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Poesie di Rita Stanzione

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  • 03 giugno 2018 alle ore 9:48
    Sbocci nel grano

    Dormi
    sotto le falde della tua notte
    dormi come il buio
    come se i riflessi
    fossero di altri specchi
     
    Dormi come fossi un ricordo
    una scia drappeggiata
    un lungo sogno
    sotto le piume
     
    Dormi l'immobilità
    finché qualcuno veglia su te
    senza toccarti il pensiero
     
    Dormi
    fino ai bronzei calici
    del mattino
    fino alle pervinche
    fino agli uccelli
     
    Dopo chiudi le ombre
    e vivi uno spazio dorato
     
    Non sei
    né prima né dopo
     
    perché sbocci nel grano
    e geli nella neve
     
     
     

  • 02 giugno 2018 alle ore 18:09
    Di facce, di ardesie

    Non gli servono porte
    è un immenso vociare questo corpo
     
    ricorda luoghi, suoni
    moti perpetui. Popoloso
    di facce, di ardesie
    talvolta si allontana dall’incuria dell’uomo
     
    gli dona un sorriso che commuove
    ma in penombra si confonde
    con la lama, dolce, del silenzio.

  • 31 maggio 2018 alle ore 17:18
    L'azalea ha chiuso le ciglia

    L’azalea ha quasi chiuso le ciglia
    Verde la foglia, sorregge 
    un profumo di altri tempi

    Il mio lato clorofilla galleggia 
    sul pantano,
    sfioritura di fango - unica macchia
    se ogni tanto un piccolo becco
    non venisse a specchiarsi, rubando 
    un centimetro di corda 
    a palmi e caviglie

  • 30 maggio 2018 alle ore 14:00
    Al primo cielo

    Fortuna che il viaggio non ha imparato le lingue
    è una cromia mossa dai sensi
    per altre composizioni
     
    slaccio di sabbie, sei già al primo cielo
    dove puoi correre a lungo tra nugoli struggenti
    e anche restare per il mondo di induriti sentieri
     
    col passo di sirena venuta a incantare
    chi ti credeva ninfa certa
    metà chimera metà sbarbina.

  • 28 maggio 2018 alle ore 16:50
    È primavera anche a Milano

    È primavera
    anche a Milano, nessuno mi può
    convincere di coltri artificiali.
    Sogno quest’odore ch’è glicine
    tra stelle elettriche, 
    sogno le scarpe di Garlando
    danzarmi in via dei Fiori Oscuri.
    Sogno, e tocco
    il prato sotto il tavolo
    dell’ I L’ov brunch
    e il tuo sorriso da pancake -dolcissimo
    levita, pieno di charme
    e delle tue anime, tutte. 

  • 27 maggio 2018 alle ore 8:25
    Stavolta un vento

    Stavolta un vento di sutura
    nel macramè di voci
    tenere, spezzate.
    Una finestra arancio e sotto,
    un verde
    che chiudi con le mani.
    Una specie di forbice
    agli scuri per scivolare soli
    dal mondo
    quella pietra che
    rotola, rotola
    e scompare nell’acqua.

  • 21 maggio 2018 alle ore 19:57
    Petit-Onze n.1

    Limpida
    larga notte
    siamo sulle porte
    partenze via dai fossi 
    Alianti

  • 19 maggio 2018 alle ore 0:02
    Petit-Onze n.65

    Spiccano
    gli asfodeli
    come giurando terra
    Due tre grida imprendibili
    Connubio

  • 18 maggio 2018 alle ore 15:42
    Aggrappiamoci a tutto

    Ci vorrebbe una musica
    da morire insieme
    un Sì dopo il Là
    -tra un minutoluce dove sei?
     
    non so il nulla che non sia
    davvero

    ci vorrebbe uno spartito
    da registrarci, fino
    allo sbiadire del segno
     
    ci sarebbe mai
    un’orchestra
    disposta a suonarci?

  • 13 maggio 2018 alle ore 23:45
    Mi prendo cura di te

    Oggi tocca a me
    difendere lo scrigno delle emozioni tue
    dirti solo ‘Va tutto bene’
    per cacciare le spine dalle tue primavere.
    Tocca a me tornare a quel bivio
    dove i fili ci staccano
    rovesciare il vaso del tempo- 
    il tempo che mi hai partorita
    e non espulsa del tutto-
    senza lingua parlarti,
    senza piedi scalciare da dentro 
    per dirti che è come un abbraccio -più caldo-
    e che mi prendo cura di te.

