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Poesie di Rita Stanzione

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  • 18 aprile alle ore 20:24
    Cifre incancellabili

    Le piccole cose le iniziali
    cifre incancellabili
    tatuaggi della carne
    le diciamo sottovoce
    le fissiamo in dormiveglia col sudore
    sulla faccia incorrotta delle soglie.
    Cogliere, cogliere
    cubiti di sguardi andati a sciogliersi
    nella stanza delle albe al fuoco puro  
    dove l’aria ci attraversa
    come una mancanza
    non come un vuoto e il gesto
    migliore per fermarla
    è un muro bianco, la sintonia
    con la tua fronte
    dell’anima del chiodo. Quanto?
    se un’arrendevolezza apre la calce
    vuoi nascondere l’acqua ma la quiete
    prende via le radici, sono sabbia,
    si volge a te come il vicino
    a un’ora che si spezza
    ti chiede un po’ di zucchero
    e in cambio ti offre il piatto
    di un arcano dolore, sussurra
    un grazie -di essermi fedele. 
     

  • 17 aprile alle ore 21:31
    A Notre-Dame (tanka)

    sta muto il coro-
    nere spire i gargoyles
    echi di fiamma

    spina di sotterranei
    rifiorirà la flèche 

  • 16 aprile alle ore 19:34
    Perduti e prossimi

    A uno a uno in fila
    ogni mattina
    svolta, pensilina
    c’è un ordine a tenere ferme
    le tormente, pieni di valeriana
    e integratori, carichi di costanza
    e umori da tenere alti.
    Non passa
    una premura per le soglie
    l’aria dolce l’aria salata
    corrono via nei viali
    e noi chiusi in rigide spallette
    saliamo cedue rampe di pietà
    echi, flash che a sfiorarci
    è tutta l’anima smembrata
    un po’ illesa un po’
    dove s’addensa la nebbia
    e le tregue, le tregue
    quando arrivano
    con la pace selvaggia
    gettano iperboli e ossigeno.
    Loro forse sanno
    che abbiamo un filo al polso
    che siamo sempre prossimi
    a tornare.

  • 14 aprile alle ore 9:25
    Bus 57

    Quante accidentali vicinanze
    non ci hanno riconosciuti

    quanti sguardi diretti
    irretiti da un "come stai" di provincia

    Quante volte ci siamo pronunciati
    un accidenti - l'autobus, quello
    di sei minuti prima

    - manda un semaforo verde -

    sei, solo sei sospiri incarniti
    dalla fermata intermedia

  • 12 aprile alle ore 20:09
    Conservazione

    I baci sulle soglie
    necessità di conservazione

    La materia
    è fibra volatile

  • 10 aprile alle ore 17:43
    Da ceste di mistral

    Punte di miele
    spuntano dalla terra
    ceste di mistral vanno a raccogliere
    sospiri a vela salendo per i colli
    Nuvolanti odori, cirri posatoi
    per uccellini mossi e trilli;
    bocche merlate
    narrano la stessa fiaba
    colorata
    Storditi Sensi
    -quanto piace alla dea Morfina
    questo lemma!
     
    Gemma la fantasia, apre sorgenti;
    senza corolle sulla carta Escher
    eppure l’ha copiata
    una (sua) primavera
    in bianco e nero

  • 09 aprile alle ore 21:24
    Di me, quel silenzio che non sento

    Sto muta per contrasto
    nessuno grida, ma 
    si strappa l’oscurità

    tiepidamente urgenza 
    nel rovistare le abitudini:
    crema da notte e piedi scalzi,
    emozioni liofilizzate
    nel cuore sottovuoto

    Mi coltivo come un ritorno
    sotto i pori serrati

    spingono, argini 
    di odorose tempeste 
    nel taglio assoluto degli occhi
    cresciuti dentro

  • 08 aprile alle ore 21:38
    Già quando ridi

    Ora ti sono da carezza
    e perline sugli occhi
    a dire mattino, è piccolo
    il dire spazio ma so dove tieni
    le vocali che incendi:
    una mitosi tenera di lingua,
    del disegno uscito dalla mina.
    Ora sui tuoi capelli
    volantini biondi di nuvole
    aspetto, il canto della semina
    che sia onda del grano
    il principiare lesto
    insieme al passo al saltellare
    al verso del vociare
    un brio di rima
    che dà l’accento
    e chiama e ride.

