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Poesie di Rita Stanzione

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  • 22 luglio alle ore 15:21
    Colmarci

    Per tutto il tempo che gireremo
    si potrà notare la luce
    da pianeti remoti
    colmarci.
    L'amore salverà il disamore
    soffierà sulla polvere più scura.
    Griderà la forza
    della rosa dei venti.
     

  • 20 luglio alle ore 1:16
    Sapere un fiato

    Sapere un fiato che ci accosta
    denso di accenti e tremiti
    un non luogo

  • 19 luglio alle ore 19:06
    Ho immaginato

    spiraglio all’apnea un muro madido.
    prendere gli angoli, negare
    il palpito dell’aria. -cedevolezza, lasciami -
    voglio l’inquietudine che bussi,
    il buio rivolto, che graffi calci infette.
    alla chiave il tempo fermo, è poco.
    se lui porta un labbro di affacci, lì 
    mi attacco.

    quella incolta più di ogni altra
    preme sull’asfalto, sparisce.
    va in un orfanatrofio
    priva dell’altra
    che dentro le moriva
    come saliva e pasto, viscere e buio.

    (In "Versante ripido" n.3   luglio 2019)

  • 17 luglio alle ore 22:26
    Compluvium

    da stanza a stanza
    sono oceani trascorsi 
    vaghi di neve.
    al suo posto ogni linea 
    -perfezione del gesto o 
    primigenio spazio difeso,
    complice lo sguardo 
    che taglia lembi oscuri.

    se potesse, la forbice, 
    creare campi rossi di papaveri
    in posizione zen un minimo 
    cielo che basti, se potesse
    anche il grano che arride al sereno
    e tutto l’ordine tutto compreso
    in un semplice foglio di luce.

    (per "Composizione II in rosso, blu, giallo", Piet Mondrian 1930)

  • 14 luglio alle ore 19:04
    Atelier

    La piccola figura apparsa
    -da quale spigolo?-
    parla col mio pensiero
    già prima che alla tempia sia rintrono.
    Lui che amministra la follia
    delle mie nocche vuote
    mi fa un bilancio di ectoplasma
    -tale divento, pane al suo sorriso.
    Lo chiama il tempo
    mi muore in faccia lento
    tronchetto erboso che si affloscia.
    Nelle orbite ho pianeti sconosciuti,
    il pugno della mia esistenza
    picchia sui muri per fuggire a ieri,
    al non sapere se aggrapparmi e dove
    se ho scelto il poco eterno
    di poppe madide di una compagna
    per l’illusione di non essere
    un niente d’ossa
    al cospetto di un niente
    dalla statura enorme,
    addio empatico che latra
    rinchiuso nella nicchia.
    Ora, chi mi resuscita?
     

    Ispirata a “L’assassinio del commendatore”, Murakami Haruki.
     
     

  • 12 luglio alle ore 18:03
    L'anima è non riciclabile

    quella incolta più di ogni altra
    preme sull’asfalto, sparisce.
    va in un orfanatrofio
    priva dell’altra
    che dentro le moriva
    come saliva e pasto, viscere e buio.

    (In "Versante ripido" n.3   luglio 2019)

  • 10 luglio alle ore 11:34
    Nel rigoglio del Bois de Boulogne

    sono lì per essere il tempo stesso
    stupendo il lato nord dal rigoglio di selva
    che invita brezze a svelamenti d’ombra
    senz’ordine i pensieri, e sopiti i tormenti
    per vecchie strade che tutte lì conducono
    a vuotare coppe all’essenza del mirto.
    mancanze non si tacciono, più volte sfiorate
    ad accenno di luna. luce colta di sorpresa
    -di chi la presenza che l'assenza comincia a tracciare?
    offre un dolcetto, l’ospite, unico e semplice
    alla fanciulla in fiore -perché si ravveda Albertine
    le cui risa bruciano nevi lontane-
    un sapore che la giovane non ha incontrato
    su nessun tavolo, porto da nessun’altra mano 
    dal nome magico che evoca sogni infantili
    ma non pronunciato. solo successive parole
    alla leggiadra rivolte -perché non t’ha chiamata,
    tua madre, Madèl? s’intona
    tale morbido lemma al tuo passo.
    la radiosa si leva via uno stivale
    e il piede -provocante? sì
    ma dolce nel contempo senza lacci
    lo bagna nel laghetto, come
    la piuma rosea di un cigno.
    balzano gli occhi di ognuno sulle acque cangianti 
    seguono a discorrere, rapiti e taciti
    vi affiorano amori perduti
    qualcuno ritrovato.
    sorride la musa di Vermeer
    da una natura morta destata
    -chi è costei davvero, dov’era in viaggio?           

