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Poesie di Rita Stanzione

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  • 02 febbraio alle ore 17:38
    2 febbraio 2016

    Ecco: adesso
    si muove dal silenzio
    il lenzuolo bianco della carta
    io e lui viso e viso
    il raggio del fuoco riscuote emozioni
    scoccata mezzanotte
    di un altro anno che furoreggia
    intimo nel sempre, sole lucido
    Non desidero altro che aggiungerlo alla collana
    tesserci un nuovo fiore del giardino di dio
    scrivere, tra le cose che sono, la più rosea
    non pensare in verticale
    da quando la curva è irrilevante
    e sono io ad aspettarmi con le braccia
    aperte, a filo di leggerezza
     

  • 01 febbraio alle ore 17:50
    2 febbraio 2011

    Sono ancora qui
    com'ero ieri e nel lontano 
    millenovecento e tante lune

    Un anno dopo - potrei pensare 
    addirittura che stia crescendo 
    o che mi avvii alla decadenza
    ma nell'immaginario personale
    a me sembro la stessa 
    di tante me stesse già vissute
    per le vie che mi hanno attraversata

    Vista da dentro sono
    l'alba da cui presi il volo
    con l'ego proiettato in grandi imprese

    Meglio così e domani mi farò una ragione
    del monologo semisconclusionato
    regalatomi dall'ennesimo compleanno

    Però che bizzarra idea 
    compiere gli anni
    quando l'opera intera non è compiuta
    potrebbe trattarsi dell'immortalità 
    saremmo banali a festeggiarci ogni anno 

    E il tempo inafferrabile che se ne va,
    m'accorgo adesso che non scorre:
    siamo noi acqua di flussi inquieti
    su un greto immobile,
    e in maree profonde sfoceremo?
    Sarà bene saper nuotare 

  • 28 gennaio alle ore 23:32
    Mezze notti

    Sono qui a non vedere
    perdersi mani sugli interruttori
    restiamo apici del verbo
    mentre la sabbia sale al collo
    restiamo appesi a una tela spinata
    ludi dal silenzio, tronchi del vuoto
    deglutire labbra che il buio asciuga.
    Per mezze notti luce d’angoli caldi
    poter essere noi, sorpresi
    tra settimini di calze accatastate
    e viscere che per sempre vorremmo
    prede di un monosillabo,
    corde intorno.

  • 24 gennaio alle ore 16:26
    Una linea taglierà il cristallo

    Non so dove
    cammineremo senza gambe
    e dietro la fronte
    l’intenso pensiero
    se avrà vuoto che basti
    a sciogliersi prima del gelo.
    Una linea taglierà il cristallo del chiarore,
    sicuro ci saranno buchi immensi da perdersi.
    Circuendo la notte
    a farne casa, la memoria
    avrà il suo cuscino di asole e polvere
    e quanti sciami, spiccati liberi
    dalle angosce.

    In "Versante ripido" - gennaio 2020

  • 20 gennaio alle ore 18:48
    Lo stagno è un altro pullulare

    L’interno degli steli ha desiderio
    di mollica, cura pori invisibili
    origlia dallo stagno vitreo
    dove slittate. C’è un podere, sotto
    di amenti che si appostano
    scalpelletti di istanti
    vicini ai graffi ma più piano
    come asterischi
    e punte di sbadigli.

  • 15 gennaio alle ore 22:33
    Effet de lampe

    Gomiti in attesa, composti
    acuminati fino a smerli
    di malva che già muore.
    Zio Husby dall’umore lacero
    come un seno appassito
    assorbe il giallo della lampada
    e la mia lingua impervia, che non dice.
    Da un lato scocca una tosse di assenza
    rumore di sangue.
    E mamma non sorride, conto
    quei denti uno a uno cadere
    nella frugalità del piatto.
    Mamma che non culla più
    né buona né cattiva
    ꟷ aria battuta, sale ꟷ col naso in su
    trafigge una boccata, e se  
    nascondo in gola rosei labbri
    graffio scorze al presagio
    con il coltello a me affidato,
    infine. A lato quel tossire
    sta congegnando una parola.
    A filo di noia
    ribalteranno l’ombra.
     