  • 12 maggio 2018 alle ore 20:40
    La polvere del cielo

    Era la stella scelta per bramare
    correre arrivare
     
    gli attimi, innesti
    in diamanti scavati con le mani
    credenti seriali – da non restare soli.
     
    Tutta la distanza
    lentamente rivoltata:
    l’ala è parola per stupire,
    compluvio di orizzonti.
     
    La perdo, bisbiglia, s’annuvola.
    Stende il buio nel passo
    mi lascia a casa con la polvere del cielo
    fissa, a rigare gli occhi
    prima di tornare
    incanto, destinazione.
     

  • 10 maggio 2018 alle ore 14:20
    D'erba vestiti

    -Di feltro la tua mano
    a ricercare il fiore.
    Setoso scorre un brivido
    nel prato dove sono
    e vorrei essere- 

    -Fino all’anima vibri
    mio calice d’erba. 
    Attendimi sboccio, 
    della vena nativa 
    le tue zolle si allietino-

  • 07 maggio 2018 alle ore 20:09
    Acqua sui sassi (acrostico)

    Acqua lenta sui sassi 
    cola in cristalli
    quantità indecifrabile
    unita al soffio dell’aria
    antica fuga 
    senso del poi e
    ubiquità degli istanti
    inarrestabile
    scia 
    ancestrale la tua
    sonorità 
    sottovoce
    in eterno andare

  • 06 maggio 2018 alle ore 0:15
    Il corpo docile al mattino

    Il corpo docile al mattino
    vorrebbe, non sa avversare
    la sua docilità 
    ombra intagliata dai coltelli 
    di una coperta rude, lampada 
    vuota d’anima. La bella nuvola, spezzata.
    S’infila stretto nelle calze, soffoca
    il nudo dentro, adagio 
    temendo il laccio della luce.
    Infila e stringe, voci d’estranei a sé
    da labirinti a bracci violamaro.

    Immagino le vene concave 
    in una cesta a respirare 
    ossigeno nativo: scende
    l’uccello dall’ala azzurra 
    a separare il greve
    -quasi ne muoio di sollievo
    di là dai frangiventi, incontro
    di fuscelli e solchi d’aria.

  • 04 maggio 2018 alle ore 16:32
    Dentro fino al vero

    Folle di pitosfori
    questa notte
    -come in van Gogh
    il denso, il segno insepolto -
    corrono
    fragranze postume di fole
    al non sentire dove
    collassa il vero -solo a guardarlo.
    E infilo gocce di linea franta
    la pioggia a salve mai
    ma agemina di flutti-anelli
    poi è lo scorrere sul lago
    e a dire creste, colmarci. Ché oltre questo
    siamo acqua dispersa nei pozzi.

  • 01 maggio 2018 alle ore 7:17
    Eterno fuggente

    La chiara percezione
    mi assale
    di avere nelle tasche
    l’eterno fuggente, numeri
    di un’infinita serie peggio di ombre molli
    scivolare via per le gambe.
    Comprese le rincorse per l’oggetto amato
    in un tramonto in cardi neri,
    compresi i nomi delle minutaglie
    bottoni erosi a penetrare il petto
    come gli occhi di assenti dietro le stazioni.
    Vorrei risillabare i pappi che allontana il vento
    è quello il rarefarsi
    dei miei bambini-favola.
    Saranno rastrellate ciocche di crisantemi
    e io, madre d’autunno
    soffoco l’ultimo lembo di appartenenza
    in terra -e di un monolito di provenienza ignota
    farò il mio dio scientifico, da pregare a pelle.

  • 28 aprile 2018 alle ore 15:09
    Dimora dei nonni

    Di tanto in tanto tornano, i nonni
    sospesi in un bouquet di antichi 
    sfioramenti. Se ci precedono 
    o vengono a seguirci 
    fanno il rumore di un sorriso
    resuscitato, malgrado il velo 
    che non respira più.
    Lui è di un onesto tacito
    come sempre, dopo che i campi
    li ha addomesticati.
    Nel vano di un armadio 
    di buchi e tarli, tornano. 
    C’è un abito d’organza 
    mi veste di lei - per gioco
    vado negli anni trenta, sono la statua
    del lume a olio, che non si rivela. 
    Parla, eppure. Ripete
    -con i capelli lisciati e lunghi 
    sembri una signorina uscita da un dipinto-.
    Il coraggio non l’ebbe di dire che lo ero, 
    con quella lacrima curiosa 
    evaporata nel conforto.