    Dall'antologia proustiana "Una notte magica", e- book n. 235 della collana Libri Liberi di LaRecherche. it - 10 luglio 2019, nell’anniversario della nascita di Marcel Proust.

  • 08 luglio alle ore 15:27
    dopo la strada

    dopo la strada non ha odore
    non ha nome
    ha solo il peso di un espianto
    duro mi batte contro
    e intanto viaggio
    nelle acque amniotiche
    già persa, a malapena
    sporgo lo sguardo
    alla spina nel buio ormai
    e queste parole,
    sole

  • 07 luglio alle ore 8:36
    L'assenza è strana

    congeniale ai flutti.
    il mio mare si ritrae -nel plancton,
    e tu giuntura delle branchie
    dicevi, lo vedo anch’io il tuo presagio:
    ti scoprirò la nuca come un rovescio
    -la illuminerò di ginestre.

    (In "Versante ripido" n.3  luglio 2019)

  • 04 luglio alle ore 15:21
    Un regalo per due

    l’avevo in mente
    invitarlo a sgualcire la soglia.
    era sutura imprecisa, intanto, un pianeta solitario
    fuori dal raggio -era il fuoco del telescopio.
    il mezzo vuoto che incide, chiama.
    io l’ecolalia delle corde
    un andante curioso di occasi
    da non aver paura più
    dell’oltre l’oltre.

    (In "Versante ripido" n.3  luglio 2019)

  • 02 luglio alle ore 12:14
    Metto le ali

    a questo dolore di esserci
    al colore del "se non fosse stato".
    conscia di essere folla
    del vociare dentro/ grisaille
    la stessa e cambiata.
    terra e chiodo, terrene vibrazioni.

    (In "Versante ripido" n. 3 luglio 2019)

  • 30 giugno alle ore 9:40
    Il bisturi che danza

    Il bisturi che danza sulle tegole
    fa la punta alle stelle,
    un ritorno di musica
    sui meridiani.
    Passati ritorni, li vedi
    minuti, grandiosi da un pozzo
    un ossario di pesci che nascono volando
    le mille piume
    dall’inguine del nervo, la spirale
    abbozzolata in una mano. Immensa.
    Perfino i corvi dalle spighe
    perfino Vincent
    che si dà al vento e prega eternità.
    Eternità precise cerimonie
    di felci e scaglie, delle ali
    del battito cardiaco della rosa
    che aspetta sulla pietra
    di profumare
    nell’arco del miraggio.

    -
    A Maurits Cornelis Escher

    Poesia pubblicata nell’antologia collettiva “Dinanimismo – 10 anni di avanguardia poetico-artistica”, giugno 2019.

  • 20 giugno alle ore 16:07
    Centro

    Il mio corpo quasi d’aria
    quasi lava,
    le tue mani su quel punto 
    e sull’altro 

    Il gesto,
    cosa è stato? 

    che ha spostato il centro
    dal presente
    al tutt’uno...

    Due astri ed un fuoco
    in gravitazione
    hanno appagato il cielo 
    di bianco

  • 15 giugno alle ore 15:40
    Suprema in viola (la Superbia)

    Suprema in viola, predatrice 
    l’aura che offusca
    quando passa sola in cammino
    da altezze funamboliche d’odio 
    silente nel manto, scostante 
    e cieca, d’un oppio di duramadre
    -un’orgia di nicchia che arride dagli inferi.
    Vorresti raggiungerla, carpirne il sottinteso,
    le punte chiodate delle iridi.
    Amarla e detestarla
    scolpirne la statua d’altera
    il suo graffio intangibile
    come la morte quando spigola
    dietro l’esasperante veletta.

  • 14 giugno alle ore 18:34
    Scalza

    Sono il nulla disperso
    percezione della caduta

    l'amplificatore di un grido
    -non mi dà tregua l'eco

    non vivo in queste stanze di ricordi
    sono l'esilio in un prato d'ombra

    contami le dita, sono uscita scalza

  • 12 giugno alle ore 12:59
    Tutto il mare dice vieni

    è così che le orme si danno correnti
    alle protrusioni dei giorni
    è il viaggiare senza partire
    risacca di allitteranti congedi.
    ci lascio gli occhi, al balenio di umidi fiotti
    è così che ti fermo
    dove il mare si assolve dal suo male.
    invece no, richiama i polsi
    li sottomette al nodo, sospeso sciabordio
    da negare la linea dell’aria
    gora ponte e pegno, senza finirmi
    -è un atto di libido estrema
    tra l’est e l’ovest,
    con quanta cura mi sferza
    su stasi di ossidiana. quanto, tu
    gola gridata mi resti
    amaranto di trabocchi, il rullare continuo.

