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Poesie di Rita Stanzione

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  • 03 luglio 2018 alle ore 23:36
    Raccogli

    Raccogli quei capelli, l’acqua continua 
    a defluire, la voce generosa 
    che reclama: traspare.
    Sfuocato taglio dove si genera
    la felicità, il tempo è poco 
    e l’occhio va al disordine prima di partire
    ti dici è presto col mare in cuore 
    e poi sistemi un libro, calze che gli piacciono 
    strappi alla rosa un petalo
    il bacio di ricambio -credi? 
    non sarà un tombino che l’accoglie
    sotto una suola 
    profumo di disperso per lontana cura 
    sospiro, dedizione?

  • 02 luglio 2018 alle ore 23:16
    La baia delle balene

    Avanza nella baia ad origliare il nulla 
    il suo cuore d’alga, s’incupisce 
    di quanto inverno copre le acque vuote.
    Era uno di loro, la mano di lama 
    violenta tra code arenate 
    pietre dopo che il guizzo, 
    ultimo, donava il suo rosso 
    al sonno imbelle e sinistro.
    Lo annienta il mare
    la squama enorme impacciata 
    che rimescola, silenzia, torna sul fondo. 
    Un’onda d’oceano 
    accorre e non dà sollievo
    ricacciata in bocche di sabbia.
    Lui la segue, con il lamento di tutti i lamenti 
    di madri, figli e vecchie balene 
    pronte a morire dove si piega, in pace 
    la musica del mare.

  • 25 giugno 2018 alle ore 12:05
    Mezzaluna

    La mezzaluna,
    il tuo corpo
    scende in me
    -anticipo di sogno

  • 24 giugno 2018 alle ore 19:48
    Miniature

    Il sapore di ribes alle labbra
    -sono le tue o le mie?-
    e il groviglio del sole
    m’imprigiona gli occhi

    salpo alla finestra sulle punte…
    non si sveglia la stanza, se posso

    Sembra una foresta la scia di rondini 
    passa il grido e fa a strisce il cielo

    sembrano convolare a nozze
    quei due ciliegi, fatti l’un per l’altro

    poi lo sbadiglio mi dice che è un errore:
    sono solo voli e fiori magnifici
    voli liberi al mattino
    solo fiori magnifici
    solo magnifici
    solo fiori
    solo

  • 21 giugno 2018 alle ore 16:09
    Concettuale n.1

    Sera di vita propria
    isola silenziosa
     
    sorprende il canto
    di un merlo veloce
     
    un fiore sta morendo
    è la sorte dell’erba
     
    va tutto liscio
    l’ombra di pace assorbe
     
    Ho idea di un libeccio
    che arriverà dal nord
     
    forse è tardi
    per sentirsi normali

  • 12 giugno 2018 alle ore 17:12
    C'era la quercia, c'è ancora

    C’era la quercia
    di ogni mattina
    il rifugio immortale
     
    l’altalena di  corda, sul dirupo
    “tu fatti portare, tanto non moriamo”
    e intanto ci gridiamo
    il segreto del giorno
    i sogni freschi
    il mondo che saremo
     
    Sembrerebbe un’adolescenza
    quest’amicizia a forma d’amore
    non diciamo a nessuno
    ch’è nato un bacio sulla bocca
    un tentativo per raccontarsi
    cosa si prova ad essere più dentro
    Ci siamo attraversati
     
    anche senza labbra, senza voce
    e senza  la purezza di un peccato
     
    Un luogo insieme, nido di sincerità
    fu quel calore a farci crescere
    raggi di pace in direzioni del caso
     
    Il meglio, l’illuminante
    l’ho cercato poi -nella solitudine
    Ci sono quasi…
    ogni tanto, raggiungimi

  • 10 giugno 2018 alle ore 15:23
    Con l'acqua alle caviglie

    Rivoglio il mare
    con l’acqua alle caviglie correre
    dove si sfrangia il giorno
    perossido d’arancio e blu
    quel mareamore che mai si assesta
    e già mi spazia
    in un discorso di fondali
    un “vieni” di apertura
    il trascinar di foci
    che pare dire
    “rigurgito di bocche d’onda
    l’incanto eroso al tempo
    sarà ancora tuo,
    restituito”.

