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Poesie di Rita Stanzione

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  • 07 gennaio alle ore 7:28
    Ininterrotti stralci

    e ti rivelo e sempre e tutto
    invasa dallo spazio, e precipizi
    di una poesia fino alla fine

  • 06 gennaio alle ore 10:19
    Avvolti silenzi

    Certi silenzi cadono
    come nidi secchi
    calpestati
    lungo il bosco
    senza un raggio
    che penetri
    sull'ombra
    a più dimensioni
     

  • 02 gennaio alle ore 15:13
    Amore è incomprensione e incomprensibile

    Il mio non luogo
    è il taglio dello spazio
    sale cemento e boschi
    il tuo pensiero li scavalca
    mi cerca e si riflette nelle gronde
    vivo chiaroveggenze
    ma se raggela
    so bene posso piegarmi i polsi dal rovescio
    nel mio non luogo e mai legarti
    l’amore quindi è incomprensione
    è incomprensibile
    amaro sottoluce
    si lascia nei vialetti calpestati
    polvere agli occhi
    insensatezza del pulire suole
    mentre un singulto fa
    paralisi di gambe.
    L’amore cerca resistenza
    è lingua umida
    scostumata, che non tace
    è un bisticcio ubriaco tra forte e fragile.
    Solita strage, ci si rimpolpa a pezzi.

  • 01 gennaio alle ore 12:17
    Quindici e 03

    Ti racconto, di quell’arrivo
    che si annunciava sul binario
    l’emozione che l’attimo non sa dove versare
    la striscia gialla e achtung achtung
    pensavo in tedesco, secco, inelastico.

    Quanta memoria ancora conservare?
    quella di una scarpetta e l’Alt
    e la mia borsa costantemente aperta 
    con un libro -per Lui il rammarico –
    a metà storia.

    -È la deriva l’unica colpevole
    la colpa non ricordo. 
    Magnifico solo il bum bum del petto 
    già via per una strada entusiasmante- 

    Qualche uccello cantava: l’ascolto ancora
    una sorta di strillo malinconico di fine estate. 

    -Il treno sta per toccare il primo abbraccio delle case
    la borsa a rilasciare cose frivole 
    e al centro il libro. Il piede muto, la linea gialla- 

    In "Versante ripido" Gennaio 2020

  • 31 dicembre 2019 alle ore 11:14
    In fondo a un anno

    e mi ritrovo sveglia
    con occhi spalancati
    l’ultimo dell’anno parentesi
    alle pareti non ancora chiuse
    le finestre accigliate tra pepli e aria liberty
    fisso le pose cerimoniali del Mackintosh*
    la prima figura dare la schiena alla seguente
    e così via, dove si fermeranno c’è una fontana
    sembra l’altare della fede
    non ho abitudine alla fede ma mi affascina
    la tenacia degli insetti sulle lampade
    pronti a finire in un brillio
    ho tanti bei propositi malgrado
    mani di eclissi sugli azzurri
    spalmo noci di burro sul pane
    mi dico lo spirito si nutre a partire dal corpo
    su per la pelle sagome e bordure il rêve
    di un simbolismo tormentato
    il respiro mormora a se stesso -flocculi- 
    mi assento un po’ per annullare statici
    meravigliarmi, intero il cuore penetrare.

    *Charles Rennie Mackintosh (architetto, designer, arredatore e pittore scozzese)

  • 29 dicembre 2019 alle ore 20:52
    Quartina per il tatto

    riconosco il tatto che sfrigola
    dentro me, la strada fa vento
    sulle facce ma per il freddo
    c’è tempo, ora tu penetri mi sazi.
     

  • 22 dicembre 2019 alle ore 20:41
    Nord del sole

    Hai visto
    quanto muschio è cresciuto nel nord
    e chi cercava il sole
    ha girato l'ago del vento
    Sulle spiagge
    con le onde tuonanti
    a sbattere la saggezza
    come se il cuore non fosse più
    sua proprietà
     

  • 20 dicembre 2019 alle ore 17:22
    Agape

    Presagio
    era
    o fuga contro il tempo
    trovarsi in bocca a un patto
    non pronunciato

    quel darsi e aversi
    dentro un'illusione
    impercettibile

  • 19 dicembre 2019 alle ore 7:19
    Circle

    -Saremmo- 
    liberi e pensanti
    fiamme e quiete indotta
    ai sensi grati, ma l'apice
    -dov'è?-
    il plasma non trova fughe
    impuramente
    ci colora le gote
    di ciliege

