi soleggiati
    di quando poggiavamo gli occhi
    sugli stessi sogni, indistruttibili.
    In una scatola li ho messi
    legata ai nodi delle notti
    (è li che sei, ad aspettare)
    L’apro, ogni tanto per aggiungere
    il resto della gioia che non è stata
    per la vita quando d'improvviso
    cambia il soffio

  • 30 aprile alle ore 15:05
    Così mi prese

    Così mi prese la smania
    di scorrere atti e mancanze
    un boulevard
    riassemblando il continuum
    o solamente il caso
     
    Cercare la fine della strada
    tra lotti di giardini, ora freschezza
    e templi costruiti oscuri
    ora deserti
     
    Passi anaerobici
    circostanze senza cornice
    dove di giorno gabbie portano le ombre (dove...)
    ogni animale -noi, infine-
    vuotamente innescato nel suo vivere vizioso
     
    Ho strana memoria di gioie
    in assenza di sole
    quando eri accanto
    nelle giostre claustrofobiche
    della città iperurbana
    quando portavi valigie
    dicendo -ho fatto il pieno d'aria,
    è singolare, la fortuna

     

  • 29 aprile alle ore 18:35
    Sulla parete, stesa

    La donna nuda
    stesa sulla parete
    ti sembra me
    o sono io che sembro lei
    e tu sei Newton
    mi fotografi dalla retina
    e tanto brilli, e insinui
    Un tram a distanza
    agita l'orlo alla finestra
    parallelo il tuo umido soul
    trema, nell'orecchio
    Ci balliamo la notte
    appena nata
    niente musica, solo scena
    La mano al cingolo del fianco
    non domanda permesso
    Siamo fatti di pelle e luce
    di luce e di blues
     
    (poesia edita in "Canti di carta" Fara editore 2017)

  • 28 aprile alle ore 8:56
    Puff (le garçon qui fuit)

    Un altro lancio alle spalle
    _quanto ossigeno manca
    al piede per essere orma? _
    Gittata invisibile, scaltro proiettile
    trasformato in cipiglio
    Voltati e guarda
    la corriera di streghe
    perdere le mele in una curva
    per il tuo gioco -infantile
    di lanciare fischi con la fionda

  • 27 aprile alle ore 9:48
    Mi hai regalato un pesce

    M’hai regalato un pesce - da compagnia 
    senza sapere che si tratta di un dramma 

    Vedi, ha l’occhio spento e dentro sarà anche peggio
    il cuore, ancorato in una elegante bolla - senza uscite 
    il grugno alla parete nel muto picchiettare 
    la volontà di un grido, 
    in faccia alla predazione di questo mondo
    Non gli rispondi, t’immagini che muto sia uguale a sordo

    M’hai regalato un pesce,
    è un caso di coscienza...
    vedi come le branchie confondono la bava
    con la schiuma viva del torrente

  • 26 aprile alle ore 18:35
    A est di te

    Sul fondo di una veglia resta la volta scarna
    vago disegno di astri rimpiccioliti,
    col senso che ci sei lungo il sentiero
    lastricato di fiori caduti e stanchi

    nel passo che oscilla, come la sedia a dondolo
    dove le ciocche scarmigliate sono ombre e mani

    Senza un nesso mi affaccio
    ad un’aurora color malva
    confusa col disordine di sogni
    in bianco e nero

     

  • 24 aprile alle ore 13:00
    Al Dies Illa

    Quattro i minuti, quattro vite
    le volte fino a che 
     
    il coro castiga oracoli
    recide rami, tronca di netto
    trascina gli arti, libera
    danze di pietre
     
    montagne di umori brillano
    in fondo alle comete,
    siepi di biancospini
    spine di neve
    vestono cimiteri a valle
     
    nebbie emerse in eterno
    da radici estinte,
    notti di madri sveglie
    quando i bambini dormono
    con le paure cucite nei pupazzi
     

  • 23 aprile alle ore 10:39
    Frapponiamo bisbigli

    La durata di un dettaglio,
    acque
    stendono un tappeto bianco
     
    asimmetrie di onde, orizzonti multipli
    sabbie si smuovono
    piccole slavine d’incoerenza
     
    la luce è bassa,
    è tempo di sdraiarsi
    su rotte che non s’incontreranno
    almeno in questo mondo
     
    si soffia la brezza-pensiero
    come si può inventare dietro un vetro gentile:
    ombre e corpi
    uniti per sempre
    l’inizio
    che riflette la fine
     
    frapponiamo bisbigli
    tra il giorno prima e l’oggi disperso
     
    i nostri cuori non conoscono il macero
    ma vie di ritorno
     
    vie

  • 22 aprile alle ore 8:31
    Ci siamo chiesti

    Ci siamo chiesti la nitidezza 
    di gabbiani diurni, la mitezza di porte 
    arse alla sorte del sale

    se l’impluvio siderale di rive 
    raschia inchiostri in ogive, si spengono
    mappe, rinvengono e mute al riflesso. E i gesti?

  • 21 aprile alle ore 16:03
    Indosabile

    Il groppo teso delle nuvole
    m’accompagna
    poi recede nella bussola di baci.
    A raccoglierli, si trascinano in insonnia.
    Sono gocce: una e quante
    e poche -polverizzati sorsi-
    I mesi caldi i mesi freddi,
    tutto addosso.
    Le tre di notte nelle foglie appese
    in sintassi di membrane
    in casa cieca
    alle tre di notte correre
    perché sia presto giorno
    perché s’impasti la memoria
    al più vicino acronimo
    gridato piano, riaffiorante.
    Vorrei tastare nella luce questo amore
    innaffiare il fiore.