  • 09 giugno alle ore 21:54
    Gabbie

    Caos psichedelico
    ombre luci e rimbombi
    Giro di città
    al giro di vite
     
    Ho perso
    al semaforo spento
    il segnale di te
    fra ingorghi celesti
    di onde anomale
    oramai consanguinee
     
    La bocca della verità
    determinata sfinge
    ha smesso d'interloquire
    a intermittenza rigurgita monete
    desistendo
     
    Come sopravvivere
    senza la tua voce
    antidoto isolante?
     
    Me ne sto quasi arresa
    in gradito stand by
    al parcheggio del gran circo
    Ikea italian style
    Magari dalla corsia
    del fai da te
    vedo arrivare Godot
     

  • 27 maggio alle ore 14:30
    IlLumina

    Così divampa un’idea 
    Il fiammifero alla testa 
    fa liquidi i grumi
    irrompe la portata
    dalle provette

    Così il siero è rubino 
    e di chiodi cesella 
    la notte della pelle 

    Ritrosie dalle stanze
    sbottano 
    forzando scuri

    gambe lunghe
    gambe per volare,
    com’è l’inseguire 
    la preda che sboccia 
    dal nero, della macchia

  • 25 maggio alle ore 10:01
    Al reparto perduti

    Puntuale e fatidica
    compare alla porta
    la megera 
    in carne e aghi
    Altra dose di morte dipinge
    sugli spettri
    degli irrecuperabili 
    Scolpisce il reparto 
    di balzi leggeri
    sul marmo viscido
    seminato 
    a chiazze
    di pianti disperati
    Ammaliante è
    sempre più
    dagli occhi di sparviero
    tuttavia
    nessuno ha coraggio 
    di curarsene 
    Solo lo specchio
    ancora pensante
    che domina il fondo 
    tintinna sprovveduto
    come la terra
    sotto l’accanimento d’un treno 
    ad alta velocità.
    L’angelo candido
    incede 
    senz’anima
    scopre gli avambracci
    sfatti di rassegnazione
    e colpisce

  • 22 maggio alle ore 17:41
    Dentro Hope

    Hope abita sotto il blu come tutti
    solo che il suo è qualche tono più giù.
    Lui parla una lingua sconosciuta - ma non è quello-.
    Dice “siamo con noi” non è un'incertezza
    “io sono te, tu potresti essere me”.
     
    Ci crede: il dentro è uscito e intorno è così grande.
    Perciò colpisce a ripetizione la tempia: pulsa la vita circolare dei gesti.
    Il carillon della giostra meccanica dà vita a un balletto da burattino
    senza un compagno, dietro al volo passato per lui e rimasto da sempre.
    Un richiamo in un Fuoritempo dove ogni lingua è coro -è spiazzante-.
    Lo spartito lo leggono tutti -anche Hope trova la chiave-.

     

  • 21 maggio alle ore 15:08
    Incanti di sabbia

    Il sole è un abbaglio
    dall'eternità,
    l'oro della sabbia 
    ha i tuoi occhi
    Poche cose 
    sanno irradiare
    l'ordine del caos 

  • 19 maggio alle ore 18:13
    Strada (acrostico)

    sconfinamento a sfondi, infine
    triste lo spazio cresce
    rorido d’interferenze, in noi
    affioranti -le curve spoglie-
    diafana luce che ha gettato
    a cedui passi, istanti. 
     
             

  • 16 maggio alle ore 17:01
    Special

    Sai
    ho subito saputo
    a chi dare in custodia le parole
    I libri... ah il mio piccolo volume
    messo in un posto lontano dalle insidie
    -non voglio tanto penetrarti nel pensiero
    non credere sia eterea
    questa simbiosi apparente con il nulla
    Ma dovrai passare da quella pagina
    diversa -e temo e so-
    con la mia bocca che ti osserva
    ti recita tre distici
    e chiude con l’enigma
    “raggiungere i tuoi riccioli”
    come faccio?

    Ora
    sto qui, vedo la mano muovere le corde
    la mano uguale alle mie corde
    Non ho fermato il gesto sulla lingua
    dire -non voglio maschere e tu sei
    a spogliare l’anima

    e amica è anche amante,
    segreta: nel silenzio fugge-

    Sai, ho imparato
    dalla tua voce a dondolo
    che esiste una musica
    dopo le note
     

  • 15 maggio alle ore 15:22
    Tu poggi il capo e sempre

    Potrei restare nel nero delle sagome
    spina dei silenzi in te mi affino
    Odore di rauche brezze e giglio
    il fianco ondulato
    dove poggi il capo e sempre
    estirpi il tempo, estirpi
    i nodi della terra

  • 12 maggio alle ore 18:52
    La terra a primavera

    la terra a primavera.
    mia madre che riposa 
    e piove, 
    piove.