username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Rita Stanzione

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Rita Stanzione

  • 22 marzo alle ore 11:17
    Amnios

    Notti venate d’azzurro
    e il sonno del cordone, intorno

    Sfumature di un fiato lungo
    fasciate e tiepide 
    di un ordine rarefatto 
    Io e le verità soggettive 
    nel siero di una pancia allargata 
    che m'aspetta nascere 

    Io e le sveglie sorde
    voltate di spalle, in posizione fetale

  • 21 marzo alle ore 11:23
    Il bianco che irradia il narciso

    Tu dici
    e un treno corre
    disteso e tiepido
    -è una città su un’ala,
    rispondo. Non c’è il limite
    il limite è solo il bianco tranquillo
    in un giorno reale
    il bianco che irradia il narciso
    primavera del diciannove
    sullo stesso muretto.
    Ma le parole non s’asciugano
    fosse anche il sole un rastrello di tufo
    e lo sguardo di suo
    fa il tempo
    di maniere solo adorabili.
     

  • 18 marzo alle ore 19:11
    Cose leggere così fitte

    Essere, volere
    -non volare
    contare, mirare diritto
    Mira e scopo a tempo:
    click: energia cinetica esaurita per crisi
    -sorrisi a mala pena digrignati
     
    Un tempo pari, un tempo dispari
    il dissesto fuori programma
    di un musicante a ore
    col cappello riverso -vuoto di monetine
     
    Mi gira in testa, aria di Bach, sublima
    va a toccare corde non permesse
    come una fuga, una favola scanzonata
    un chiaro ruscello dove non ha bevuto
    il lupo con la sua discordia -l’agnello è libero
     
    Di bollicine la pelle -d’infanzia dolce
    una, l’altra e l’altra e l’una
    mi salgono perle di collana
    al collo un godere veloce
    da non entrare nei pensieri
     
    perché il mondo avvolge
    d’ovatta insonora
    perdo il rumore del passo
    senza trovare,
    continuo a dire dove mi sento
    cose leggere cose
    così fitte

  • 17 marzo alle ore 18:43
    Dove i sogni non sanno

    Deriva
    dove i sogni non sanno
    di non sapere
    La felicità 
    si è assopita
    nelle secche di un girasole
    Il nostro tempo si ritrae
    in una larva 
    con le ali

     

  • 16 marzo alle ore 22:56
    Anfitrite

    modula sponde
    ché d’acque in fuga recide il verso
    terra e grembo
    resa di perdono

  • 13 marzo alle ore 17:27
    Treccia legata stretta

    Chissà questi tuoi cari oggetti
    se hanno piegato polsi di carezze,
    strenui seni di sponda
    dove puoi andare
    attraversarla tutta, l’ossidiana,
    dove restare - alle illusioni
    di marzo, alla mimosa
    che poi si spoglia dell’oro.
    Chissà, se tra gli oggetti
    un silenzio in meno non s’insinui
    come sull’acqua un soffio se si posa
    da ombra chiara in quelle nere.
    Strappi, falci di nubi, chiodi murati
    e la tua treccia legata stretta
    chiusa a chiave
    chi intrica e chi scioglie,   
    appena qualcuno -la limpida mano
    nell’atto radiale, di darsi.

  • 12 marzo alle ore 14:56
    Ancora le meduse

    ancora le meduse poi d’istinto
    chiudo viluppi e mi sottraggo al vento.
    una molecola di sale
    di te una stria di nylon
    lasciata a decantare,
    sussurro della sabbia
    al giglio
    al mare ch'è nel calice.

  • 10 marzo alle ore 9:41
    Orchidee e musica

    abito dove il bianco 
    cristallo di polvere mi solleva
    piuma sulla terra battuta
    senz’altra memoria che il bianco
    alchemico di orchidee e musica
    sordo per mano tua che emana
    il limbo fermo degli oggetti.
    una grazia già di vibrisse
    nello sfiorare eremi eterni.
    fino a rapire il vuoto
    quel prato di altezze e una lamina
    muta attraversa il sempre
    degli occhi. è la luna che
    si abbraccia nella cruna 
    lontana, di adorazione/affezione
    – l’altro limite, altissimo.

  • 08 marzo alle ore 21:55
    Dimora strenua

    Dove vanno i sorrisi
    della parola luce? quando
    più oltre il muschio
    ombre alitate posano
    mazzi di fiori alla memoria.
     
    Ti tiene in vita un nugolo
    di occhi nudi
     
    la coltre di calore
    a cui hai
    dato un nome di stella rossa
    col refuso del fiato
    a perdita costante, a resa.