  • 25 aprile 2018 alle ore 18:38
    Perfino le tue sillabe d'erba

    Trasmuterà, la bianca ruggine 
    ancora anello intorno ai colli di piumette 
    a gradazioni al blu,
    per intuizioni di giumelle 
    giadasmeraldo il fiume sbuca. 
    Perfino le tue sillabe d’erba 
    si allungano invisibili -non smetto di ascoltare
    ebbra al meato sporto a primavera. 
    Ma noi: non siamo
    avidi filamenti nel verde di fanghiglie? 
    Un ansito, il frinire d’acqua 
    sulle acacie, siamo?

  • 24 aprile 2018 alle ore 19:21
    Un tappeto di amaranto

    Non dormo
    di ronda a strali esistenziali
    sobillatrice di torpori 

    del bisogno respinto
    margine di prolassi remoti
    adorno visioni -fugacemente 

    Si desta sollievo, una polvere 
    di riguardosa concupiscenza:
    vite immaginate, dai crampi intatti 
    mai messe al bando
    mai quanto l’urgenza 

    come segno semplice 
    mi troveranno, albina
    sotto un tappeto di amaranto

  • 22 aprile 2018 alle ore 22:51
    Gravida

    Nella vecchiaia della Terra
    è nascosta la mappa dell’esistenza
     
    E’calda accoglienza
    che ci tiene nell’amnio
    sempre più gravido
     
    Panta rei
    tutto nasce e poi tutto va
    ma la madre più fertile
    ha memoria
    in ogni sua zolla
    culla passati e presenti
    invisibili palpiti
    accenni di vite
    padri
    madri
    intere generazioni
    di ossa e pensieri
     
    E tagliano il tempo
    ingegni sguardi passioni
    dettagli senza un nome
     
    la materia risale
    essenza chiama essenza
     
    per loro
    la Terra trema
    e la roccia si spacca

  • 22 aprile 2018 alle ore 22:15
    Sorsi di terra

    Sorsi e sete.
    Ancora sorsi, sete di speranza.
     
    L’odore di terra s’è perso nel fiato
    di attesa. Pulsa ancora.
    Il viaggio non ha odore
    di pane fraterno, non ha odore.
    A bordo non c’è pane da tagliare.
    C’è spazio di ossa e sale rinsecchito.
     
    Pregate, non possono dirvi
    come l’acqua va o se la corsa
    finirà al sole.
    I sassi sono fermi, la terra spinge.
    Remate
    più forte delle braccia.

  • 21 aprile 2018 alle ore 16:19
    Rediviva rosa

    Perché la notte
    arriva come un ebano
    la prima spia che t'allontani
    ombra lunga
    la mano che non piego a me
     
    sfoglio pagine e strade
    dov'è una porta 
    che soffia vento e un poco l'oltre, 
    al guscio
     
    respiro per respiro
    due cotiledoni
    dell'acqua e aria
    e la radice, carne
    di rediviva rosa

  • 20 aprile 2018 alle ore 15:44
    Dal sé soglia

    Scheletro e lenzuolo
    di una bellezza ch'era doglia

    Immaginario 
    gioco della polvere
    che appena svolti l’occhio
    è vela marcia, di venti

  • 19 aprile 2018 alle ore 15:38
    Narrato

    Le note sono 
    tappeto di attimi invisibili
    - dita forse

    le dita rincorrono gli uccelli
    il tubare di altezze riempie la stanza
    si annida indefinito

    quante corde... escono dall’aria
    come la voce di un narrato
    fiume delle luci
    morbido, vacillante

  • 16 aprile 2018 alle ore 15:32
    Briciole incandescenti

    Quanto sia vera
    questa colonna alta
    luce vuota di immagini.

    Quanto non sia, vorremmo, mentre 
    la gola stringe dove si strappa il sogno
    e non fa più primavera 
    vedere i fiori rossi nel bruciare
    da civiltà in preghiera 
    dove si affaccia un astro 

    poi va a svanire dietro fantasmi lievi
    -volano in vesti di bambini-
    e ninnoli che allietavano il sonno
    lasciano a terra briciole 
    incandescenti. Quelle, 
    non spegnetele mai.