    Ispirata a “Le Dîner, effet de lampe”, Félix Vallotton 1899

  • 09 gennaio alle ore 16:07
    Gemella dal corpo sottile

    Dopo il primo passaggio di stralunati
    e un’altra scia di curiosi con l’espressione
    del nibbio in un’isola gelida e spoglia
    solo il mio corpo al centro
    a terra sotto nuvole schiacciate
    la fotografia come quelle del Faust
    di Sokurov insensata e anamorfica.
    La bocca che bacia il pavé
    una carezza estrema e la palude che ottunde
    la ragione. Ci pensavo dai tempi delle medie
    a quanto può essere sinestetica e ampia
    la stanza dell’annullamento,
    da quando ci rincorrevano i cani
    che nel contesto impersonavano il male.
    E avrebbero perso.
    Una metà del campo è nel buio,
    l’altra mi sopravvive -come le mani di aceto
    che mi lavano i fianchi
    lasciando odore di armadi messi a nuovo.
    Era amorevole il tempo delle madri
    senza condizioni. E nessuno più.
    Ora, è lecito che la finestra sia rimasta
    a guardarmi senz’ali, mi chiedo.
    Poteva concludersi vento e spettinare polveri
    riempire il deserto di nuovi patti di linfa
    intanto porre un limite di catenacci.
    Ma è fatto. La soglia mi fa memoria d’altro
    e sto bene nell’indeterminata bocca del silenzio
    cadenza di novembre
    dal corpo di una gemella sottile
    dove rifugio la parte più bella di me
    tirata per i polsi ma poco ostinata
    a non venire.
     
    In "Versante ripido" - gennaio 2020

  • 07 gennaio alle ore 7:28
    Ininterrotti stralci

    e ti rivelo e sempre e tutto
    invasa dallo spazio, e precipizi
    di una poesia fino alla fine

  • 06 gennaio alle ore 10:19
    Avvolti silenzi

    Certi silenzi cadono
    come nidi secchi
    calpestati
    lungo il bosco
    senza un raggio
    che penetri
    sull'ombra
    a più dimensioni
     

  • 02 gennaio alle ore 15:13
    Amore è incomprensione e incomprensibile

    Il mio non luogo
    è il taglio dello spazio
    sale cemento e boschi
    il tuo pensiero li scavalca
    mi cerca e si riflette nelle gronde
    vivo chiaroveggenze
    ma se raggela
    so bene posso piegarmi i polsi dal rovescio
    nel mio non luogo e mai legarti
    l’amore quindi è incomprensione
    è incomprensibile
    amaro sottoluce
    si lascia nei vialetti calpestati
    polvere agli occhi
    insensatezza del pulire suole
    mentre un singulto fa
    paralisi di gambe.
    L’amore cerca resistenza
    è lingua umida
    scostumata, che non tace
    è un bisticcio ubriaco tra forte e fragile.
    Solita strage, ci si rimpolpa a pezzi.

  • 01 gennaio alle ore 12:17
    Quindici e 03

    Ti racconto, di quell’arrivo
    che si annunciava sul binario
    l’emozione che l’attimo non sa dove versare
    la striscia gialla e achtung achtung
    pensavo in tedesco, secco, inelastico.

    Quanta memoria ancora conservare?
    quella di una scarpetta e l’Alt
    e la mia borsa costantemente aperta 
    con un libro -per Lui il rammarico –
    a metà storia.

    -È la deriva l’unica colpevole
    la colpa non ricordo. 
    Magnifico solo il bum bum del petto 
    già via per una strada entusiasmante- 

    Qualche uccello cantava: l’ascolto ancora
    una sorta di strillo malinconico di fine estate. 

    -Il treno sta per toccare il primo abbraccio delle case
    la borsa a rilasciare cose frivole 
    e al centro il libro. Il piede muto, la linea gialla- 

    In "Versante ripido" Gennaio 2020

  • 31 dicembre 2019 alle ore 11:14
    In fondo a un anno

    e mi ritrovo sveglia
    con occhi spalancati
    l’ultimo dell’anno parentesi
    alle pareti non ancora chiuse
    le finestre accigliate tra pepli e aria liberty
    fisso le pose cerimoniali del Mackintosh*
    la prima figura dare la schiena alla seguente
    e così via, dove si fermeranno c’è una fontana
    sembra l’altare della fede
    non ho abitudine alla fede ma mi affascina
    la tenacia degli insetti sulle lampade
    pronti a finire in un brillio
    ho tanti bei propositi malgrado
    mani di eclissi sugli azzurri
    spalmo noci di burro sul pane
    mi dico lo spirito si nutre a partire dal corpo
    su per la pelle sagome e bordure il rêve
    di un simbolismo tormentato
    il respiro mormora a se stesso -flocculi- 
    mi assento un po’ per annullare statici
    meravigliarmi, intero il cuore penetrare.

    *Charles Rennie Mackintosh (architetto, designer, arredatore e pittore scozzese)

  • 29 dicembre 2019 alle ore 20:52
    Quartina per il tatto

    riconosco il tatto che sfrigola
    dentro me, la strada fa vento
    sulle facce ma per il freddo
    c’è tempo, ora tu penetri mi sazi.
     