     

  • 19 aprile alle ore 9:28
    Fossimo stati alberi

    Tutto ci viene dato
    come dentro un’immagine
    appena appena socchiusa,
    perfino le voci s’impastano ai soffioni
    gravide esposte appese alle albe
    con una lena estrema, di Foucault.
    Fossimo stati alberi, in una legge antica
    ad insegnarci come si sta
    a cielo aperto di ogni tempo
    immarcescibili,
    l’annodarsi alla luce
    e alle sue linee mosse
    nonostante i fumi degli ossidi
    dissolvenze ferite memorie.
    Senza permesso esserci
    frutti accordati al sapore
    di polpa mitologica e non scienza.
    Tutt’un segreto -radice d’aria,
    un fruscio di sentieri
    dove anche il più bel furore
    si scioglie in humus.

  • 18 aprile alle ore 20:24
    Cifre incancellabili

    Le piccole cose le iniziali
    cifre incancellabili
    tatuaggi della carne
    le diciamo sottovoce
    le fissiamo in dormiveglia col sudore
    sulla faccia incorrotta delle soglie.
    Cogliere, cogliere
    cubiti di sguardi andati a sciogliersi
    nella stanza delle albe al fuoco puro  
    dove l’aria ci attraversa
    come una mancanza
    non come un vuoto e il gesto
    migliore per fermarla
    è un muro bianco, la sintonia
    con la tua fronte
    dell’anima del chiodo. Quanto?
    se un’arrendevolezza apre la calce
    vuoi nascondere l’acqua ma la quiete
    prende via le radici, sono sabbia,
    si volge a te come il vicino
    a un’ora che si spezza
    ti chiede un po’ di zucchero
    e in cambio ti offre il piatto
    di un arcano dolore, sussurra
    un grazie -di essermi fedele. 
     

  • 17 aprile alle ore 21:31
    A Notre-Dame (tanka)

    sta muto il coro-
    nere spire i gargoyles
    echi di fiamma

    spina di sotterranei
    rifiorirà la flèche 

  • 16 aprile alle ore 19:34
    Perduti e prossimi

    A uno a uno in fila
    ogni mattina
    svolta, pensilina
    c’è un ordine a tenere ferme
    le tormente, pieni di valeriana
    e integratori, carichi di costanza
    e umori da tenere alti.
    Non passa
    una premura per le soglie
    l’aria dolce l’aria salata
    corrono via nei viali
    e noi chiusi in rigide spallette
    saliamo cedue rampe di pietà
    echi, flash che a sfiorarci
    è tutta l’anima smembrata
    un po’ illesa un po’
    dove s’addensa la nebbia
    e le tregue, le tregue
    quando arrivano
    con la pace selvaggia
    gettano iperboli e ossigeno.
    Loro forse sanno
    che abbiamo un filo al polso
    che siamo sempre prossimi
    a tornare.

  • 14 aprile alle ore 9:25
    Bus 57

    Quante accidentali vicinanze
    non ci hanno riconosciuti

    quanti sguardi diretti
    irretiti da un "come stai" di provincia

    Quante volte ci siamo pronunciati
    un accidenti - l'autobus, quello
    di sei minuti prima

    - manda un semaforo verde -

    sei, solo sei sospiri incarniti
    dalla fermata intermedia

  • 12 aprile alle ore 20:09
    Conservazione

    I baci sulle soglie
    necessità di conservazione

    La materia
    è fibra volatile

  • 10 aprile alle ore 17:43
    Da ceste di mistral

    Punte di miele
    spuntano dalla terra
    ceste di mistral vanno a raccogliere
    sospiri a vela salendo per i colli
    Nuvolanti odori, cirri posatoi
    per uccellini mossi e trilli;
    bocche merlate
    narrano la stessa fiaba
    colorata
    Storditi Sensi
    -quanto piace alla dea Morfina
    questo lemma!
     
    Gemma la fantasia, apre sorgenti;
    senza corolle sulla carta Escher
    eppure l’ha copiata
    una (sua) primavera
    in bianco e nero

  • 09 aprile alle ore 21:24
    Di me, quel silenzio che non sento

    Sto muta per contrasto
    nessuno grida, ma 
    si strappa l’oscurità

    tiepidamente urgenza 
    nel rovistare le abitudini:
    crema da notte e piedi scalzi,
    emozioni liofilizzate
    nel cuore sottovuoto

    Mi coltivo come un ritorno
    sotto i pori serrati

    spingono, argini 
    di odorose tempeste 
    nel taglio assoluto degli occhi
    cresciuti dentro

  • 08 aprile alle ore 21:38
    Già quando ridi

    Ora ti sono da carezza
    e perline sugli occhi
    a dire mattino, è piccolo
    il dire spazio ma so dove tieni
    le vocali che incendi:
    una mitosi tenera di lingua,
    del disegno uscito dalla mina.
    Ora sui tuoi capelli
    volantini biondi di nuvole
    aspetto, il canto della semina
    che sia onda del grano
    il principiare lesto
    insieme al passo al saltellare
    al verso del vociare
    un brio di rima
    che dà l’accento
    e chiama e ride.