  • 07 aprile alle ore 19:43
    (little) mystic dream

    Armonia sconosciuta
    in schegge di voci 
    - lamenti -

    un riflesso dal nulla futuro
    strascica nelle polveri, il cosmo 

    gocce alle chiome, fusioni profonde

    tutti gli occhi del mondo
    ritornano 
    come pugnali di luce

    Pare grandiosa 
    la fine 
    di un nuovo inizio

  • 06 aprile alle ore 16:26
    Neverland -dov'è?

    Un altro luogo
    un altro nulla
    E così
    sanguisughe di tramonti
    si son riempite le viscere
    Neverland è ora
    sotto un manto di frutti idioti
    e un assedio di manguste
    rosicchia le storie che ci hanno raccontato
    -pugni contro ganci, bulloni a terra-
    Ingrassate, cloni ammaestrati!
    Il coccodrillo era un buon demone
    fra le bestie
    in vena di estinzione

     

  • 05 aprile alle ore 15:54
    Più giri, groviglio

    Si parlano
    tra loro
    le parole mai dette
    accavallate rimescolate
    rimesse in fila
     
    casuali
     
    mai più le stesse
    non suono univoco
    tirate a singhiozzi nei meandri
     
    rimosse, rinnegate
    annegate
     
    Tutto, intorno
    fa un estraneo rumore
     
    sola, una sillaba
    superstite
    raschia il silenzio
     
     
     

  • 02 aprile alle ore 21:46
    A ben vedere tu galleggi

    Che forma avrà il tuo pensiero?
    Un sasso adagiato, un varco ombelicale
    una scatola nera, una vela?
    che importa quel che i manuali dicono
    se penso ad ali con radici al cuore
    e un fantasma buono spazzare via
    dall’aria ottundimenti.
    E tu galleggi, peso nobile
    sulle nostre teste precise
    per cui disperi,
    dai tuoi disegni diurni
    piegati al buio
    come fanciulli zitti, castigati.
    Eco dolce e terribile
    la tua parola pura
    alla strada, ai telefoni
    a chi ha saltato il fosso
    se questo mai bastasse
    a pensarlo, l’ultimo gelo
    più simile a uno scioglimento.
     

    (in occasione della giornata della consapevolezza dell'autismo)
     

  • 01 aprile alle ore 18:43
    Aprile (due haiku in acrostico)

    Abito fresco
    Per le tue dita-nuvola
    Roseto e tulle

    Intingo azzurri
    La tua iride ispira
    Ebbrezze in pollini

  • 30 marzo alle ore 20:07
    La Danae

    Un rantolo, io sono
    di terra accarezzata dalla furia.
    Godo del solo abisso
    dove intero ho lanciato il mio corpo.
    Ti chiamo le notti
    mio cielo gonfio, trascorri
    oltre il bianco del ventre.
    Da tutti i papaveri schiusi
    sussulto pena e piacere
    di materia plasmata
    sbattuta, annullata.
    Sei conforto di pioggia
    all’anfora dell’inguine
    come sulla divina
    umana Danae, incorniciata
    al fianco del mio letto.
     

  • 29 marzo alle ore 17:29
    Tutta una vita testarda

    La vita continua, multiforme,
    anche se ci hanno tagliato
    le Vitamine
     
    piove, e dentro anche più
    dacché gli specchi sono rotti;
    la fede, abbi fede nei desideri,
    nonostante
     
    Crepe, come percorsi alternativi
     
    un’Era profonda
    come il ritmo del mare
    nel disegno audace di un bambino

  • 27 marzo alle ore 15:07
    L’aria si volge a inverno

    L’aria si volge a inverno
    basse le cupole
    lui rimane lui va
    si vede aprire il varco
    -quale? quale lo spazio
    di seta buia
    dove lui scivola
    trattenuto respiro
    e silenzio. In un lago
    di abisso, inviolabile arcano.
    Una pace. Il flutto sai
    l’ha voluto per mano, limpido
    e solo, come discendesse a te
    a tutto il bene, una tinta di neve
    che all’universo implode  
    e ritorna, dolcezza.

  • 25 marzo alle ore 21:40
    Che tempo è

    Che tempo è
    la tua esistenza?
    Questo cemento,
    aloni che circondano.
    Storia in bagliori ed echi a notte. 
    Qui tutto pare pulsazione
    giorno su giorno, e
    in realtà pulsa
    sia che le mani ghiaccino
    o compulse
    rapiscano tue porte
    e rampe da risalire il limes.
    È divisa la terra
    in guadi, circoscrizioni.