  • 22 dicembre 2019 alle ore 20:41
    Nord del sole

    Hai visto
    quanto muschio è cresciuto nel nord
    e chi cercava il sole
    ha girato l'ago del vento
    Sulle spiagge
    con le onde tuonanti
    a sbattere la saggezza
    come se il cuore non fosse più
    sua proprietà
     

  • 20 dicembre 2019 alle ore 17:22
    Agape

    Presagio
    era
    o fuga contro il tempo
    trovarsi in bocca a un patto
    non pronunciato

    quel darsi e aversi
    dentro un'illusione
    impercettibile

  • 19 dicembre 2019 alle ore 7:19
    Circle

    -Saremmo- 
    liberi e pensanti
    fiamme e quiete indotta
    ai sensi grati, ma l'apice
    -dov'è?-
    il plasma non trova fughe
    impuramente
    ci colora le gote
    di ciliege

  • 18 dicembre 2019 alle ore 15:30
    Basterebbe

    leggere un capitolo di addii
    tremare col pensiero
    prima e dopo

    chiedere alle statue
    dov'è nascosta la bellezza
    dopo che il muschio l'ha ossidata
     

  • 17 dicembre 2019 alle ore 22:33
    Con passi sotterranei

    In metrò le diottrie
    sono sempre meno,
    fondo il corridoio, scuro
    ventre di boa riempito
    di ogni sorta di bestiole
    frullate in bolo
    rapprese
    fino a schiuse sperate.
    Bocche, appendono il sorriso
    a odori di metallo
    opaco e incandescente
    come una lama asciutta
    sopra un fiore.
     
    I mitici lettori bevono
    capitoli, prendendo fiato
    in afoni intervalli.
    Sobbalzano a stridii
    ancora presi in loro coesistenze.
    Altro è
    il flusso d’inerti viaggiatori
    col nemico sul collo
    e ponti immaginari, fughe-  
    senza salvarsi mai.

  • 15 dicembre 2019 alle ore 11:10
    Di là in avanti

    Forse di là in avanti
    nuda dormiente,
    non ti avrò nel cuscino
    ad alleggerirmi
    Il legame così per sempre
    sarà già stato
    da spingersi in volata,
    più dentro, ma dove...

    All’apparenza non vedrò
    come ti espandi nel mio angolo;
    sentirò le gambe
    girarsi sui lati liberi
    E le tue lunghe dita
    deriva dei sensi

    chiuderò nei solchi
    che -ferma e smembrata-
    sentirò in nuovo calibro
    più affilato
    di una cruna rotta
     

  • 12 dicembre 2019 alle ore 0:08
    Inverno

    Neve
    e beato silenzio di forme sconosciute
    dai lievi calzari e nessuna macchia

    attesa
    fasciata in ceneri bianche
    sui terrazzi si son raffreddate le stelle

    oggi
    che la voce è inquilina d’inverno
    parlo dal grano di luce delle pupille

  • 07 dicembre 2019 alle ore 7:46
    Nudo che trascolora

    Morbidi cotiledoni
    che l’umidore avvolge,
    di lentezza sappiamo
    solo le germinali bocche
    e gocce di candelabri molli.
    Nient’altro: minuzie
    come il sale cambiare il suo stato 
    e il nudo che trascolora fuso al tuo
    metà di bruna nespola,
    per rabboccare il nocciolo bruciante.

    Ispirara a Peinture-poème (Bonheur d'aimer ma brune), Joan Miró, 1925

  • 06 dicembre 2019 alle ore 20:00
    Lullaby

    La scogliera bianca delle amebe
    odore di vita,
    sulla riva il sonno
     
    Fiato di bambino, marea sul seno
    quando entra ed esce
    da imbuto di latte

  • 05 dicembre 2019 alle ore 20:04
    Dicembre in acrostico (haiku e tanka)

    Dune di neve-
    Impellicciato anemone
    Caldìo al seme

    Eburnea notte-
    Mocco il corniolo serba
    Balauste in seno

    Ricolma vena in terra
    Estende alacre il palpito

  • 02 dicembre 2019 alle ore 6:59
    Apri brocche

    Di accenti d’uva
    la fame e il calice.
    Anelli e spire ti respiro
    polpa, dell’ombra
    ultimo smerlo.

  • 23 novembre 2019 alle ore 10:29
    Le onde e il non ritorno

    L’una accostata all’altra quelle case
    calcinate finestre di alveare
    in affaccio, dalle scale in cimase
    a scivolare minime nel mare.
     
    Da un buco la stregonia alita ai muri
    pura e impudica di ritorni attesi,
    regge la chiave snodo degli scuri
    un tintinnare in viottoli scoscesi
     
    all’ombra ladra, e noi moltiplicati
    per ogni volto ricomparso, assente,
    siamo la riva che non vede il porto
     
    in tumuli d’amore mai risorto.
    Simile a cima pencola la mente 
    rotte le onde in secoli di fiati.
     

    sonetto ABAB, CDCD, EFG, GFE