  • 08 giugno 2018 alle ore 22:49
    Giugno (due haiku in acrostico)

    gazanie in macchie-
    iride color vento
    un frinir d’ali
     
    ginko in fulgore-
    non si abbiglia di petali
    ornello antico

  • 07 giugno 2018 alle ore 19:07
    Germinare

    Solo perché germini il germinare
    da pietre in fumo ingrasso un gelsomino
    di quell’odore in ciocche 
    di quelle stringhe in luce da disperdere 
    ogni mia ombra dappertutto
    e forma esterna e paratie dei fuochi.
     

     

  • 05 giugno 2018 alle ore 15:03
    Lei

    Porta sempre con sé
    come l’ombra sul pavimento
    segni d’adolescenza,
    il gusto di mandorle crude
    di un primo bacio che sembrò nel vuoto,
    postumi di cosa non sognò
    e un principio di lacrima nel caffè
    evaporata a gioia

    Non è possibile e lo è:
    quella finestra poggiata al nulla 
    non si può chiudere
    siccome muri intorno non ne ha
    né cardini né scuri 
    e sbatte ugualmente 
    vento o non vento

    tante volte pensa ad una soglia
    tra il finito e l’ancóra,
    e che il coagulo anima- corpo 
    aria nell’aria
    sia lì per sciogliersi
    finalmente

  • 03 giugno 2018 alle ore 9:48
    Sbocci nel grano

    Dormi
    sotto le falde della tua notte
    dormi come il buio
    come se i riflessi
    fossero di altri specchi
     
    Dormi come fossi un ricordo
    una scia drappeggiata
    un lungo sogno
    sotto le piume
     
    Dormi l'immobilità
    finché qualcuno veglia su te
    senza toccarti il pensiero
     
    Dormi
    fino ai bronzei calici
    del mattino
    fino alle pervinche
    fino agli uccelli
     
    Dopo chiudi le ombre
    e vivi uno spazio dorato
     
    Non sei
    né prima né dopo
     
    perché sbocci nel grano
    e geli nella neve
     
     
     

  • 02 giugno 2018 alle ore 18:09
    Di facce, di ardesie

    Non gli servono porte
    è un immenso vociare questo corpo
     
    ricorda luoghi, suoni
    moti perpetui. Popoloso
    di facce, di ardesie
    talvolta si allontana dall’incuria dell’uomo
     
    gli dona un sorriso che commuove
    ma in penombra si confonde
    con la lama, dolce, del silenzio.

  • 31 maggio 2018 alle ore 17:18
    L'azalea ha chiuso le ciglia

    L’azalea ha quasi chiuso le ciglia
    Verde la foglia, sorregge 
    un profumo di altri tempi

    Il mio lato clorofilla galleggia 
    sul pantano,
    sfioritura di fango - unica macchia
    se ogni tanto un piccolo becco
    non venisse a specchiarsi, rubando 
    un centimetro di corda 
    a palmi e caviglie

  • 30 maggio 2018 alle ore 14:00
    Al primo cielo

    Fortuna che il viaggio non ha imparato le lingue
    è una cromia mossa dai sensi
    per altre composizioni
     
    slaccio di sabbie, sei già al primo cielo
    dove puoi correre a lungo tra nugoli struggenti
    e anche restare per il mondo di induriti sentieri
     
    col passo di sirena venuta a incantare
    chi ti credeva ninfa certa
    metà chimera metà sbarbina.

  • 28 maggio 2018 alle ore 16:50
    È primavera anche a Milano

    È primavera
    anche a Milano, nessuno mi può
    convincere di coltri artificiali.
    Sogno quest’odore ch’è glicine
    tra stelle elettriche, 
    sogno le scarpe di Garlando
    danzarmi in via dei Fiori Oscuri.
    Sogno, e tocco
    il prato sotto il tavolo
    dell’ I L’ov brunch
    e il tuo sorriso da pancake -dolcissimo
    levita, pieno di charme
    e delle tue anime, tutte. 

  • 27 maggio 2018 alle ore 8:25
    Stavolta un vento

    Stavolta un vento di sutura
    nel macramè di voci
    tenere, spezzate.
    Una finestra arancio e sotto,
    un verde
    che chiudi con le mani.
    Una specie di forbice
    agli scuri per scivolare soli
    dal mondo
    quella pietra che
    rotola, rotola
    e scompare nell’acqua.