  • 18 dicembre 2019 alle ore 15:30
    Basterebbe

    leggere un capitolo di addii
    tremare col pensiero
    prima e dopo

    chiedere alle statue
    dov'è nascosta la bellezza
    dopo che il muschio l'ha ossidata
     

  • 17 dicembre 2019 alle ore 22:33
    Con passi sotterranei

    In metrò le diottrie
    sono sempre meno,
    fondo il corridoio, scuro
    ventre di boa riempito
    di ogni sorta di bestiole
    frullate in bolo
    rapprese
    fino a schiuse sperate.
    Bocche, appendono il sorriso
    a odori di metallo
    opaco e incandescente
    come una lama asciutta
    sopra un fiore.
     
    I mitici lettori bevono
    capitoli, prendendo fiato
    in afoni intervalli.
    Sobbalzano a stridii
    ancora presi in loro coesistenze.
    Altro è
    il flusso d’inerti viaggiatori
    col nemico sul collo
    e ponti immaginari, fughe-  
    senza salvarsi mai.

  • 15 dicembre 2019 alle ore 11:10
    Di là in avanti

    Forse di là in avanti
    nuda dormiente,
    non ti avrò nel cuscino
    ad alleggerirmi
    Il legame così per sempre
    sarà già stato
    da spingersi in volata,
    più dentro, ma dove...

    All’apparenza non vedrò
    come ti espandi nel mio angolo;
    sentirò le gambe
    girarsi sui lati liberi
    E le tue lunghe dita
    deriva dei sensi

    chiuderò nei solchi
    che -ferma e smembrata-
    sentirò in nuovo calibro
    più affilato
    di una cruna rotta
     

  • 12 dicembre 2019 alle ore 0:08
    Inverno

    Neve
    e beato silenzio di forme sconosciute
    dai lievi calzari e nessuna macchia

    attesa
    fasciata in ceneri bianche
    sui terrazzi si son raffreddate le stelle

    oggi
    che la voce è inquilina d’inverno
    parlo dal grano di luce delle pupille

  • 07 dicembre 2019 alle ore 7:46
    Nudo che trascolora

    Morbidi cotiledoni
    che l’umidore avvolge,
    di lentezza sappiamo
    solo le germinali bocche
    e gocce di candelabri molli.
    Nient’altro: minuzie
    come il sale cambiare il suo stato 
    e il nudo che trascolora fuso al tuo
    metà di bruna nespola,
    per rabboccare il nocciolo bruciante.

    Ispirara a Peinture-poème (Bonheur d'aimer ma brune), Joan Miró, 1925

  • 06 dicembre 2019 alle ore 20:00
    Lullaby

    La scogliera bianca delle amebe
    odore di vita,
    sulla riva il sonno
     
    Fiato di bambino, marea sul seno
    quando entra ed esce
    da imbuto di latte

  • 05 dicembre 2019 alle ore 20:04
    Dicembre in acrostico (haiku e tanka)

    Dune di neve-
    Impellicciato anemone
    Caldìo al seme

    Eburnea notte-
    Mocco il corniolo serba
    Balauste in seno

    Ricolma vena in terra
    Estende alacre il palpito

  • 02 dicembre 2019 alle ore 6:59
    Apri brocche

    Di accenti d’uva
    la fame e il calice.
    Anelli e spire ti respiro
    polpa, dell’ombra
    ultimo smerlo.

  • 23 novembre 2019 alle ore 10:29
    Le onde e il non ritorno

    L’una accostata all’altra quelle case
    calcinate finestre di alveare
    in affaccio, dalle scale in cimase
    a scivolare minime nel mare.
     
    Da un buco la stregonia alita ai muri
    pura e impudica di ritorni attesi,
    regge la chiave snodo degli scuri
    un tintinnare in viottoli scoscesi
     
    all’ombra ladra, e noi moltiplicati
    per ogni volto ricomparso, assente,
    siamo la riva che non vede il porto
     
    in tumuli d’amore mai risorto.
    Simile a cima pencola la mente 
    rotte le onde in secoli di fiati.
     

    sonetto ABAB, CDCD, EFG, GFE

  • 20 novembre 2019 alle ore 14:47
    Dove i fuochi dei pianeti

    Non si può dire, che avesse
    conoscenze.
    Forse erano passaggi
    labirinti muti dove riflettere un buongiorno
    una coincidenza di vedute.
    Più volte sentirsi pronunciare il nome
    dall’anonimato di ombre discorsive.
    Scherzare pure, solo per scherzo
    avendo malinconia da tagliare con una lama.