  • 24 marzo alle ore 8:41
    Un nido di vespe nell'orologio

    Un nido di vespe nell’orologio
    mi sembra la base su un pianetino
     
    che ci osserva. Ramon ha sbadigliato
    trenta volte in un’ora
     
    e alla radio danno notizie
    ripetitive, poi e poi
     
    errori come ciliege mature
    venute giù dall’albero.
     
    Le città hanno piani di evacuazione
    e finestre egocentriche
     
    c’è chi ostenta il nulla e chi senza nome
    sta la notte in un guscio di cartone.
     
    Sul mare hanno piantato
    bandiere contro l’illusione
     
    e intanto il rosso dei papaveri
    palpita strenuo, forse
     
    non sono papaveri ovunque
    forse è il mercato
     
    per la libertà di domani.
    È una sorda impressione
     
    un pulviscolo e poi gli uccelli
    con ali incolpevoli, i bei nidi
     
    in aureole di piombo.
    Per oggi, da un minaccioso caos.
     

  • 22 marzo alle ore 11:17
    Amnios

    Notti venate d’azzurro
    e il sonno del cordone, intorno

    Sfumature di un fiato lungo
    fasciate e tiepide 
    di un ordine rarefatto 
    Io e le verità soggettive 
    nel siero di una pancia allargata 
    che m'aspetta nascere 

    Io e le sveglie sorde
    voltate di spalle, in posizione fetale

  • 21 marzo alle ore 11:23
    Il bianco che irradia il narciso

    Tu dici
    e un treno corre
    disteso e tiepido
    -è una città su un’ala,
    rispondo. Non c’è il limite
    il limite è solo il bianco tranquillo
    in un giorno reale
    il bianco che irradia il narciso
    primavera del diciannove
    sullo stesso muretto.
    Ma le parole non s’asciugano
    fosse anche il sole un rastrello di tufo
    e lo sguardo di suo
    fa il tempo
    di maniere solo adorabili.
     

  • 18 marzo alle ore 19:11
    Cose leggere così fitte

    Essere, volere
    -non volare
    contare, mirare diritto
    Mira e scopo a tempo:
    click: energia cinetica esaurita per crisi
    -sorrisi a mala pena digrignati
     
    Un tempo pari, un tempo dispari
    il dissesto fuori programma
    di un musicante a ore
    col cappello riverso -vuoto di monetine
     
    Mi gira in testa, aria di Bach, sublima
    va a toccare corde non permesse
    come una fuga, una favola scanzonata
    un chiaro ruscello dove non ha bevuto
    il lupo con la sua discordia -l’agnello è libero
     
    Di bollicine la pelle -d’infanzia dolce
    una, l’altra e l’altra e l’una
    mi salgono perle di collana
    al collo un godere veloce
    da non entrare nei pensieri
     
    perché il mondo avvolge
    d’ovatta insonora
    perdo il rumore del passo
    senza trovare,
    continuo a dire dove mi sento
    cose leggere cose
    così fitte

  • 17 marzo alle ore 18:43
    Dove i sogni non sanno

    Deriva
    dove i sogni non sanno
    di non sapere
    La felicità 
    si è assopita
    nelle secche di un girasole
    Il nostro tempo si ritrae
    in una larva 
    con le ali

     

  • 16 marzo alle ore 22:56
    Anfitrite

    modula sponde
    ché d’acque in fuga recide il verso
    terra e grembo
    resa di perdono

  • 13 marzo alle ore 17:27
    Treccia legata stretta

    Chissà questi tuoi cari oggetti
    se hanno piegato polsi di carezze,
    strenui seni di sponda
    dove puoi andare
    attraversarla tutta, l’ossidiana,
    dove restare - alle illusioni
    di marzo, alla mimosa
    che poi si spoglia dell’oro.
    Chissà, se tra gli oggetti
    un silenzio in meno non s’insinui
    come sull’acqua un soffio se si posa
    da ombra chiara in quelle nere.
    Strappi, falci di nubi, chiodi murati
    e la tua treccia legata stretta
    chiusa a chiave
    chi intrica e chi scioglie,   
    appena qualcuno -la limpida mano
    nell’atto radiale, di darsi.

  • 12 marzo alle ore 14:56
    Ancora le meduse

    ancora le meduse poi d’istinto
    chiudo viluppi e mi sottraggo al vento.
    una molecola di sale
    di te una stria di nylon
    lasciata a decantare,
    sussurro della sabbia
    al giglio
    al mare ch'è nel calice.