  • 21 maggio 2018 alle ore 19:57
    Petit-Onze n.1

    Limpida
    larga notte
    siamo sulle porte
    partenze via dai fossi 
    Alianti

  • 19 maggio 2018 alle ore 0:02
    Petit-Onze n.65

    Spiccano
    gli asfodeli
    come giurando terra
    Due tre grida imprendibili
    Connubio

  • 18 maggio 2018 alle ore 15:42
    Aggrappiamoci a tutto

    Ci vorrebbe una musica
    da morire insieme
    un Sì dopo il Là
    -tra un minutoluce dove sei?
     
    non so il nulla che non sia
    davvero

    ci vorrebbe uno spartito
    da registrarci, fino
    allo sbiadire del segno
     
    ci sarebbe mai
    un’orchestra
    disposta a suonarci?

  • 13 maggio 2018 alle ore 23:45
    Mi prendo cura di te

    Oggi tocca a me
    difendere lo scrigno delle emozioni tue
    dirti solo ‘Va tutto bene’
    per cacciare le spine dalle tue primavere.
    Tocca a me tornare a quel bivio
    dove i fili ci staccano
    rovesciare il vaso del tempo- 
    il tempo che mi hai partorita
    e non espulsa del tutto-
    senza lingua parlarti,
    senza piedi scalciare da dentro 
    per dirti che è come un abbraccio -più caldo-
    e che mi prendo cura di te.

  • 12 maggio 2018 alle ore 20:40
    La polvere del cielo

    Era la stella scelta per bramare
    correre arrivare
     
    gli attimi, innesti
    in diamanti scavati con le mani
    credenti seriali – da non restare soli.
     
    Tutta la distanza
    lentamente rivoltata:
    l’ala è parola per stupire,
    compluvio di orizzonti.
     
    La perdo, bisbiglia, s’annuvola.
    Stende il buio nel passo
    mi lascia a casa con la polvere del cielo
    fissa, a rigare gli occhi
    prima di tornare
    incanto, destinazione.
     

  • 10 maggio 2018 alle ore 14:20
    D'erba vestiti

    -Di feltro la tua mano
    a ricercare il fiore.
    Setoso scorre un brivido
    nel prato dove sono
    e vorrei essere- 

    -Fino all’anima vibri
    mio calice d’erba. 
    Attendimi sboccio, 
    della vena nativa 
    le tue zolle si allietino-

  • 07 maggio 2018 alle ore 20:09
    Acqua sui sassi (acrostico)

    Acqua lenta sui sassi 
    cola in cristalli
    quantità indecifrabile
    unita al soffio dell’aria
    antica fuga 
    senso del poi e
    ubiquità degli istanti
    inarrestabile
    scia 
    ancestrale la tua
    sonorità 
    sottovoce
    in eterno andare

  • 06 maggio 2018 alle ore 0:15
    Il corpo docile al mattino

    Il corpo docile al mattino
    vorrebbe, non sa avversare
    la sua docilità 
    ombra intagliata dai coltelli 
    di una coperta rude, lampada 
    vuota d’anima. La bella nuvola, spezzata.
    S’infila stretto nelle calze, soffoca
    il nudo dentro, adagio 
    temendo il laccio della luce.
    Infila e stringe, voci d’estranei a sé
    da labirinti a bracci violamaro.

    Immagino le vene concave 
    in una cesta a respirare 
    ossigeno nativo: scende
    l’uccello dall’ala azzurra 
    a separare il greve
    -quasi ne muoio di sollievo
    di là dai frangiventi, incontro
    di fuscelli e solchi d’aria.

  • 04 maggio 2018 alle ore 16:32
    Dentro fino al vero

    Folle di pitosfori
    questa notte
    -come in van Gogh
    il denso, il segno insepolto -
    corrono
    fragranze postume di fole
    al non sentire dove
    collassa il vero -solo a guardarlo.
    E infilo gocce di linea franta
    la pioggia a salve mai
    ma agemina di flutti-anelli
    poi è lo scorrere sul lago
    e a dire creste, colmarci. Ché oltre questo
    siamo acqua dispersa nei pozzi.