    L’hanno visto su una bicicletta
    andare incontro all’autunno
    con la barba più chiara e lunga di sempre.
    Forse il vecchio e il cielo erano in sintonia
    esclusiva, nel clima inquieto delle chiese vuote.

    E laggiù in fondo - in apparenza fondo
    c’è da sempre un arenile di perle;
    hanno detto
    si è finalmente disteso
    dove i fuochi dei pianeti, ricominciano.

     

  • 18 novembre 2019 alle ore 0:22
    Credo di viaggiare

    Vedo il vapore del cielo
    sui finestrini.
    Appoggiata alla tua bocca
    ricamo gocce di poesia.
    Ho un nodo di rondini
    sul petto.
    Le tue mani d’inchiostro
    sciolgono il mistero.
    I seni amano il vento.

    Questo buio che trema.
    Il bacio è un graffio sedato
    dalla prima rugiada.
    Assaggiami,
    senza finirmi.
    Il corpo è un viaggio continuo,
    i tuoi sospiri randagi
    tornano a me.

  • 15 novembre 2019 alle ore 0:18
    Alle ombre lunghe si dispiega (Judith)

    Alle ombre lunghe si dispiega
    redige affusolate dita e mani non umane
    a spremere la nuca in un coniugio amaro.
    Trascina a seni di vittoria il coccio
    al varco, cavo d’inguine e spina
    sì che rappreso a Dio si affaccia
    cieco ghiaccio. Un amuleto bava di carogna
    mora d’Oriente ostenta e il labbro altero
    fa anestesia all’oblio di amore-morte
    la perla aplomb luce assassina
    per l’ostia delle palpebre. 

  • 08 novembre 2019 alle ore 18:50
    In direzione ovest

    Qui si innalzò
    il freddo delle distanze, precisa
    mutilazione di pezzi di vita.
    Chilometri  e chilometri
    di sguardi persi,
    si sparava agli slanci, qui
    si abbatteva la libertà
    il pane buono, il viaggio.
    -La donna ha confessato
    ha mangiato zucchero del nemico,
    avrà una nuova identità-
    Viaggi, quanti finiti
    in brevità, col volto raggelato
    dal compagno fratello
    e ogni radice tagliata.
    Ne raccontava la rosa deposta
    sul muro, un’asola rossa di sangue.  
    Quel profumo di morte
    infine ha stremato le guardie
    di novembre -mani traccianti,
    ognuna afferra la sua chiave
    di fuga, scheggia la pietra a presidio
    di terrore e tristizie.
    Si apre la prima breccia,
    tutte le altre frantumano il silenzio.

  • 02 novembre 2019 alle ore 23:39
    Haiku 2 novembre

    mute corolle-
    fragili apparizioni
    tra gli incensi

  • 01 novembre 2019 alle ore 9:22
    Dove il padre

    Per chi non abita oggi
    il calore dei tetti
    tuttavia frequenta segrete
    di quando il cuore è rivoltato

    Per te, che tanto presto
    non hai più baciato
    amate chiome, amate guance
    Che dalla lontananza
    dici -non hai scelto
    questo mistero
    dalla forma di specchio
    tra il tuo e il nostro sguardo
    in giù
    ferito a morte
    da pugni di torba
    asciutti, quasi muti

  • 18 ottobre 2019 alle ore 21:43
    Dune in sorte

    Di orme
    ancora si corrugano le acque
    Brividi, le voci incenerite
    al crocevia di mare e costa

    E quell’incendio dalle lingue estranee
    e lunga acqua e presto terra
    -laggiù dai palmi, terra o amica?

    Acqua, terra, fuoco, uomo
    Aria invocante
    su nomi in sordità di colpa

    E quello, nel gorgo del non suono
    s’è armato di freddo

    tale è stato l’esodo- libertà
    sotto dune di sale

    tale il forte sonno di umani
    in sordina
    di palpebre abbassate