     

  • 07 marzo alle ore 16:19
    Il mulino stanco

    C’è un piccolo mulino
    sotto il mantello del bosco
    dimenticato
    non batte più il suo tamburo
    sul gorgheggio dell’acqua
    Panta rei
    scorre e corre il ruscello
    lo stesso da sempre
    ma la ruota non fa più la ruota
    e la macina non ha più voce
    nella carezza
    conciliante e pacata
    Il mugnaio vestito
    del buon odore tinto di bianco
    s’è addormentato
    accanto al silenzio del maglio
    e sogna della sua fiaba.
    È la fiaba dei vecchi stanchi
    felici della fragranza
    del pane sfornato
    di mia madre bambina
    che sgranava le spighe
    giocava e saltava sulla bilancia
    tra i sacchi satolli
    e si bagnava nel canaletto
    Mia madre s’è fatta vecchia
    ogni storia ha una fine
    la pietra resiste
    e il mulino di pietra
    è una fiaba fra tante
     

  • 05 marzo alle ore 12:22
    Ventricoli

    Il mio centro imperfetto
    mi fa tremare
    al vizio terribile della sua musica
    danza di gruppo di arterie
    poco originale, trascinante sì
    Vibro tutt’una col suo potere
    mi piego per appagarlo
    mai per piacere
    La bacchetta del direttore si presta
    in virtuosismi sperimentali
    gaio divertimento il suo
    burrascosa paura la mia
    Il suo slancio innocente
    mi lascia indietro
    il ritmo diventa non pertinente
    Pochi secondi allungati
    dura l’estrosa vertigine
    nel ritorno ancora una volta
    mi guardo, sono com’ero

  • 04 marzo alle ore 18:24
    Punto notte

    È un bisbigliare
    puntuale nel baccano
    di voci impermeabili
    -la notte ci soccorre
    ringhiera su città distoniche-
    incavi qui di voli convenuti
    un ordine ci prende
    in castelli di erebie,
    prolungamenti
    sopra lo sgretolarsi del minuto
    a crescere parole e crome
    è un belvedere 
    via dai deserti.
    C’è un ramo d’etere
    in mezzo a schiene d’ombre
    vorremmo la sua forma
    un’autorevole mancanza di dolore.
     

  • 03 marzo alle ore 16:54
    In voce

    Eppure ti attraverso
    lentamente, incessante
    dalle note lontane
    dell’intimo rifugio.
    Sono il carillon pieno di poesia
    con la voce che svetta
    il buio di stanze malinconiche.
     
    Di idee platoniche e scintille
    ci consumiamo
    per impulso del volo
    il sogno nei rami d’eucalipto
    con l’ombra levigata
    del quotidiano
    frusciante come un passo.
     
    Ci dice  -osate,
    andiamo a riempire il mondo
    di pretesti per battiti congiunti
    e volti che si somigliano
    eterni e giovani, in una tenerezza
    di profumi effimeri.
     
     

  • 02 marzo alle ore 9:51
    Centro accerchiato da sussulti

    Il momento si dilata all’infinito
    in calore asperso, fino ad averne freddo.

    Siamo la polvere adagiata sulla terra
    io sono polvere donna e siamo altro, insieme.

    Io sono altro e siamo oltre le parole vuote, tutti
    siamo polvere da non calpestare, fragile
    siamo da soffiare, sussurri in voci.

    Non cerchiamo che voci simili
    voci da vivere con- vivere

    da far rinascere l’altro da noi
    uomo, bambino, vecchio, cane abbandonato.

    Ubiqua generosità, da voler dire donna
    gonna, campana, chioma
    protezione e cento dimensioni

    centro accerchiato da sussulti
    per una strenna di stupori.

    Sentire, dare, amare,
    noi.
     

  • 27 febbraio alle ore 21:29
    Un bianco d'Africa e di polvere

    La cattedrale è polvere nel firmamento
    possiamo solo pensare che finisca
    poi
     
    una campana suona
    specialmente per chi non l'ascolta,
    siamo già via lungo una vita
    lungo i visi che non abbiamo conosciuto
     
    Agavi e corpi nodosi, piante africane:
    hanno un'anima diversa
    le tue dalle mie
    hanno un sale che brucia, un sale forte per riserva
    La calce, anche... da te è più bianca
    lo è sempre stata:
    toglie la vista; toglie la cognizione
    di chi siamo
     
    E spegne il tempo
    quel bianco
    intollerabile e morboso
     
    diventa lento, uguale a sé
    non si lascia prendere dai rintocchi
    Non si ripete
    e ci ha ingoiati
     
    ci ha già fatti sparire

    (poesia edita in "Canti di carta", Fara editore 2017)

  • 26 febbraio alle ore 15:23
    Flottando come si va

    Indietro, ancora sembra un inserto di verde
    (credo) la forza della materia perenne
    che muta sotto la pelle, gioca
    al respiro di una farfalla.
     
    Lo vado a cercare quel sole figlio
    del grembo, almeno una volta
    bisogna morire. Ma lo sguardo
    è perduto nello sguardo di altri
    e non emerge che un occhio   
     
    veemenza d’immaginazione
    umettato splendore
    di schegge gli orizzonti confusi
    -lo spazio mancato varrebbe una danza
    ma solo le foglie hanno appreso
    come si va, come si torna. 

  • 25 febbraio alle ore 23:55
    Come istanti scritti a lungo

    L'eterno ha unito soffi d'anima 
    ha legato i corpi al vento 
    ha provato a dimenticare 
    la gravità dell'essere 

    Non conosco altra mano 
    che possa plasmare quest'istante 
    farne plagio e natura morta 
    che continua a fiorire 
    sulla tela della poesia

  • 24 febbraio alle ore 10:15
    Niente di più profondo

    Quanto agli occhi
    mi hanno ricordato gli sciami spersi
    sotto le code delle Pleiadi.
    C’erano anche gigli, a testimoniare
    quanto permanenti sono
    i profumi del bianco.
    Perché di petali se ne aprono
    uno nell’altro -ardendo di sole.
     
    Anche rinascendo
    non abbiamo niente di più profondo
    che queste frecce

    che trapassano il tempo,
    tranciano le assenze.
    Ci sanno scrutare dentro.
     
    Deflagrazioni d’intensità…
    sto appuntando gli attimi
    di lineamenti che sfociano in altri,
    perdute ore di pupille
    nell’amarsi a vista
    e continuare
    senza più luce.

  • 23 febbraio alle ore 19:37
    Amore mai è inverno

    È un rotolarsi cielo e terra
    la stagione corrente e noi vivi 

    l’affidarci alle chiome 
    solo apici che tornano apici
    accesi nel glicine, grappoli  
    di attimi al mondo.
    Dissolutezza di noti profumi
    se fai che l’inverno sia maggio
    piano o improvviso, sempre
    mi  riempi del ritmo segreto.
    Brezza epidermica
    mia prima
    passi le dita, mi indaghi
    in seno d’ambra -ti posi
    a sbozzare altri fiori.
     

  • 21 febbraio alle ore 22:52
    Metà poesia

    Se trovi metà poesia
    su una panchina
    sulla scala del metrò
    in una botola
    sotto le suole
    in una sala d’attesa
    al mercato delle pulci
    all’aeroporto
    in una nuvola
    in un crepaccio
    nel letto di un fiume
    sotto la neve
    in un campo di ortiche,
    prendila
    portala a girare
    non prima di aver lasciato un verso
    e una freccia sussurrata
    di “continua tu”

  • 20 febbraio alle ore 20:25
    Bevendo rose asperse

    È quell’abbandonarsi
    umano alla natura
    a far dei sensi intarsi
    di sottigliezze fotografiche
     
    Così il tocco alla rosa
    derma e velluto
    a trattenere il sale della notte
    Così la spina è disarmata
    del vezzoso raggiro
     
    E petali le labbra, a respirare
    il miele dei pistilli
    acre dolcezza
    da cambiar sesso e colore
    alle mosche accanite
    al filo di scirocco
     

  • 19 febbraio alle ore 13:42
    Lunghi rami

    Dove non si avvertono che ricami di braci
    nell’ultimo bacio, l’attenuato fragore
    ora: le porte sono respiro lento,
    immagino frusciare il mantello
    delle case spente, e muovo l’alba
    della prossima gioia
    dai lunghi rami e bouquet che mi regali
     
    e amo l’odore steso sulle dita
    amo il petalo che gira e gira
    finisce vivo sul cuore
     
     

  • 18 febbraio alle ore 16:02
    Fumo d'ira (haiku)

    si annera l’iride-
    dal calumet dell’ira
    il sole è perso

  • 17 febbraio alle ore 14:52
    Di foreste

    Mattino pomeriggio e sera
    notte mattino e pomeriggio
    sera notte e mattino
    -cicli e geografie
    posture, intrecci
    piume e coltelli.
    I vetri che lasciano passare.
    Sottrai l’aria e cammini
    (cammini qui)
    salita lunare dal peso dolcissimo
    qui è la costa messa a guardia
    pietra di tripudi
    qui è ossigeno e sabbia
    il sudore della nuvola che arde.
    Mattino pomeriggio e sera
    -il dì e la notte
    questo amore di foreste
    che si agita con o senza foglie.  
     

  • 14 febbraio alle ore 20:05
    Distanza azzurra

    Il tempo adescato dalle nebbie
    il tempo diradato
    la dispersione delle dita
    la distanza azzurra
    Lampade intermittenti
    di attese e di paure
    Graffi sulle notti
    per lo sguardo poeta
    che dal sonno racconta
    di chissà quali eroi,
    di soffici fantasmi che passeggiano
    su treni di ritorno
    con primavere ai finestrini
    e timbri d'amore sui biglietti